Dopo i quarant’anni non è solo questione di occhiali – Intervista ad Alessandro Garau


Oggi parliamo di vista, ma non soltanto di occhiali. Parliamo di stanchezza, schermi, concentrazione, mal di testa, lavoro quotidiano e di quella frase che molti ripetono quasi per abitudine: “Io ci vedo bene”.

A guidarci in questo tema è Alessandro Garau, optometrista e coach, con una lunga esperienza tra Modena e la Sardegna. Garau ha appena pubblicato il libro “Vedere Bene per Vivere al Meglio col metodo VISIVA™”, un volume in cui invita a considerare la visione non come un semplice problema di gradazione, ma come una funzione strettamente collegata al benessere, all’energia mentale, alla postura e alla qualità della vita.

Il libro parte da una provocazione molto concreta: spesso siamo convinti di vedere bene perché, in qualche modo, riusciamo ancora a cavarcela. Ma il sistema visivo può essere sotto sforzo senza che ce ne rendiamo conto. Occhi che bruciano, difficoltà davanti agli schermi, calo della concentrazione, lettura più faticosa, mal di testa a fine giornata: segnali che molti attribuiscono allo stress, all’età o alla stanchezza, ma che possono avere anche una componente visiva.

Ne abbiamo parlato con lui, cercando di metterci nei panni di tante persone, soprattutto dopo i quarant’anni, che iniziano ad avvertire qualche cambiamento ma preferiscono minimizzare, rimandare o dire semplicemente: “Sono solo stanco”.

A quarant’anni molti iniziano ad allontanare il telefono, aumentare la luminosità dello schermo o strizzare gli occhi, però continuano a dire: “Io ci vedo bene”. Qual è il primo segnale che stiamo facendo finta di niente?

«Il primo segnale è proprio quello: cominciare a normalizzare piccoli gesti che, in realtà, indicano un disagio. Allontanare il telefono, ingrandire al massimo i caratteri, aumentare la luminosità, strizzare gli occhi, avere fastidio con i fari delle auto o sentire bruciore agli occhi sono tutti segnali che qualcosa sta cambiando.

Il problema è che ci abituiamo. Facciamo piccoli adattamenti quotidiani e li consideriamo normali. Invece sono micro-cambiamenti che ci permettono di “tirare avanti”, ma non risolvono il problema. Dopo i 35-40 anni c’è spesso un passaggio importante: ammettere che il sistema visivo ha bisogno di un supporto.

Negli ultimi anni, inoltre, l’uso continuo di smartphone e monitor ha aumentato molto questi disturbi. Anche chi ha sempre compensato bene piccoli difetti visivi può iniziare a fare più fatica. A volte ci sono micro-difetti, come una lieve miopia o altri squilibri, che per anni il sistema visivo riesce a compensare. Poi, con il tempo e con le abitudini quotidiane, questa compensazione diventa più difficile».

Mal di testa, occhi pesanti, difficoltà a concentrarsi e stanchezza a fine giornata vengono spesso attribuiti allo stress. Quando, invece, dovremmo pensare che possa entrarci anche la vista?

«La vista è il nostro modo principale di raccogliere informazioni dal mondo esterno. Quando guardiamo, non stanno lavorando solo gli occhi: entra in gioco tutto il sistema visivo, ma anche l’attenzione, la concentrazione, le funzioni esecutive del cervello, la capacità di orientarci e di reagire agli stimoli.

Per questo, quando il sistema visivo è sotto sforzo, la conseguenza può essere una stanchezza generale. Mal di testa, occhi pesanti, difficoltà a mantenere la concentrazione, tensione cervicale o affaticamento a fine giornata non vanno liquidati automaticamente come semplice stress.

Attribuire tutto allo stress è comodo, perché ci permette di dare un’etichetta generica al problema. Ma non sempre è sufficiente. A volte la vista c’entra eccome. Non significa che ogni mal di testa dipenda dagli occhi, ma significa che la componente visiva va considerata, soprattutto quando i sintomi compaiono dopo molte ore davanti a schermi, lettura, guida o lavoro da vicino».

Passiamo ore tra computer, cellulare, messaggi, mail e notifiche. Che cosa succede agli occhi quando li costringiamo a lavorare sempre da vicino e sempre sotto stimolo?

«Succede una cosa semplice: il sistema visivo si specializza troppo in una sola funzione e perde capacità di adattamento. Gli occhi sono fatti per cambiare continuamente distanza, mettere a fuoco vicino e lontano, orientarsi nello spazio, seguire movimenti, reagire alla luce.

Oggi invece li costringiamo per ore a lavorare alla stessa distanza, davanti a schermi con luminosità simile e stimoli continui. Questo genera un affaticamento molto specifico. Non è solo “stanchezza”: è un sovraccarico del sistema visivo.

Lo vediamo anche nei giovani, non soltanto nelle persone presbiti. Dopo molto tempo sul telefono, quando si alza lo sguardo, può esserci un ritardo nella messa a fuoco da vicino a lontano. Il cristallino e tutto il sistema di accomodazione restano come “bloccati” su una distanza. Sono micromovimenti e micro-adattamenti che, se ripetuti ogni giorno, possono diventare automatici.

Questo può incidere anche sulla postura e sul modo in cui stiamo in piedi o seduti. Il sistema visivo è collegato al cervello, alla muscolatura, all’equilibrio e alla concentrazione. Tutto è connesso. L’evoluzione del nostro sistema visivo è avvenuta in tempi lunghissimi, mentre il cambiamento delle nostre abitudini — smartphone, monitor, lettura continua da vicino — è stato rapidissimo».

C’è chi compra occhiali da lettura al supermercato, aumenta lo zoom del telefono o rimanda una visita per mesi. Sono piccoli adattamenti innocui o rischiano di mascherare un problema?

«Rischiano di mascherarlo. Il fai da te sugli occhi è molto diffuso, ma dovremmo chiederci: perché per gli occhi lo facciamo e per il cuore o per i denti no? È un fatto culturale.

Gli occhiali premontati possono sembrare una soluzione comoda, ma non sono pensati su misura per quella persona, per quei due occhi, per quella postura, per quel modo di leggere e lavorare. Alcuni arrivano perfino a usarli per guidare, cosa che non va fatta. Il problema è che si gestisce il sintomo senza capire la causa.

Aumentare lo zoom, ingrandire le lettere o rimandare la visita può dare l’illusione di risolvere, ma spesso significa solo procrastinare. La lente non corretta per il proprio sistema visivo può generare adattamenti sbagliati. Se i due occhi non hanno esattamente lo stesso bisogno, un occhiale standard può aiutare un occhio e penalizzare l’altro, creando squilibrio.

Inoltre molti occhiali economici non hanno trattamenti adeguati, come l’antiriflesso, e possono amplificare il fastidio alla luce invece di ridurlo. La correzione visiva non è solo “mettere una lente”: è capire come lavora il sistema visivo nel suo insieme».

Se una persona si riconosce in questi segnali ma continua a dirsi “non è niente, sono solo stanco”, qual è il primo passo concreto che dovrebbe fare?

«Il primo passo è smettere di gestire il problema da soli. Serve una valutazione. Non necessariamente bisogna partire pensando a qualcosa di grave: spesso basta un controllo della funzionalità visiva, un test accurato, un confronto con un professionista.

Bisogna capire se gli occhi stanno lavorando bene insieme, se la messa a fuoco è efficiente, se c’è un affaticamento, se la correzione è adeguata, se ci sono abitudini quotidiane da modificare. Il punto è non aspettare che il disagio diventi invalidante.

Nel libro parlo anche di approccio mentale, perché vedere bene non significa soltanto raggiungere dieci decimi. Due persone possono avere la stessa correzione e la stessa acuità visiva, ma percepire il mondo in modo diverso, con livelli di comfort diversi. Le emozioni, la stanchezza, la postura, il modo in cui viviamo una giornata incidono sulla percezione visiva.

Pensiamo anche alle espressioni comuni: “non ci vedo più dalla rabbia”. Non sono solo modi di dire. Quando viviamo emozioni intense, il nostro modo di percepire cambia. Dopo un lutto, un periodo difficile o un forte stress, alcune persone riferiscono di vedere peggio. L’occhiale può essere una parte della soluzione, ma non sempre è tutta la soluzione.

Il metodo VISIVA™ nasce proprio da questo: mettere insieme visione, consapevolezza, abitudini e benessere. L’obiettivo non è solo vedere le lettere più nitide, ma vivere meglio attraverso un sistema visivo più efficiente e più rispettato».

 

Ecco il link alla pagina del sito dedicata al Metodo VISIVA™:

https://www.gtotticaeoptometria.com/metodo-visiva-tm

Da qui è possibile approfondire il progetto e trovare anche le indicazioni per leggere il libro Alessandro Garau gratuitamente.

 

The post Dopo i quarant’anni non è solo questione di occhiali – Intervista ad Alessandro Garau appeared first on SulPanaro | News.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Redazione Sul Panaro

Source link

Di