Roma, 31 luglio 2026 – Dal 31 luglio gli Stati membri dell’Unione europea devono applicare le nuove tutele previste dalla direttiva sul diritto alla riparazione, adottata nel 2024 per rendere più semplice e conveniente aggiustare i beni difettosi invece di sostituirli. Le norme rafforzano i diritti dei consumatori, introducono nuovi obblighi per i produttori e puntano a prolungare la vita dei prodotti, riducendo rifiuti e consumo di risorse.
“L’Europa non deve diventare un continente che butta via la tecnologia. Il futuro è intelligente, riparabile e circolare. Facilitando la riparazione, sosteniamo l’innovazione, rafforziamo l’industria europea e riduciamo la nostra dipendenza dalle materie prime importate”, ha affermato in un comunicato stampa la vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen.
Secondo quanto affermato dal commissario per la Democrazia, la giustizia, lo stato di diritto e la tutela dei consumatori, Michael McGrath, “scegliere di riparare un prodotto anziché sostituirlo significa scegliere l’accessibilità economica, l’economia circolare e la competitività”. Secondo il commissario UE, la Direttiva sul diritto alla riparazione “soddisfa tutti e tre questi requisiti”.
McGrath ha poi osservato che la piena applicazione della direttiva in tutta l’UE “farà una reale differenza per i consumatori, l’ambiente e le piccole imprese, aiutandoci al contempo a realizzare la nostra ambizione di un’economia europea pulita e competitiva”.
Cosa prevede la direttiva per i produttori
Secondo quanto annunciato dalla Commissione europea, i produttori dovranno offrire la riparazione dei beni coperti dalla normativa entro un periodo ragionevole e a un prezzo che non scoraggi il consumatore. Tra i prodotti interessati figurano lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, aspirapolvere, televisori, smartphone e tablet. Gli obblighi potranno valere anche dopo la scadenza della garanzia legale, purché il prodotto sia tecnicamente riparabile e rientri nelle categorie disciplinate dalle norme europee sull’ecodesign.
La direttiva vieta inoltre ai fabbricanti di ostacolare ingiustificatamente gli interventi attraverso clausole contrattuali, blocchi software o limitazioni hardware. I produttori dovranno rendere disponibili ricambi e strumenti per periodi che, a seconda della categoria di prodotto, possono arrivare fino a dieci anni dalla cessazione della commercializzazione del modello.
Una delle novità più rilevanti riguarda la garanzia legale. Quando, in presenza di un difetto, il consumatore sceglie la riparazione al posto della sostituzione, il periodo di tutela viene prolungato di almeno dodici mesi. Rimane comunque la possibilità di scegliere tra le due soluzioni durante il periodo di responsabilità del venditore.
La riparazione richiesta direttamente al produttore dopo la scadenza della garanzia non sarà necessariamente gratuita. Potranno essere addebitati i costi del lavoro e dei materiali, ma il prezzo dovrà essere ragionevole e non dovrà rendere, di fatto, più conveniente acquistare un nuovo prodotto.
Le associazioni: diritto ancora non universale
La rete tedesca dei centri di tutela dei consumatori, Verbraucherzentrale, ha sottolineato che il nuovo diritto costituisce una tutela aggiuntiva rispetto alla garanzia legale, ma riguarda ancora soltanto determinate categorie di beni. Per Verbraucherzentrale il nuovo diritto diretto nei confronti del produttore potrà “far risparmiare denaro e proteggere l’ambiente”. L’associazione precisa però che non si tratta di un diritto alla riparazione gratuita e invita i consumatori, quando il prodotto è ancora coperto dalla garanzia legale, a rivolgersi anzitutto al venditore.
La coalizione Right to Repair Europe, che riunisce associazioni ambientaliste, riparatori e imprese del settore, ha definito la direttiva una delle principali conquiste ottenute dalla campagna europea per la riparazione. “La direttiva sul diritto alla riparazione è stata una grande vittoria per la nostra campagna.”
L’organizzazione avverte tuttavia che la scadenza del 31 luglio non coincide ancora con un diritto uniforme ed effettivo in tutti i Paesi: la portata concreta delle tutele dipenderà dal modo in cui la direttiva è stata recepita e verrà applicata a livello nazionale.
Restano inoltre aperti alcuni problemi. L’obbligo di riparazione si applica soltanto ai prodotti già coperti da specifici requisiti europei di riparabilità. Ne restano quindi esclusi molti beni di uso quotidiano, come piccoli elettrodomestici, cuffie, tostapane e macchine da caffè. Anche il concetto di prezzo ragionevole, osservano le associazioni, dovrà essere verificato nella pratica, soprattutto in relazione al costo dei ricambi e alla possibilità per i riparatori indipendenti di accedervi.
Nuovi obblighi anche per le imprese
Le norme comportano cambiamenti significativi anche per produttori, commercianti e importatori. Secondo un’analisi pubblicata il 30 luglio dallo studio Pinsent Masons il 30 luglio, le aziende dovranno adeguare le proprie reti di assistenza, assicurarsi fonti stabili di pezzi di ricambio e concludere accordi con i riparatori per rispettare i tempi stabiliti dalla legge.
Citata nello studio, l’esperta Johanna Weißbach ha osservato che la direttiva mira a incoraggiare i consumatori a utilizzare i prodotti più a lungo, riducendo “lo smaltimento prematuro di beni ancora utilizzabili”. Per le imprese, ha aggiunto, sarà utile garantire con anticipo la disponibilità dei ricambi e organizzare adeguati rapporti contrattuali con riparatori e fornitori.
Gli obblighi riguarderanno anche le aziende con sede fuori dall’Unione. In assenza di un produttore stabilito nell’UE, la responsabilità di offrire il servizio di riparazione potrà ricadere sull’importatore, sul rappresentante autorizzato o, in determinati casi, sul distributore europeo.
La direttiva prevede infine la creazione di una piattaforma online europea attraverso la quale i consumatori potranno individuare riparatori, venditori di prodotti ricondizionati e iniziative locali come i “repair café”. Sarà inoltre introdotto un modulo europeo standardizzato con informazioni sul tipo di intervento, sui tempi e sui costi, per rendere più facile confrontare le offerte.
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