«Che cos’è, per te, la politica?». È la domanda che Il Bobo (l’associazione nata per ricordare Roberto Maroni) ha posto alla nuova generazione di politici varesini. Le prime due puntate, pubblicate sul sito dell’associazione, raccolgono le risposte dei giovani della Lega e del Pd. Due pagine ricche di idee provenienti da schieramenti diversi, ma che spesso svelano esigenze simili: dal bisogno di trovare luoghi in cui riconoscersi alla necessità di scoprire se stessi attraverso l’impegno politico.
VareseNews ha intervistato Marco Pinti, socio fondatore dell’associazione Il Bobo e militante storico del Carroccio, per conoscere le sue opinioni sulle testimonianze raccolte finora e capire meglio che cosa rappresenti oggi la politica per i giovani che la vivono.
Marco Pinti
Il Bobo è un’associazione nata per tutelare la memoria e l’eredità di Roberto Maroni. Qual è il motivo che vi ha spinto a non fermarvi al passato, ma a voltarvi verso il futuro ascoltando le opinioni dei più giovani?
La memoria è sempre al presente, altrimenti è nostalgia. La lingua italiana aiuta: a differenza dell’inglese dove per indicare l’età si usa il verbo “essere” – “I am 41 years old” – noi “abbiamo” i nostri anni. Come dire che non importa se sono 50,70 o 100. Tra quelli, possediamo ancora i nostri 18, i 20. Confrontarsi chi li ha appena compiuti diventa un modo per ritrovare una parte di noi stessi. Anche per questo Bobo diceva sempre: “Largo ai giovani!”
Ogni elezione conferma il trend verso il basso per quanto riguarda l’affluenza alle urne. Pensate che il disinteresse verso la politica sia in aumento anche tra i giovani? Oppure nelle testimonianze raccolte avete incontrato qualche sorpresa?
Impegnarsi in politica oggi vuol dire nuotare in acque avvelenate. Un’ideologia subdola propone anestesie camuffate da saggezza – “Lasciare andare”, “Stare nel flusso”, “Resilienza”. Questo rende tutto apparentemente più difficile, ma per paradosso anche molto, molto più semplice. Nel dubbio: andare controvento. Quindi “Trattenere”, “Costruire”, “Interferire”.
Non aggettivi, ma verbi: possibilmente coniugati all’infinito, perché la politica è fuori dal tempo. Un giovane che oggi siede in un consiglio d’istituto o nell’assemblea della parrocchia si trova davanti agli stessi problemi di un ateniese ai tempi di Pericle. Difficile spiegarlo agli amici, ti prendono per matto… proprio come venti, trenta, tremila anni fa.
Quale pensate che sia la differenza più grande nel modo in cui le giovani generazioni si approcciano alla politica rispetto al passato?
La nostra rubrica sulle pagine de ilbobo.org non ha la pretesa di un’analisi sociologica, ma qualcosa si intuisce già dalle prime due puntate che hanno coinvolto i giovani della Lega e i giovani del PD. In primis la necessità del radicamento, diversa nei toni ma convergente nella ricerca di un luogo – sia ideale che concreto – in cui riconoscersi. Da qui viene una certa idea di rispetto che, a Varese più che altrove, permette alle persone di scannarsi politicamente un minuto prima e andarsi a bere una birra insieme il minuto dopo. La stessa passione che divide sui contenuti, nei giovani diventa anche un legame di entusiasmi che si specchiano l’uno nell’altro.
Ci sono delle tematiche ricorrenti o che vi hanno particolarmente colpito tra le testimonianze che avete incontrato?
Alla domanda “Chi?” ci saremmo aspettati un cognome tra quelli del menù della politica, a chiedere il “Come?”, forse avrebbero reagito con un gesto, forse proprio quello dell’ombrello. Ma quando si apre l’orizzonte del “Cosa?”, il passo successivo è osare il proprio “Perché”. Per ciascuno è diverso, ma la politica è proprio il tentativo di trovare quello scopo che li comprenda tutti. La dimensione personale è diventata centrale. Attraversare esperienze, metterci la faccia, schierarsi, parteggiare: la ricerca del “senso politico” è diventata prima di tutto una ricerca di sé.
C’è stato invece qualche aspetto, idea o convinzione che vi sareste aspettati di leggere, ma che invece non è emerso?
Nessuno ha evocato un nemico per definirsi. A prima vista sembra un’anomalia, ma soltanto finché non si riconosce che l’impegno politico, quando è disciplina, costanza, dedizione al proprio entusiasmo, è “un atto d’amore” come hanno scritto Emily e Ginevra. Due ragazze, della stessa età, rispettivamente del PD e della Lega, che hanno mandato in tilt l’algoritmo.
Quali sono i prossimi passi per la rubrica “Che cos’è, per te, la politica?”? Avete già in mente delle iniziative per il futuro che riguarderanno nello specifico i giovani?
Si tratta dell’unica domanda che non ha una risposta nel dizionario. Alla voce “politica” persino la Treccani entra in contraddizione parlando di “arte e scienza di governare”. Ma se è un’arte – irripetibile – non può essere scienza – ripetibile. La verità è che non lo sappiamo ancora, che cos’è, la politica. Eppure invochiamo questa parola come il rimedio o la causa di tutti i mali. Per questo è urgente continuare a interrogarsi. A partire dai più giovani, allargare la domanda a tutti coloro che sentono il richiamo delle contraddizioni concrete, della necessità di affermare il primato della realtà.
Sei un giovane appassionato di politica? Dì la tua
Per chi vuole cimentarsi, c’è ancora l’opportunità di scrivere la propria risposta alla domanda «Che cos’è, per te, la politica?» sul profilo Instagram dell’associazione Il Bobo a questo link.
«A Bobo – ricorda Marco Pinti – non interessava granché il tempo lineare. Da buon “cairolino” cercava sempre il “kairòs” – il momento propizio – nello scorrere del “kronos”. Anche da qui passava la sua attenzione per i giovani impegnati in politica, dai militanti della Lega a quelli di tutti i partiti, movimenti, associazioni e comitati. “Largo ai giovani!” è sempre stata una delle sue parole d’ordine. Sapeva che la qualità dell’azione politica coincide con il coraggio di inseguire la propria risposta alla domanda più difficile: “Che cos’è, per me, la politica?”».
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