La società Cipriani Usa Inc. cita Il Fatto Quotidiano e Rai davanti al tribunale di New York: «Interferenze sulle attività del Gruppo dopo le falsità su festini al Gin Tonic, adozione e caso Nordio»
Una richiesta di risarcimento da 250 milioni di dollari (circa 231 milioni di euro) è stata presentata da Cipriani Usa Inc. contro la Società Editoriale Il Fatto e la Rai davanti alla Corte distrettuale di New York. Lo rende noto il Corriere della Sera, che ha potuto consultare l’atto di citazione di 43 pagine predisposto dallo studio legale internazionale Reinhardt Savic Foley LLP. Il documento sostiene che la società abbia subito un danno economico «immediato e significativo» a causa di presunte «accuse false e sensazionalistiche». Le contestazioni riguardano, tra l’altro, i presunti legami con Jeffrey Epstein, i rapporti con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, l’organizzazione di presunte feste a sfondo sessuale e con uso di droga nella residenza uruguaiana di Cipriani, nonché vicende relative all’adozione e alle cure mediche del figlio adottivo.
La denuncia civile a New York
La denuncia è stata depositata presso il tribunale federale del distretto meridionale di New York a nome di Cipriani Usa Inc. perché, secondo quanto si legge negli atti, «sebbene le falsità fossero presentate come riferite personalmente a Giuseppe Cipriani, i convenuti sapevano (oppure hanno agito ignorando colpevolmente tale circostanza) che la campagna avrebbe necessariamente e prevedibilmente provocato un grave e immediato danno commerciale a Cipriani Usa e all’intera attività Cipriani, inclusa quella con sede a New York». Per la difesa, «è precisamente ciò che è accaduto»: come conseguenza diretta delle pubblicazioni contestate, «uno dei finanziatori ha ritardato la chiusura di una rilevante operazione da 50 milioni di dollari e ha richiesto che Cipriani incaricasse una società investigativa indipendente esterna, sostenendo costi straordinari, per indagare e confutare accuse che non avrebbero mai dovuto essere pubblicate».
Proprio per questo, Cipriani Usa Inc. «non propone un’azione per diffamazione», ma chiede tutela per presunta «interferenza illecita con rapporti commerciali futuri, falsa rappresentazione dannosa e denigrazione commerciale». Quanto alla competenza della Corte distrettuale di New York, nell’atto si sostiene che «il tribunale ha giurisdizione personale sui convenuti perché sapevano che tale condotta avrebbe causato danni a persone e proprietà situate nello Stato di New York». Le pubblicazioni e le trasmissioni contestate, infatti, «erano accessibili a New York, sono state effettivamente diffuse a New York e riguardavano un’impresa alberghiera e commerciale incentrata su New York».
Il cao Epstein e le dichiarazioni di Nordio
Tra i punti della richiesta di risarcimento c’è anche il cosiddetto «caso Epstein». Secondo Cipriani Usa Inc., i convenuti avrebbero portato avanti una «campagna di diffamazione» utilizzando «insinuazioni, immagini suggestive, omissioni di fatti favorevoli, citazioni selettive e rappresentazioni false» per dipingere Giuseppe Cipriani come un «Epstein italiano» e Nicole Minetti come una «Ghislaine Maxwell italiana». La società sostiene che tali accuse «non sarebbero rimaste confinate alla reputazione personale, ma avrebbero immediatamente e direttamente danneggiato la reputazione commerciale» del gruppo.
Un altro capitolo riguarda il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Nell’atto si contesta la «falsa narrazione» secondo cui Nordio avrebbe incontrato Cipriani nella sua residenza di Punta del Este,, in Uruguay, per discutere la richiesta di grazia presidenziale a Minetti (accusa nata da una dichiarazione del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, durante la trasmissione È sempre Cartabianca del 28 aprile 2026). La difesa sostiene che l’affermazione fosse «falsa» e che il ministro «non ha mai incontrato Giuseppe Cipriani e non ha mai messo piede nella sua residenza a Punta del Este». Vengono inoltre contestate le ricostruzioni che avrebbero insinuato rapporti privilegiati con ambienti politici e presunti favori illeciti.
Le feste con sesso e droga
La denuncia respinge poi le accuse relative a presunte feste con sesso e droga nella proprietà uruguaiana di Cipriani, definite «insinuazioni false, imprudenti e prive di fondamento». Secondo i legali, «non esisteva, e non esiste tuttora, alcuna prova a sostegno delle accuse di attività illegali o improprie nella residenza di Punta del Este». L’atto richiama inoltre una dichiarazione giurata dell’ex collaboratrice Graciela Torres, nella quale la donna avrebbe affermato che Nicole Minetti «non ha mai reclutato ragazze né favorito la prostituzione» nella residenza uruguaiana.
L’adozione del figlio di Cipriani e Minetti
Un ulteriore punto riguarda l’adozione del figlio di Cipriani e Minetti. La società contesta le accuse secondo cui la coppia avrebbe ottenuto l’adozione «corrompendo funzionari pubblici», sostenendo invece che «l’adozione è stata finalizzata dal tribunale uruguaiano nel 2023 dopo un procedimento completo e regolare». Viene inoltre definita «falsa» la ricostruzione secondo cui i due avrebbero promosso azioni per sottrarre il minore alla madre biologica. Infine, la denuncia respinge le insinuazioni relative al trasferimento del bambino negli Stati Uniti e a un intervento chirurgico effettuato a Boston.
Secondo la versione della difesa, «il minore soffre di una rara patologia», l’operazione era «medicalmente necessaria» ed era stata raccomandata da diverse strutture sanitarie indipendenti, mentre il trasferimento negli Usa sarebbe stato autorizzato dalle autorità competenti. Per queste ragioni, conclude l’atto, il gruppo Cipriani avrebbe subito un danno significativo alla propria attività e alle proprie prospettive economiche, con perdite stimate in «non inferiori a 250 milioni» di dollari. Una ricostruzione che Il Fatto Quotidiano e la Rai potranno contestare nelle sedi competenti.
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Alessandra Mancini
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