Facciamo un esercizio. Se Udine avesse avuto attivo senza interruzioni, dal 2022 a oggi, un progetto Sai, sistema di accoglienza e integrazione, delle dimensioni di quello ora proposto dal Comune — 65 posti, di cui 50 ordinari e 15 per minori stranieri non accompagnati — avrebbe potuto prendere in carico, nel tempo, tra circa 285 e 545 persone. Si tratta, ovviamente, di una proiezione e non di un dato certo: dipende dalla durata effettiva dei percorsi individuali, dalle proroghe, dalla disponibilità delle strutture e, soprattutto, dal fatto che non tutte le persone accolte nei diversi circuiti cittadini rientrano tra i destinatari ammissibili al Sistema di accoglienza e integrazione. La cifra indica comunque l’ordine di grandezza di ciò che un progetto Sai avrebbe potuto rappresentare per Udine: una rete non destinata a gestire indistintamente tutti gli arrivi, ma a offrire percorsi di inclusione sociale, lavorativa e abitativa a una parte delle persone richiedenti o titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati.
Un “monumento umano” davanti alla questura ci ricorda ogni giorno dove apsettano i diritti
Ora il Comune prova a rientrare nel sistema. Con una determinazione che porta la data di ieri, l’amministrazione ha approvato l’avviso per selezionare gli Enti del Terzo settore con cui co-progettare la candidatura al ministero dell’Interno. Un atto che segue la dichiarazioni di intenti che era stata fatta già al secondo incontro dell’allora neo eletta giunta a guida De Toni, nel maggio 2023: niente di nuovo, dunque, solo un passaggio dai pensieri all’azione, nell’attesa comunque dell’ok ministeriale. Un passaggio, in ogni caso, lungo tre anni.
Da quando Udine non ha più un progetto Sai
Facciamo però un passo indietro, per rinfrescare la memoria e cercare di contestualizzare meglio il tema. Udine aveva aderito alla rete nazionale dell’accoglienza integrata fin dal 2001, quando il sistema era conosciuto come Sprar. Nel tempo la denominazione è cambiata in Siproimi e poi nell’attuale Sai, Sistema di accoglienza e integrazione. Il solito dedalo di sigle all’italiana pensato per snellire le procedure e capace di ottenere quasi sempre il risultato opposto.
L’ultimo progetto cittadino riguardava il triennio che andava dal primo gennaio 2020 al 31 dicembre 2022. Nel corso di quel periodo il sistema ha accolto 143 persone, prevalentemente giovani adulti afghani e pakistani, oltre a una famiglia con figli minori. Secondo i dati comunali, 67 beneficiari erano usciti dal progetto per integrazione socio-economica, dopo aver ottenuto un’occupazione nei settori della ristorazione, dell’edilizia e della carpenteria e aver raggiunto una condizione di autonomia economica e abitativa.
Stop al progetto Aura: “I cittadini mi hanno votato per quello”
Il 31 maggio 2022 la giunta guidata dall’allora sindaco Pietro Fontanini decise di non presentare la domanda di prosecuzione del progetto. Fontanini dichiarò che aveva condotto la campagna elettorale “promettendo ai cittadini udinesi che il numero dei richiedenti asilo sarebbe diminuito drasticamente, quindi devo essere coerente con questa proposta”. Furono quindi avviate le procedure per il trasferimento o l’uscita delle persone ancora accolte. La chiusura non avvenne però alla fine del 2022: il ministero dell’Interno concesse una proroga per consentire ai beneficiari di cercare autonomamente una sistemazione abitativa. Il progetto si è concluso di fatto alla fine di aprile 2023 e, da allora, Udine non dispone più di un proprio progetto Sai attivo.
Come funziona l’accoglienza a Udine
Se quindi dal 2022 è cessato il progetto Sai comunale, sul territorio sono rimasti attivi altri strumenti, come i Cas, i Centri di accoglienza straordinaria, ovvero la Cavarzerani, e i servizi rivolti alle persone in fuga dall’Ucraina. Il sistema di accoglienza e integrazione ha però caratteristiche differenti: è un sistema strutturato, con il Comune come soggetto titolare, finanziato dal ministero e orientato espressamente all’inclusione e all’accoglienza in piccoli nuclei per evitare le grosse concentrazioni e percorsi più mirati.
Il possibile ritorno di Udine nella rete Sai si colloca in un contesto segnato da una presenza significativa di persone migranti nei circuiti di accoglienza. Nel settembre 2023, anno in cui è definitivamente cessato il sistema di accoglienza diffusa, in città risultavano 1.502 migranti accolti formalmente: 1.164 persone arrivate dalla rotta balcanica e 338 profughi provenienti dall’Ucraina. A questi si devono aggiungere i numeri che riguardano la situazione dei minori non accompagnati: a oggi il Comune di Udine ha in carico stabilmente oltre 150 minori stranieri non accompagnati contemporaneamente.
Cosa prevede il nuovo progetto di accoglienza
Il progetto ora ipotizzato non sarebbe, ovviamente, in grado di assorbire l’intero fabbisogno. I 15 posti previsti per minori soli coprirebbero approssimativamente il 10 per cento delle presenze simultanee seguite direttamente dal Comune. I 50 posti per gli adulti, invece, corrisponderebbero a una percentuale ancora più bassa. Ma questo è un confronto che deve essere letto con prudenza: il Sai non è rivolto a tutte le persone in accoglienza, né ha l’obiettivo di sostituire i Cas (per quanto possa sgravarli) o gli interventi emergenziali. Possono accedervi le categorie indicate dal finanziamento Fami (Fondo asilo, migrazione e integrazione, strumento finanziario dell’Unione Europea) e dalle linee guida nazionali: richiedenti e titolari di protezione internazionale, beneficiari di reinsediamento o ammissione umanitaria, minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni, persone con protezione temporanea dall’Ucraina e, in casi limitati, familiari ricongiunti.
La nuova istanza: 50 posti ordinari e 15 per minori
La giunta guidata da Alberto Felice De Toni aveva già manifestato nel maggio 2023 l’intenzione di rientrare nella rete Sai. In quella fase l’obiettivo era riattivare l’accoglienza per la categoria ordinaria: adulti e nuclei familiari senza particolari fragilità sanitarie, avviati verso l’autonomia dopo il passaggio nei Cas. L’iniziativa del 2026 amplia l’impianto e il Comune intende chiedere al ministero dell’Interno – come detto – il finanziamento per 50 posti di accoglienza ordinaria e 15 posti per minori stranieri non accompagnati. Entro il 13 ottobre 2026, gli Enti del Terzo settore interessati dovranno candidarsi per partecipare alla definizione della proposta.
Cosa comporterebbe (anche a livello di costi)
L’eventuale finanziamento non determinerebbe la semplice apertura di posti letto. Il Sai richiede un sistema di servizi articolato: accoglienza materiale, mediazione linguistico-culturale, accesso alla sanità e ai servizi territoriali, corsi di lingua italiana, supporto legale, orientamento al lavoro, accompagnamento nella ricerca di un alloggio e sostegno all’inclusione sociale. Per i minori non accompagnati dovrebbero essere garantiti anche interventi educativi e psicologici, collaborazione con i tutori volontari, inserimento scolastico e accompagnamento alla maggiore età, compresi i percorsi verso l’autonomia abitativa e lavorativa. Il progetto sarebbe finanziato con risorse del Fondo asilo, migrazione e integrazione 2021-2027, con copertura indicata dal ministero fino al 100 per cento dei costi approvati e senza cofinanziamento obbligatorio del Comune. Per questo la determinazione è adottata senza un immediato impegno di spesa sul bilancio comunale.
L’attivazione resta comunque condizionata alla decisione del Viminale. La determina approvata dal Comune avvia la selezione dei partner e la progettazione, ma non equivale all’apertura immediata di nuove strutture. Se la candidatura sarà ammessa, Udine tornerà dopo oltre tre anni a disporre di un proprio strumento di accoglienza integrata, con una capacità iniziale prevista di 65 posti.
6 minuti di lettura
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


