Un luogo di alta formazione spirituale ed umana, capace di parlare alle nuove generazioni e al mondo della ricerca. È questa la fotografia di Lourdes scattata da Gianni Cervellera, collaboratore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI. Nel corso dell’estate, il Santuario francese è stato teatro di due iniziative di rilievo: un cantiere formativo condiviso con la Pastorale Giovanile per ridefinire il concetto di “salute” oltre la semplice assenza di malattia, e un laboratorio per futuri medici dedicato ai limiti della scienza e all’esame delle guarigioni inspiegabili vagliate dal Bureau des Constatations Médicales. Un’esperienza che, tra la devozione dei pellegrini e la curiosità dei turisti, conferma l’impatto profondo che questo luogo continua ad avere sulle persone
L’intervista
Da qualche tempo l’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute ha iniziato a guardare a Lourdes con occhi diversi. Non più solo come meta di pellegrini che accompagnano o vengono accompagnati da malati, ma come un vero centro di spiritualità. Come nasce questa nuova visione?
“Sì, è un percorso iniziato già da un paio d’anni. Non accompagniamo i malati in senso tradizionale, ma utilizziamo Lourdes proprio come un centro per farne incontri di vera e propria spiritualità. Proprio quest’estate si è svolto un primo appuntamento che ha messo insieme i rappresentanti della Pastorale Giovanile e della Pastorale della Salute a livello nazionale, indetto dai due rispettivi direttori della CEI. È un cammino iniziato un anno e mezzo fa: con i giovani si deve parlare anche di salute.
Anche di salute, ma non solo
Con questo intendiamo sottolineare che quando diciamo “Pastorale della Salute” non intendiamo più soltanto la pastorale della sanità o dei malati, ma una dimensione più ampia, che riguarda la salute di tutti. Include il rapporto con l’ambiente, il rapporto con se stessi, con gli altri e, naturalmente, trovandoci a Lourdes, il rapporto con Dio. È stato un incontro molto bello: non eravamo in tantissimi, ma molto qualificati, tanto che sono emerse concrete possibilità di proseguire questo cammino per incidere sulla pastorale giovanile”.
C’è stato poi un secondo evento molto particolare che ha visto protagonisti i futuri medici.
“Esatto, ed è stato interessantissimo perché ha coinvolto un bel gruppo di studenti di medicina. Il tema era ‘Alle soglie della scienza’. Dopo la pandemia da COVID-19 è diventato chiarissimo a tutti che la scienza ha dei limiti. Il confronto qui a Lourdes è avvenuto non solo con i limiti intrinseci della medicina, ma anche di fronte a quelle situazioni che vengono definite “guarigioni inspiegabili”. Per chi non conosce bene questa realtà, a Lourdes esiste il Bureau des Constatations Médicales, un organismo di medici che valuta quelle che possono essere definite guarigioni inspiegabili allo stato attuale delle conoscenze scientifiche. Loro sono molto precisi nel linguaggio; spetterà poi al vescovo della diocesi di appartenenza della persona stabilire se quella guarigione possa definirsi miracolo”.
Gli studenti hanno potuto toccare con mano queste realtà?
“Il caso fortuito ha voluto che fossero presenti due persone guarite in modo inspiegabile: il testimone del 72° miracolo riconosciuto e un altro caso recente. Due persone viventi. Gli studenti hanno potuto esaminare le cartelle cliniche sia del “prima” che del “dopo”: si è trattato di un’analisi scientifica vera e propria, unita al confronto con qualcosa che va oltre. Parlare di miracolo qui significa mostrare un interesse e una vicinanza sia spirituale che umana a questa terra”.
Gianni, ti faccio una domanda che può sembrare banale: oggi, al di là delle motivazioni, chi sceglie di venire a Lourdes, soprattutto d’estate?
“L’autista che mi ha prelevato in aeroporto mi ha fatto un’analisi molto chiara: ci sono due categorie, i pellegrini e i turisti. I pellegrini sono mossi da una fiammella di fede. C’è una cosa bellissima e quasi inspiegabile: è chiaro che un malato desidera guarire, non sarebbe umano il contrario, ma a Lourdes si nota che anche le persone sofferenti sorridono. La maggior parte torna a casa nelle stesse condizioni fisiche, ma con un atteggiamento diverso, una tranquillità estrema. Ci si accosta alla Madonna con una speranza che non è necessariamente quella della guarigione fisica, ma quella di stare bene e fare pace con se stessi”.
E i turisti invece?
“Li noti subito: sono più giocosi, disimpegnati, a volte meno concentrati, eppure vengono qui. Qualcosa li spinge. Magari la testimonianza della sera. Credo che il vero “miracolo vivente” di Lourdes sia la processione aux flambeaux: la sera l’Esplanade è talmente piena che quasi non riesce a contenere la folla. È una manifestazione enorme di persone che partecipano senza un’attesa ultraterrena, ma per il desiderio profondo di stare insieme. Anche con i giovani che ci hanno accompagnato in queste esperienze è stato difficile salutarsi: si creano legami profondi che rimangono nel tempo come un afflato che ti accompagna per tutta la vita”.
Se potessi prendere per mano chi ci legge per portarlo davanti alla Grotta durante il Rosario e la processione serale, che cosa descriveresti? Che sensazione si prova?
“Te lo dico con un’esperienza molto personale: sento letteralmente i battiti del mio cuore rallentare, e questo mi dà un enorme senso di pace. Io sono uno che dorme poche ore a notte, ma qui sto riuscendo a riposare di più. C’è un clima così rilassato e pacifico che, abbandonando i problemi quotidiani, ti permette di respirare. Credo che il battito del cuore rallenti un po’ per tutti e che batta all’unisono. È come se fossimo tutti chiusi in un’unica, enorme stanza, con un solo cuore”.
A chi è indeciso se venire o meno a Lourdes, cosa consiglieresti?
“In questi giorni il caldo si fa sentire — ci sono 34 gradi, un clima torrido un po’ come in tutta Italia —, quindi forse l’estate piena non è il momento climatico ideale, ma Lourdes è aperta praticamente tutto l’anno, con i pellegrinaggi concentrati tra aprile e novembre. Fare l’esperienza del pellegrinaggio di gruppo è unico, ma anche volendo venire da soli per due o tre giorni — sfruttando i molti voli a basso costo —, si respira un’aria completamente diversa. È difficile da spiegare a parole: bisogna provarlo. Penso che almeno una volta nella vita tutti dovrebbero venire a Lourdes”.
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Francesco Vitale
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