Bitcoin ha toccato 59.100 dollari il 5 giugno scorso, primo minimo sotto la soglia psicologica dei 60.000 dall’ottobre 2024, con un calo del 7% nelle 24 ore e del 16% in sette giorni. La perdita settimanale è stata la più pesante dall’agosto 2025.
Ether, la seconda criptovaluta per capitalizzazione, ha perso terreno in parallelo. Poi, l’8 giugno, Strategy ha depositato un documento presso la SEC rivelando l’acquisto di 1.550 Bitcoin per 181 milioni di dollari: BTC ha rimbalzato fino a 64.200 dollari prima di assestarsi intorno ai 63.000. Nel mezzo, cinque giorni di un selloff che ha tre spiegazioni distinte e non casuali.
La miccia: la prima vendita di Strategy dal 2022
Il segnale più dirompente è arrivato dall’interno. Strategy Inc. (NASDAQ: MSTR), l’azienda guidata da Michael Saylor e diventata il principale detentore societario di Bitcoin al mondo, ha rivelato di aver venduto 32 BTC tra il 26 e il 31 maggio 2026, ricavando circa 2,5 milioni di dollari. Motivazione ufficiale: coprire i dividendi in contanti sulle azioni privilegiate STRC.
Trentadue Bitcoin. Su un portafoglio che supera le 845.000 monete, l’equivalente di una goccia. Ma l’impatto psicologico è stato sproporzionato rispetto ai numeri. Strategy aveva costruito la sua credibilità attorno a una filosofia esplicita e pubblica: non vendere mai. La prima eccezione in quattro anni ha incrinato quella narrativa con una velocità che i fondamentali non giustificavano.
Secondo quanto riportato da CNBC, venerdì su Strategy sono state scambiate opzioni put per oltre il doppio rispetto alle call, con acquisti di put superiori di più di tre volte agli acquisti di call. I volumi sulle opzioni hanno raggiunto quasi tre volte la media giornaliera dell’ultimo mese, con circa 250 milioni dei 335 milioni di premio negoziato legati a posizioni ribassiste. STRC, il titolo privilegiato a tasso variabile, è sceso del 3,6% a 92 dollari, il minimo da novembre 2025.
David Dziekanski, amministratore delegato di Quantify Funds, ha dichiarato a CNBC che gli operatori stavano prezzando un maggiore rischio Saylor dopo i messaggi sulla gestione di STRC, della liquidità e delle obbligazioni.
Il fattore macro: dati lavoro USA e Fed
La seconda spiegazione è macroeconomica. Il 6 giugno il rapporto sull’occupazione americana di maggio ha mostrato +172.000 posti di lavoro, più del doppio degli +80.000 attesi dagli economisti, con il tasso di disoccupazione stabile al 4,3%. Un dato troppo solido per chi sperava in un allentamento monetario a breve.
I mercati hanno ricalibrato le aspettative: secondo il FedWatch Tool del CME, i prezzi iniziavano a incorporare almeno un rialzo dei tassi Fed entro fine 2026. Un dollaro più robusto e tassi più alti rendono gli asset rischiosi e privi di rendimento cedolare meno attraenti. Bitcoin, che aveva beneficiato dell’ambiente a tassi bassi e delle aspettative di taglio, ne ha pagato le conseguenze dirette.
A questo si è aggiunta la pressione geopolitica: il rifiuto del cessate il fuoco da parte di Hezbollah ha spinto una parte degli investitori verso liquidità e oro, sottraendo capitali agli asset digitali.
Il quadro strutturale: 3,58 miliardi di dollari fuori dagli ETF
Il terzo fattore è quello che dura più a lungo. I fondi ETF su Bitcoin spot, approvati dalla SEC agli inizi del 2024 e diventati nel giro di pochi mesi uno dei canali di accesso istituzionale più significativi al mercato crypto, hanno registrato deflussi per 3,58 miliardi di dollari in 12 sedute consecutive. L’analista di ETF Eric Balchunas ha segnalato maggio come il mese più pesante del 2026 per i deflussi dai prodotti quotati su Bitcoin, pur con afflussi complessivi cumulati ancora sopra i 55 miliardi di dollari dall’avvio.
Su Kalshi, uno dei principali mercati predittivi, la probabilità che Bitcoin scendesse sotto i 60.000 dollari nel 2026 era salita all’80% durante la fase più acuta del selloff. La probabilità di rivedere le sei cifre entro fine anno era calata al 27%, dal quasi 50% di inizio maggio. Su Polymarket solo il 12% scommetteva su un nuovo massimo storico nel 2026.
| Indicatore | Valore al 5 giugno 2026 |
|---|---|
| Prezzo BTC (minimo intraday) | 59.100 dollari |
| Variazione 24h | -7,16% |
| Variazione settimanale | -16% (circa) |
| Deflussi ETF BTC (12 sedute) | 3,58 miliardi di dollari |
| Fear & Greed Index | 12 (paura estrema) |
| Ultimo minimo paragonabile | Ottobre 2024 |
| BTC venduti da Strategy (26-31 maggio) | 32 (2,5 milioni di dollari) |
Fonte: dati MilanoFinanza, SpazioCrypto, GiocareinBorsa, Investing.com al 5-8 giugno 2026.
Il rimbalzo: Saylor risponde con 181 milioni
L’8 giugno Strategy ha depositato un nuovo documento presso la SEC rivelando la vendita di 1.409.600 azioni di Classe A tra il 1° e il 7 giugno. I proventi netti, pari a 181 milioni di dollari, sono stati interamente impiegati per acquistare 1.550 Bitcoin a un prezzo medio di 65.332 dollari per moneta. Un acquisto quasi 50 volte superiore alla quantità ceduta pochi giorni prima.
Il messaggio al mercato era diretto: la tesi di accumulo è invariata. Phong Le, amministratore delegato di Strategy, aveva già ribadito nei giorni precedenti che l’obiettivo aziendale resta aumentare nel tempo il numero netto di BTC e il BTC per azione. Con le partecipazioni totali che superano le 845.000 monete (oltre il 4% dell’offerta finale di Bitcoin), la società consolida la propria posizione di gran lunga come maggiore detentore aziendale al mondo.
Sull’effetto delle dichiarazioni di Saylor, il mercato aveva già iniziato a muoversi nel fine settimana del 7 giugno: il presidente di Strategy aveva pubblicato su X il grafico usato abitualmente per segnalare i propri acquisti in BTC, interpretato dagli operatori come un segnale anticipatore. BTC era già risalito a circa 62.083 dollari, +2% nelle 24 ore.
L’annuncio ufficiale dell’8 giugno ha poi portato le quotazioni fino a 64.200 dollari (+3,8% dal minimo recente), con una stabilizzazione successiva intorno ai 63.000 dollari. Ether ha guadagnato il 2%, attestandosi attorno ai 1.660 dollari.
L’analisi ciclica: il bottom potrebbe essere ancora lontano
Non mancano le voci che leggono questo episodio come parte di un ciclo più lungo. Secondo un’analisi di BeInCrypto ripresa da Yahoo Finance, tre grafici basati sui cicli storici post-halving collocano il minimo ciclico di Bitcoin nel quarto trimestre del 2026, intorno al giorno 900 dall’halving dell’aprile 2024. L’analista Jesse Olson, che confronta i quattro cicli dal 2012, indica come zona di possibile bottom il range tra i 40.000 e i 49.999 dollari, con ottobre come mese più probabile. Un recupero settimanale sopra i 79.000 dollari (dove si trova la media mobile a 200 giorni) sarebbe, secondo questa lettura, il primo segnale che lo schema si è interrotto.
Si tratta di analisi basate su pattern storici, non su certezze. L’afflusso istituzionale attraverso ETF, la domanda delle tesorerie aziendali e la narrativa sulle riserve sovrane rappresentano fattori strutturalmente nuovi rispetto ai cicli precedenti, capaci di alterare le dinamiche attese.
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