Dalla digitalizzazione delle procedure all’integrazione tra formazione e imprese, l’VIII Convegno “Vivere di Mare” accende i riflettori su uno dei nodi strategici dell’economia marittima italiana. Pagano: «Mancano migliaia di lavoratori». Confitarma e Assiterminal: servono semplificazione e maggiore coesione della filiera
La transizione digitale corre, i traffici marittimi crescono e la logistica internazionale si trasforma, ma il sistema marittimo italiano continua a fare i conti con una criticità che rischia di frenare lo sviluppo dell’intera filiera: la carenza di personale qualificato.
È questo il tema che ha attraversato l’VIII edizione del Convegno sul Lavoro Marittimo “Vivere di Mare”, svoltosi il 4 e 5 giugno a Procida su iniziativa del Comitato Lavoro Marittimo presieduto da Fabio Pagano. Un appuntamento che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, associazioni armatoriali, operatori portuali e stakeholder del comparto per affrontare una delle questioni più urgenti per l’economia del mare italiana: garantire il ricambio generazionale e rafforzare l’attrattività delle professioni marittime.
L’allarme lanciato dal presidente del Comitato, Fabio Pagano, è chiaro: il settore registra una mancanza di migliaia di lavoratori e necessita di interventi strutturali capaci di coniugare digitalizzazione, semplificazione amministrativa e una più stretta integrazione tra sistema formativo e mondo delle imprese.
La questione assume una rilevanza strategica in una fase nella quale il cluster marittimo rappresenta uno dei principali motori della competitività nazionale. Armatori, terminalisti, porti, logistica e servizi collegati dipendono infatti dalla disponibilità di competenze professionali sempre più specializzate e adeguate alle nuove esigenze tecnologiche del settore.
Confitarma: avanti sulla semplificazione e sulla digitalizzazione
Tra i protagonisti del confronto anche il direttore generale di Confitarma, Luca Sisto, intervenuto nel panel intitolato “Dove eravamo rimasti?”.
Nel corso del dibattito, Sisto ha fatto il punto sui principali risultati raggiunti negli ultimi anni sul fronte della modernizzazione amministrativa del lavoro marittimo, evidenziando il percorso di semplificazione che ha interessato il comparto.
Particolare attenzione è stata dedicata alle riforme relative alle procedure di arruolamento, alla nascita di ANGEMAR e al processo di digitalizzazione dei documenti di bordo, strumenti considerati essenziali per rendere più efficiente il rapporto tra lavoratori, imprese e amministrazioni.
La trasformazione digitale viene infatti considerata uno dei pilastri sui quali costruire una maggiore attrattività delle professioni marittime e una più efficace gestione delle carriere del personale navigante.
In un settore caratterizzato da procedure storicamente complesse e da una forte componente burocratica, la semplificazione amministrativa viene vista come una leva fondamentale per favorire l’ingresso delle nuove generazioni e migliorare la competitività dell’intero sistema armatoriale.
Assiterminal: «Agire insieme per affrontare le sfide del sistema»
Il tema della collaborazione tra gli attori della filiera è stato invece al centro dell’intervento di Alessandro Ferrari, direttore di Assiterminal, che ha partecipato alla seconda giornata dei lavori.
Ferrari ha sottolineato la necessità di rafforzare la coesione tra tutti i soggetti che operano nel comparto marittimo-portuale, indicando nell’“agire insieme” la condizione indispensabile per affrontare le trasformazioni che stanno interessando il settore.
L’evoluzione dei traffici internazionali, la crescente automazione delle attività portuali, le esigenze di sostenibilità e la competizione tra sistemi logistici richiedono infatti una visione condivisa e una maggiore capacità di coordinamento tra armatori, terminalisti, istituzioni, enti formativi e operatori logistici.
Secondo Ferrari, soltanto attraverso una strategia comune sarà possibile rafforzare la competitività del sistema marittimo nazionale e rispondere efficacemente alle esigenze di un mercato sempre più globale e interconnesso.
Formazione, innovazione e occupazione: le priorità del cluster marittimo
Dal confronto emerso a Procida si delinea una convinzione condivisa: la questione del lavoro marittimo non può essere affrontata esclusivamente come un problema occupazionale, ma rappresenta una sfida industriale che coinvolge l’intera economia del mare.
L’invecchiamento della forza lavoro, la difficoltà di reperire figure professionali specializzate e la crescente domanda di competenze digitali stanno modificando profondamente il mercato del lavoro marittimo.
Per questo motivo, la formazione assume un ruolo sempre più centrale. Rafforzare il collegamento tra istituti nautici, accademie marittime, percorsi ITS e imprese viene considerato un passaggio essenziale per costruire le professionalità richieste dal settore nei prossimi anni.
Allo stesso tempo, digitalizzazione e semplificazione amministrativa vengono individuate come strumenti necessari per rendere più attrattive le professioni del mare e favorire l’ingresso di nuove generazioni in un comparto che continua a rappresentare uno degli asset strategici dell’economia italiana.
Il mare come motore di sviluppo
L’edizione 2026 di “Vivere di Mare” ha confermato come il tema del lavoro sia oggi uno dei principali fattori competitivi del cluster marittimo nazionale.
Dalla semplificazione delle procedure alla digitalizzazione dei processi, dalla formazione delle competenze alla necessità di una maggiore integrazione tra i diversi segmenti della filiera, il confronto di Procida ha evidenziato la consapevolezza che il futuro del settore dipenderà dalla capacità di attrarre, formare e trattenere nuove professionalità.
Una sfida che riguarda non soltanto armatori e operatori portuali, ma l’intero sistema economico legato al mare. Perché la competitività della logistica, dei porti e del trasporto marittimo passa sempre più dalla disponibilità di capitale umano qualificato, capace di accompagnare la trasformazione di uno dei comparti strategici per la crescita del Paese.
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