La settimana scorsa, funzionari commerciali americani e messicani si sono incontrati a Città del Messico per un ciclo si negoziati di due giorni, con l’obbiettivo di discutere possibili revisioni dell’accordo commerciale nordamericano noto come USMCA.
Poco prima, l’ufficio del Rappresentante Commerciale degli Stati Uniti aveva dichiarato in una nota ufficiale che i colloqui si sarebbero concentrati sulla “sicurezza economica e sulle regole di origine per i principali beni industriali”.
I due Paesi hanno previsto di tenere altri due cicli di negoziati, il primo tra il 16 e 17 giugno, il secondo nella settimana del 20 luglio.
Assente da qualsiasi discussione il Canada, anche se in realtà la prima revisione congiunta dell’USMCA è in realtà prevista per il primo luglio.
Gli Stati Uniti hanno formalmente avviato il loro processo di revisione congiunta con il Messico già a marzo, ma non hanno fatto ancora nessun passo con il Canada. Il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer ha avuto un solo colloquio con il suo omologo canadese Dominic LeBlanc.
Non è difficile pensare che si prospetti una lunga e tortuosa strada per le future trattative che gli osservatori ritengono si protrarranno fino alla seconda metà di questo anno e potenzialmente anche più a lungo.
Senza il raggiungimento di un accordo di proroga entro il primo luglio, la revisione dell’accordo innescherà un ciclo di mediazioni annuali.
L’USMCA rimarrebbe in vigore durante quel periodo, ma verrebbe vissuto avvolto dall’incertezza dovuta all’incognita di chi accetti di estenderlo con le relative modifiche, o chi chiederà di tornare ad accordi separati e bilaterali.
Un improvviso crollo di tutto questo processo non può non essere preso in considerazione, soprattutto se gli Stati Uniti decidessero di ritirarsi unilateralmente, anche se in realtà gli analisti considerano questa prospettiva improbabile.
In un discorso di pochi giorni fa al Council on Foreign Relations a Washington, Greer ha descritto in modo schietto il Canada come il partner negoziale più difficile dei tre, data la sua resistenza ai dazi del Presidente Trump.
“Abbiamo passato l’ultimo anno e mezzo recandoci nei vari Stati del mondo cercando di far loro capire che dobbiamo avere un certo livello di dazi tariffari”, ha detto Greer. “Due soli Stati si sono messi di traverso: la Repubblica Popolare Cinese e il Canada. Per questo motivo oggi ci troviamo in un contesto diverso, ed è difficile prevedere dove andremo”.
I funzionari canadesi insistono sul fatto che qualsiasi rinnovo dell’USMCA debba includere un “reale sollievo” dai dazi statunitensi.
Il Primo Ministro Mark Carney ha definito queste imposte “violazioni del nostro accordo commerciale”. E secondo i media canadesi, la Casa Bianca avrebbe chiesto concessioni, o “tariffe d’ingresso” prima ancora di aver accettato di avviare colloqui formali di revisione.
Queste includono la fine dei boicottaggi provinciali all’alcol importato dagli Stati Uniti.
C’è stato un momento lo scorso autunno in cui Washington e Ottawa sembravano vicini ad un accordo per risolvere queste dispute commerciali.
L’accordo è naufragato in parte a causa di una campagna pubblicitaria televisiva anti-dazi lanciata negli Stati Uniti dal governatore dell’Ontario Doug Ford. Nello spot si sentiva una voce fuori campo tratta da un discorso del 1987 di Ronald Reagan.
Lo spot ha mandato su tutte le furie il Presidente Trump che lo ha definito “oltraggioso” e “falso”, e ha interrotto le trattative in corso.
Dietro le quinte, le lamentele delle case automobilistiche statunitensi riguardo al trattamento duro subito da parte delle autorità canadesi sono state, secondo quanto riportato dagli addetti ai lavori, un altro fattore importante nel fallimento dei colloqui.
Ora è il Messico ad un grande vantaggio nei negoziati con gli Stati Uniti.
In teoria, il Canada ha tempo per recuperare, ma è difficile immaginare che ciò accada a breve, visto quanto siano palesi i malumori tra due le parti.
L’asimmetria nei negoziati mette anche in discussione gli sforzi di Messico e Canada nel creare un fronte unito contro gli Stati Uniti.
Durante un vertice che si è tenuto lo scorso anno a Città del Messico, Carney ha insistito sul fatto che “il Canada è assolutamente determinato a lavorare con entrambi i partner”, e la Presidente messicana Claudia Sheinbaum ha affermato che “un accordo commerciale per tutti e tre i Paesi sia la soluzione migliore per tutti”.
Il rapporto tra Canada e Messico ha una storia di sfiducia da superare. I funzionari canadesi scoprirono, durante la fase di trattative sull’USMCA del2018, che il Messico aveva stipulato un accordo bilaterale preliminare con gli Stati Uniti che minacciava di mettere nei guai il Canada.
Ottawa si è anche fatta sentire polemicamente a Città del Messico nel 2024, quando i suoi funzionari hanno fatto commenti critici sugli affari condotti dal Messico con la Cina e sulle continue lotte con i cartelli della droga.
Cosa succederà ora non è chiaro, ed è proprio questo il problema.
Gli analisti hanno percepito grande preoccupazione aleggiare tra i funzionari governativi, capi d’azienda e gruppi della società civile per il futuro del commercio nordamericano.
L’USMCA è stato un innegabile vantaggio per l’economia messicana, e sono in molti a sperare che questo potesse essere preservato, modernizzata e migliorata.
Si teme anche che una lunga revisione dell’USMCA porti ulteriore incertezza economica, rendendo difficile per le imprese prendere delle decisioni di investimento a lungo termine.
Nel peggiore dei casi, anche la lenta disgregazione del Nord America.
Se la seconda opzione sembra ancora improbabile, la prima è, per molti osservatori oggi, lo scenario di base.
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Jacqueline Rastrelli
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