Sassari, polo giudiziario nell’ex carcere di San Sebastiano: bandito il concorso del Demanio


Sassari Uffici giudiziari nei vecchi bracci, la grande rotonda trasformata nell’atrio del nuovo polo, uno spazio della memoria carceraria, cortili riaperti, nuove connessioni con il Palazzo di Giustizia, un asilo nido, una ciclofficina, servizi, verde e funzioni aperte alla città. È questo il futuro immaginato per l’ex carcere di San Sebastiano, al centro del concorso di progettazione finanziato dall’Agenzia del Demanio per scegliere l’idea che trasformerà il complesso nel nuovo Polo giudiziario di Sassari. È il passaggio che apre finalmente la fase operativa di un intervento da 77 milioni destinato a ridisegnare uno dei luoghi più simbolici e irrisolti della città. Era un caldo pomeriggio di luglio del 2013, quando 143 uomini, 13 donne e un bambino lasciarono in poche ore San Sebastiano per trasferirsi nella nuova e algida casa circondariale di Bancali. Dietro di loro restarono sigillati quasi 150 anni di storia e di storie: intonaci scrostati, celle claustrofobiche, brande di ferro arrugginite, orrende turche, muri coperti di scritte e pesanti porte di legno ammaccate dalle battiture. E soprattutto si aprì un enorme interrogativo: cosa fare di quel gigantesco complesso nel cuore della città ottocentesca? Risposta che, dopo anni di ipotesi, studi, frenate e rilanci, oggi sembra definitivamente arrivata. Il Demanio ha pubblicato il bando che dovrà portare all’acquisizione del progetto di fattibilità tecnico-economica per la riqualificazione e la rifunzionalizzazione dell’ex carcere. Le proposte dovranno essere presentate entro il 19 febbraio 2027, le cinque migliori accederanno alla seconda fase e il progetto vincitore sarà proclamato entro il 15 dicembre.

Il Federal Building

Il cuore dell’operazione è la nascita di un unico grande polo della giustizia, integrato con l’attuale Palazzo di Giustizia. Un Federal Building capace di concentrare funzioni giudiziarie oggi distribuite in sedi diverse della città. Il documento di indirizzo considera anche gli spazi tra San Sebastiano e il tribunale, che dovranno essere riqualificati per costruire un sistema unico di accessi, percorsi e funzioni. La grande rotonda centrale dell’antico carcere diventerà l’atrio del nuovo polo e il principale nodo distributivo. Gli uffici potranno essere organizzati per corpi di fabbrica o per piani, mentre nei vecchi bracci troveranno posto uffici, aule, archivi, servizi e spazi di collegamento. Il concorso lascia margini per soluzioni diverse, purché garantiscano funzionalità, sicurezza e chiarezza.

La memoria

La trasformazione non dovrà cancellare San Sebastiano. Una parte del complesso sarà destinata allo Spazio della memoria carceraria, che dovrà conservare le tracce materiali della detenzione: celle, grate, serramenti, finiture e segni lasciati dai detenuti. È prevista anche una specifica mappatura delle testimonianze ancora presenti nell’edificio. L’obiettivo è cambiare funzione senza cancellare identità e memoria. Il complesso occupa circa 17mila metri quadrati e conserva l’impianto stellare del sistema cellulare ottocentesco progettato da Giuseppe Polani.

Il progetto

Si potrà intervenire su mura, camminamenti di ronda, torrette, cortili, rotonda, corridoi e bracci. Le possibilità vanno dalla conservazione alla reintegrazione e ricostruzione, fino alla demolizione di parti incongrue e alla realizzazione di nuovi elementi necessari alla nuova funzione. Le celle potranno essere unite o adattate alle esigenze degli uffici. Ogni nuova aggiunta dovrà essere riconoscibile, reversibile e compatibile con la struttura storica.

Dentro le mura

San Sebastiano non sarà soltanto un luogo di lavoro per magistrati, cancellieri, avvocati e personale amministrativo. Sono previsti anche un asilo nido con spazi esterni, una ciclofficina con rimessaggio per le biciclette e spazi per la vendita dei prodotti agricoli provenienti dalle colonie penali. Tutto dovrà essere organizzato senza interferire con gli uffici e, dove possibile, con accessi indipendenti dall’esterno. La logica è ribaltare la natura del carcere: da luogo chiuso a edificio capace di costruire relazioni con quartiere e città.

Il Comune

Il progetto non riguarda soltanto ciò che accadrà dentro San Sebastiano. La nascita del nuovo polo giudiziario avrà conseguenze dirette sull’organizzazione della città, ed è qui che entra in gioco il Comune. Palazzo Ducale ha riportato il dossier dentro la programmazione urbana, fino al Piano Città condiviso con Demanio, Regione, Città metropolitana e Università. Dovrà soprattutto accompagnare la trasformazione con ciò che serve perché il nuovo polo possa funzionare: parcheggi, aree di sosta, trasporto pubblico, accessibilità e collegamenti con il centro. È il punto sul quale il sindaco Giuseppe Mascia aveva insistito nella presentazione del progetto: riportare in centro funzioni pubbliche importanti significa preparare la città ad accoglierle.

I fondi

L’intervento complessivo vale 77 milioni e sarà articolato in lotti funzionali. Il progetto di fattibilità dovrà riguardare l’intera operazione e individuare già il primo lotto attuabile. Il Demanio indica 5,480 milioni già programmati e finanziati e altri 71,519 milioni programmati su un nuovo capitolo di spesa statale. Il valore dei soli lavori è stimato in circa 45,8 milioni tra fabbricati e sistemazioni esterne.

La gara

Il concorso sarà anonimo e articolato in due fasi. Le cinque migliori idee accederanno alla seconda selezione, nella quale dovrà essere sviluppato il progetto di fattibilità tecnico-economica. Il montepremi complessivo ammonta a 2,2 milioni di euro. Al primo classificato andranno 1,7 milioni. Il vincitore potrà poi ricevere anche l’incarico per la progettazione esecutiva e gli altri servizi successivi. Serviranno quindi la conferenza di servizi e, vista la dimensione economica dell’opera, il parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici.


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