Parliamo della perdita dei genitori, della pensione, della solitudine, del corpo che rallenta. Molto più raramente raccontiamo che cosa accade al desiderio sessuale quando una persona invecchia, soprattutto quando quel desiderio è stato per decenni uno dei principali strumenti attraverso cui ha definito se stessa. Marco Cassardo parte proprio da questa zona scomoda in Camera singola, romanzo pubblicato da Mondadori che mette al centro Giovanni, bibliotecario prossimo alla pensione, libertino, malinconico, ostinatamente solo e improvvisamente costretto a fare esperienza di qualcosa che non aveva previsto: il desiderio che cambia.
Cassardo sceglie di affrontare la questione senza addolcirne il linguaggio. Nella presentazione del romanzo compare infatti una definizione volutamente brutale, «la morte del cazzo», che sposta immediatamente la storia lontano da qualsiasi rappresentazione elegante e rassicurante dell’invecchiamento. Dietro la provocazione, però, c’è una questione molto più ampia. Per Giovanni non si sta semplicemente modificando la sessualità. Sta entrando in crisi l’identità dell’uomo che è stato per tutta la vita.
“Camera singola” di Marco Cassardo, Mondadori
Giovanni lavora come bibliotecario ed è ormai vicino alla pensione. Ha attraversato l’esistenza coltivando con precisione due grandi passioni: le donne e la solitudine. Il desiderio è stato per lui quasi un sistema di orientamento, un impulso selettivo attraverso il quale osservare il mondo e costruire relazioni. Anche lo stare solo non rappresenta una condizione subita, ma qualcosa che ha cercato e organizzato attraverso abitudini e rituali. Poi il corpo comincia a cambiare.
È da questa frattura che prende forma il romanzo. Giovanni deve ripensare il proprio rapporto con le donne proprio mentre un’altra presenza femminile assume un’importanza dolorosa: sua madre, affetta da demenza e ricoverata in una casa di riposo. Intorno a lui continuano a comparire nuove conoscenze e nuove tentazioni, mentre il passato riporta in superficie la lunga galleria delle relazioni che hanno attraversato la sua vita. Infanzia, amori, sesso, solitudine e vecchiaia finiscono per sovrapporsi, costringendo Giovanni a osservare retrospettivamente l’uomo che è stato.
Che cosa rimane di noi quando il corpo cambia?
È probabilmente questa la domanda più interessante suggerita da Camera singola. Il corpo non è soltanto ciò che possediamo: partecipa alla costruzione dell’immagine che abbiamo di noi stessi. Per Giovanni la sessualità sembra essere stata per decenni una delle prove della propria presenza nel mondo. Desiderare significa sentirsi ancora attraversati da un impulso, riconoscere qualcosa che attrae, muoversi verso qualcuno.
Quando questo meccanismo comincia a incepparsi, il problema diventa inevitabilmente esistenziale.
L’invecchiamento introduce infatti una distanza tra l’immagine mentale che conserviamo di noi stessi e il corpo che continua a trasformarsi. Possiamo sentirci interiormente vicini alla persona che eravamo vent’anni prima e scoprire improvvisamente che il nostro organismo appartiene ormai a un’altra stagione. Cassardo sembra scegliere la sessualità proprio perché rende questa contraddizione impossibile da ignorare: il desiderio è insieme mentale e fisico, immaginazione e materia.
Giovanni deve quindi affrontare qualcosa di più difficile della semplice rinuncia. Deve capire se sia possibile trasformare il proprio modo di stare al mondo quando viene meno una delle coordinate attraverso cui ci siamo sempre riconosciuti.
Un uomo che ha guardato le donne deve imparare a guardare se stesso
C’è poi un secondo elemento che rende interessante il punto di partenza del romanzo. Giovanni ha attraversato l’universo femminile con la sicurezza di chi conosce bene il proprio ruolo. Ha sedotto, desiderato, osservato, costruito una parte della propria identità attraverso l’incontro erotico. La crisi del desiderio modifica inevitabilmente anche questa posizione.
Per gran parte della sua vita sono state le donne a trovarsi al centro del suo sguardo. Adesso quello sguardo è costretto a rivolgersi verso di lui.
Ed è proprio qui che la storia può trasformarsi in un bilancio. Gli amori del passato non sono soltanto ricordi sentimentali o sessuali, ma diventano una specie di archivio personale attraverso il quale Giovanni ricostruisce ciò che è stato. Ogni relazione conserva una versione differente di lui: l’uomo giovane, quello desiderante, quello capace di conquistare, quello che sceglie di andarsene, quello che preferisce tornare nella propria solitudine.
Arrivati a una certa età, forse il passato comincia a funzionare esattamente così. Non contiene soltanto le persone che abbiamo conosciuto, ma tutte le persone che siamo stati mentre stavamo con loro.
La madre e il figlio: due modi diversi di perdere qualcosa di sé
Accanto alla trasformazione sessuale di Giovanni, Cassardo introduce una situazione infinitamente più dolorosa: la demenza della madre. È un accostamento narrativamente potente perché mette uno di fronte all’altro due corpi che stanno attraversando il tempo in maniera differente.
Giovanni vede modificarsi il desiderio e quindi una parte della propria identità. Sua madre è invece coinvolta in un processo che intacca la memoria stessa, quella continuità attraverso cui una persona riesce a riconoscere la propria storia. Il figlio che ripercorre ossessivamente il passato si trova così accanto a una madre che rischia progressivamente di perderlo.
Memoria e desiderio finiscono per apparire come due forze attraverso cui costruiamo la nostra presenza nel tempo. La prima ci lega a ciò che siamo stati, il secondo ci proietta verso ciò che ancora vorremmo vivere. Giovanni si trova in una fase dell’esistenza in cui entrambi diventano improvvisamente problematici. Il futuro sembra restringersi proprio mentre il passato diventa sempre più ingombrante.
La vecchiaia maschile è ancora un territorio difficile da raccontare
L’aspetto forse più insolito di Camera singola è la scelta di parlare della vecchiaia maschile attraverso qualcosa che la narrativa tende spesso a trasformare in caricatura: la sessualità. L’uomo anziano desiderante può diventare facilmente una figura comica, patetica oppure grottesca. All’estremo opposto esiste una rappresentazione quasi desessualizzata della vecchiaia, come se superata una determinata soglia anagrafica il desiderio dovesse semplicemente uscire dalla vita.
Cassardo sembra interessato invece alla zona intermedia, molto più ambigua. Giovanni non smette improvvisamente di avere un passato erotico, fantasie o attrazioni perché il corpo cambia. Deve piuttosto confrontarsi con la distanza crescente tra desiderio, possibilità, immaginazione e memoria.
E questa esperienza può diventare anche una crisi della maschilità. Se un uomo ha imparato a misurare parte del proprio valore attraverso la capacità di sedurre, conquistare ed essere sessualmente attivo, che cosa accade quando quel parametro non funziona più? La domanda non riguarda soltanto Giovanni. Interroga un modello culturale che ha spesso insegnato agli uomini a collegare virilità, prestazione sessuale e identità.
Perché il titolo “Camera singola” dice molto più di quanto sembri
Il titolo scelto da Cassardo è particolarmente efficace perché racchiude una condizione prima ancora che un luogo. La camera singola è lo spazio destinato a una persona sola. Può significare indipendenza, privacy, libertà. Ma può diventare anche isolamento.
Giovanni ha perseguito la solitudine come una scelta. Essere solo gli ha probabilmente consentito di mantenere intatta la propria autonomia, di entrare e uscire dalle relazioni senza consegnarsi completamente a nessuna di esse. Con il passare degli anni, però, la stessa condizione può cambiare significato.
È una delle trasformazioni più sottili che accompagnano il tempo: ciò che a trent’anni significa libertà può assumere un significato completamente diverso a sessanta o settanta. Non perché la solitudine diventi necessariamente negativa, ma perché cambiano le possibilità che la circondano. Scegliere di tornare soli sapendo di poter ricominciare è diverso dal domandarsi improvvisamente quanto spazio rimanga ancora per ricominciare.
La «camera singola» diventa allora quasi l’immagine dell’intera esistenza di Giovanni: uno spazio che ha difeso e abitato volontariamente e dentro il quale, arrivato alla soglia della vecchiaia, deve finalmente guardarsi intorno.
Il desiderio come misura del tempo
Raccontare una vita attraverso il desiderio significa anche trovare un modo insolito per raccontare il tempo. Non ricordiamo soltanto attraverso date, luoghi e avvenimenti. Ricordiamo attraverso i corpi che abbiamo desiderato, le persone che abbiamo amato, le occasioni perdute, gli incontri che abbiamo inseguito e quelli dai quali siamo fuggiti.
La galleria degli amori di Giovanni permette così al romanzo di attraversare un’intera esistenza senza trasformarsi semplicemente nella cronaca lineare di una biografia. Il presente richiama continuamente il passato perché ogni nuovo incontro possiede inevitabilmente il fantasma di quelli precedenti.
Ma il tempo compie anche un’altra operazione: ridimensiona l’immagine che costruiamo di noi stessi. Il libertino sicuro della propria capacità di muoversi tra le donne scopre di non poter mantenere eternamente il controllo sul proprio corpo. L’uomo che aveva organizzato la vita intorno all’autonomia deve confrontarsi con la fragilità. Il figlio adulto torna a essere figlio davanti alla malattia della madre.
La vecchiaia diventa quindi meno una conclusione che una violenta rilettura di tutto ciò che è venuto prima.
“Camera singola”, un romanzo sulla fine di un’identità
Ridurre Camera singola a un romanzo sulla crisi sessuale di un uomo sarebbe allora fuorviante. Quella crisi è piuttosto il dispositivo attraverso il quale Marco Cassardo sembra interrogare qualcosa di molto più universale: la difficoltà di accettare che nessuna versione di noi stessi sia definitiva.
Giovanni aveva costruito un equilibrio. Donne, desiderio, lavoro, rituali, solitudine. Adesso ciascuno di questi elementi sta cambiando. La pensione avvicina la fine della sua identità professionale, la malattia della madre modifica il rapporto con la famiglia, il corpo mette in discussione la sessualità e il passato ritorna chiedendo di essere osservato da una prospettiva nuova.
Non c’è quindi soltanto un uomo che sta invecchiando. C’è qualcuno che deve imparare a vivere dopo la fine della persona che credeva di essere.
Perché leggere “Camera singola”
Camera singola sceglie una materia scomoda e la porta al centro del discorso: sesso, vecchiaia, solitudine, decadimento fisico, demenza, memoria. Lo fa attraverso un protagonista che non sembra costruito per essere necessariamente rassicurante o esemplare. Giovanni ha trascorso una vita inseguendo il proprio desiderio e adesso deve fare qualcosa di molto più difficile: comprenderne la trasformazione.
Ed è forse proprio questo il nucleo più interessante del romanzo. Invecchiare non significa soltanto perdere progressivamente qualcosa. Significa assistere alla trasformazione delle parole attraverso cui abbiamo raccontato noi stessi. Libertà, sesso, amore, solitudine, corpo assumono significati diversi a seconda del punto della vita dal quale li osserviamo.
La vera domanda di Camera singola, allora, potrebbe essere persino più radicale di quella posta dalla sua provocatoria «morte del cazzo»: quando una parte di noi finisce, siamo capaci di immaginare una nuova forma di desiderio e quindi una nuova forma di vita?
Intervista a Marco Cassardo
1.
Giovanni ha costruito buona parte della propria identità intorno al desiderio, alla seduzione e a una solitudine quasi programmatica. Cosa accade a un uomo quando ciò che per anni lo ha definito comincia improvvisamente a venir meno?
Inizia una nuova epoca, da quel momento in poi c’è un prima e un dopo. Il desiderio erotico è una bussola, non è semplicemente volere qualcosa, è un una tensione continua tra ciò che siamo adesso e ciò che vorremmo avere o vivere. Il desiderio è determinante perché non stabilisce soltanto ciò che facciamo, ma anche ciò a cui prestiamo attenzione, l’interpretazione che diamo alla realtà. Quando la bussola si spacca, dobbiamo fare i conti con il disorientamento, la paura, la necessità di trovare un nuovo senso, una nuova direzione
2.
In Camera singola il corpo che cambia sembra costringere Giovanni a guardare anche la propria vita da una prospettiva diversa. Quanto le interessava raccontare l’invecchiamento maschile attraverso qualcosa di cui, soprattutto nella narrativa, si parla ancora con una certa reticenza?
A me interessano tutte le cose di cui si parla con reticenza perché è lì che si nasconde la verità, in ciò che abbiamo paura non solo di dire ma anche di pensare. Credo che il compito della vera letteratura sia proprio quello di provocare pensieri difficili, talvolta dolorosi, irritanti, persino indicibili. Io ci ho provato, spero di esserci riuscito. Non ho alcun interesse per la letteratura d’evasione, mi interessa la letteratura che ti mette al muro. Lasciatemi dire un’ultima cosa: Camera singola racconta l’invecchiamento maschile ma anche l’invecchiamento femminile, la grande differenza sta nel mondo in cui Giovanni e Lucia, i due protagonisti del romanzo, vengono a patti con il trascorrere del tempo.
3.
Il protagonista ha avuto molte relazioni, eppure la solitudine sembra essere una delle presenze più costanti della sua esistenza. Per Giovanni è una forma di libertà, una difesa oppure entrambe le cose?
Entrambe le cose. La solitudine è liberta ma anche difesa dai legami. E’ emblematico che Giovanni dica di non aver voluto figli perché chi fa figli non può poi permettersi di suicidarsi, e lui vuole disporre della sua vita come vuole. Amare qualcuno implica l’ipotesi di dover affrontare dolori insostenibili, Giovanni non se la sente, Giovanni è stato un bambino che aveva paura di tutto e a sessant’anni suonati continua a essere quel bambino
4.
Accanto alla crisi del desiderio c’è il rapporto con la madre affetta da demenza. Perché ha scelto di mettere in relazione due esperienze apparentemente così lontane, il declino della memoria e la trasformazione del corpo?
Non mi sembrano esperienze così distanti, sono entrambe conseguenze del tempo. Giovanni è alle prese con un corpo che inizia a perdere i colpi, sua madre con ciò che siamo abituati a chiamare demenza ma in realtà è un particolare stato della mente fatto di sogni, visioni, paure, desideri. Un altro motivo per cui li ho messi in relazione sta nel fatto che, con l’allungarsi della vita media, è sempre più frequente imbattersi in persone di una certa età ancora alle prese con genitori malati e ultranovantenni. Il prolungamento a oltranza della vita è una iattura e i cosiddetti “caregiver” ne fanno le spese.
5.
Attraverso ricordi, amori e incontri del passato ricostruiamo quasi un’intera educazione sentimentale del protagonista. Quanto è affidabile Giovanni quando racconta le donne della propria vita e quanto, invece, il lettore è chiamato a guardarlo criticamente?
Il lettore può fare quello che vuole, è lui che comanda. Quando un libro viene pubblicato l’autore deve farsi da parte, mettersi in un angolo e godersi lo spettacolo. Arriveranno elogi, critiche, commenti di ogni tipo. L’autore non può fare altro che chinare il capo e ringraziare chi ha avuto la voglia e la pazienza di dedicargli qualche ora del suo tempo. Ci sarà chi crederà a quanto racconta Giovanni e chi non gli crederà, avranno tutti ragione
6.
Il romanzo affronta una materia potenzialmente dolorosa attraverso l’ironia. Quanto è stato importante trovare un tono capace di parlare di vecchiaia, perdita e fragilità senza rinunciare alla leggerezza?
Il sorriso è il dono più grande concesso in dote agli esseri umani, ciò che ci differenzia dagli altri mammiferi. Flaubert diceva che la saggezza consiste nel guardare un oggetto fino a che non ci viene da ridere. E allora proviamo a guardare anche gli aspetti più dolorosi dell’esistenza con uno sguardo non soltanto greve, ma anche disincantato, leggero. A un certo punto del romanzo la madre di Giovanni gli chiede di portarle dei golf di lana perché da un momento all’altro Paul Newman può invitarla per un weekend in montagna. Perché vedere soltanto lademenza e non accorgersi che chi si trova in quella situazione è capace di trovate comiche straordinarie?
7.
Giovanni è un bibliotecario e quindi vive quotidianamente circondato dai libri. È soltanto una caratteristica del personaggio oppure la letteratura svolge un ruolo più profondo nel modo in cui interpreta se stesso e il proprio passato?
La letteratura è una cosa meravigliosa ma è anche uno strumento difensivo. Trascorrere la vita chiusi in casa con un libro in mano consente di non entrare nell’agone della vita quotidiana, di evitare le sfide e le possibili sconfitte. Vivere tra i libri riduce le delusioni del confronto con gli altri e con il contesto sociale. Come diceva il giovane Holden, alla fine dei libri che ti fanno innamorare vorresti chiamare l’autore è fare due chiacchiere con lui. La letteratura è un conforto, aiuta a sentirsi meno soli.
8.
Il titolo Camera singola evoca immediatamente uno spazio privato, separato dagli altri. Dopo aver seguito Giovanni nel suo viaggio attraverso desiderio, memoria e invecchiamento, che cosa rappresenta davvero quella “camera singola”: indipendenza, solitudine, rifugio o qualcosa ancora di diverso?
Quante volte ci sentiamo irrimediabilmente soli anche quando siamo in coppia o dentro un gruppo? La camera singola non è né indipendenza né rifugio; è il nostro destino.
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