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L’Italia ha trasmesso alla Commissione europea la proposta di Piano Nazionale di Ripristino della Natura, strumento previsto dal Regolamento (UE) 2024/1991 per programmare gli interventi necessari al recupero degli ecosistemi degradati. Il quadro europeo punta, a livello UE, a misure di ripristino su almeno il 20% delle aree terrestri e marine entro il 2030 e, entro il 2050, su tutti gli ecosistemi che ne necessitano. Per il settore delle costruzioni è particolarmente rilevante l’articolo 8: tutela dello spazio verde urbano e della copertura arborea fino al 2030 e successivo incremento, anche attraverso l’integrazione del verde negli edifici e nelle infrastrutture. INGENIO analizza quindi il Piano dalla prospettiva di progettisti, enti locali e operatori della trasformazione urbana.
Natura: l’Italia ha trasmesso alla Commissione Ue la proposta di Piano Nazionale di Ripristino
Il ministro Pichetto: “E’ una sfida che riguarda il Paese, al centro conoscenza scientifica e coinvolgimento del territorio”. La trasmissione definitiva entro settembre 2027
Roma, 24 settembre – L’Italia ha trasmesso alla Commissione europea la proposta di Piano Nazionale di Ripristino della Natura, in attuazione del Regolamento Ue 2024/1991. Lo annuncia il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
“Oggi – spiega il ministro Gilberto Pichetto – compiamo un passaggio importante per una sfida che riguarda tutto il Paese: ripristino della natura significa protezione e recupero della biodiversità, vuol dire rafforzare la resilienza degli ecosistemi contribuendo agli obiettivi di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici”. “E’ un investimento strategico per il futuro – spiega Pichetto – nel quale dovremo saper coniugare tutela del Capitale Naturale, sviluppo sostenibile e qualità della vita delle generazioni presenti e future”.
La proposta di Piano è stata elaborata sotto il coordinamento del MASE e del MASAF, con il supporto tecnico-scientifico di ISPRA e CREA e il coinvolgimento degli enti attuatori. Il percorso ha previsto anche una fase di consultazione pubblica, aperta dal 23 aprile al 24 giugno 2026, e successivi momenti di confronto con le associazioni ambientaliste, agricole, forestali, della pesca, venatorie e rappresentative degli ambienti urbani.
“In questo complesso lavoro – aggiunge Pichetto – abbiamo messo al centro la conoscenza scientifica, le specificità dei territori e il coinvolgimento di chi quei territori li vive e li rende produttivi”. “Abbiamo scelto un metodo di lavoro basato sul confronto – sottolinea il ministro – perché il ripristino degli ecosistemi non può essere realizzato senza le comunità: gli agricoltori, i pescatori, i gestori del territorio, gli enti locali e tutti i soggetti interessati”.
“Abbiamo davanti – aggiunge Pichetto – un percorso impegnativo, ma anche un’opportunità per costruire una strategia nazionale di lungo periodo per la tutela e il recupero del nostro patrimonio naturale, coniugando gli obiettivi europei con la realtà e le esigenze dell’Italia”.
“L’obiettivo”, ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, “ è stato più volte ribadito: costruire un equilibrio tra la tutela dell’ambiente e la capacità del nostro sistema agricolo di produrre. Abbiamo lavorato per contrastare le follie del Green Deal, intervenendo su quelle misure che rischiavano di penalizzare le nostre imprese e le nostre comunità. Noi tuteliamo e valorizziamo il nostro territorio, sostenendo posizioni compatibili con gli obiettivi di sostenibilità economica e ambientale, senza mai perdere di vista la produttività, dalla quale non si può prescindere per garantire la competitività del nostro sistema e la sicurezza alimentare della Nazione. È questa”, conclude il ministro, “ la direzione del Governo Meloni: difendere il lavoro degli agricoltori, creare valore e assicurare all’Italia la capacità di produrre ciò di cui ha bisogno, senza perdere di vista la tutela della biodiversità”.
La bozza di Piano sarà ora sottoposta alla valutazione della Commissione europea, che disporrà di sei mesi per verificarne la coerenza con gli obiettivi e gli obblighi previsti dal Regolamento. Sulla base delle osservazioni che emergeranno, MASE e MASAF, con il supporto di ISPRA e CREA, procederanno all’integrazione della bozza, in vista della trasmissione definitiva del Piano alla Commissione europea entro settembre 2027.
Il commento di Andrea Dari: ripristino natura? sì, basta che non sia ideologico
Non avendo ancora avuto modo di leggere la bozza del Piano Nazionale di Ripristino trasmessa alla Commissione europea, ogni valutazione puntuale sarebbe prematura. Possiamo però richiamare alcune considerazioni che avevamo già espresso su INGENIO durante l’iter della Nature Restoration Law.
L’obiettivo di recuperare biodiversità, qualità degli ecosistemi e capacità del territorio di reagire agli effetti del cambiamento climatico è condivisibile. Il vero tema è capire come questi obiettivi europei siano stati tradotti nella complessità del territorio italiano.
L’Italia è un Paese densamente antropizzato, fragile dal punto di vista idrogeologico, caratterizzato da città storiche, infrastrutture, agricoltura, montagne, pianure bonificate e sistemi idraulici modificati e gestiti dall’uomo da secoli. Parlare di “ripristino della natura” in questo contesto non può quindi significare semplicemente riportare il territorio verso una presunta condizione originaria.
Il caso dei fiumi è probabilmente quello che rende più evidente questa necessità di equilibrio.
Il Regolamento europeo pone tra gli obiettivi il ripristino di almeno 25.000 km di fiumi a scorrimento libero entro il 2030, attraverso il recupero della connettività fluviale e, in particolare, la rimozione delle barriere artificiali obsolete. La stessa norma precisa che dovrebbero essere considerate prioritariamente le opere non più necessarie per produzione energetica, navigazione, approvvigionamento idrico o altri usi. Ma è proprio nell’applicazione concreta di questo principio che occorre molta prudenza. (Ingenio)
Nel territorio italiano briglie, traverse, argini, casse di espansione, opere di regimazione, sistemazioni montane e manufatti idraulici non possono essere considerati soltanto come “interruzioni della naturalità”. In molti casi fanno parte di sistemi costruiti nel tempo per controllare erosione, trasporto solido, velocità della corrente, dissesto e rischio di alluvione.
Questo non significa difendere ogni opera esistente. Molte barriere obsolete possono certamente essere eliminate e molti corsi d’acqua possono recuperare spazio, continuità ecologica e aree di espansione naturale. Significa però che ogni intervento di rinaturalizzazione deve partire da una valutazione idraulica, geomorfologica e territoriale, non da un automatismo amministrativo.
Le alluvioni che hanno interessato negli ultimi anni diversi territori italiani ci ricordano quanto sia delicato l’equilibrio tra libertà del corso d’acqua, manutenzione, occupazione delle pianure alluvionali e protezione degli insediamenti.
La natura stessa, in molti territori italiani, deve essere gestita.
Lo stesso vale per il verde urbano, le foreste, le aree agricole e le infrastrutture verdi. Il Regolamento può rappresentare un’occasione importante per progettare città più permeabili, aumentare la copertura arborea, ricostruire corridoi ecologici, utilizzare Nature-Based Solutions e restituire spazio ai corsi d’acqua. Ma queste politiche funzionano soltanto se biodiversità, sicurezza, adattamento climatico e trasformazione territoriale vengono considerate insieme.
Per questo sarà particolarmente interessante capire come il Piano italiano abbia affrontato proprio il tema dei fiumi: quali barriere intenda considerare obsolete, con quali criteri verranno valutate, quale ruolo avranno le Autorità di bacino e come verranno conciliati gli obiettivi ecologici con quelli di sicurezza idraulica.
È probabilmente su questi passaggi, più che sulle dichiarazioni di principio, che potremo giudicare la qualità tecnica del Piano presentato dall’Italia.
Fonti
Regolamento (UE) 2024/1991 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2024
Titolo: Regolamento sul ripristino della natura e modifica del Regolamento (UE) 2022/869.
È il riferimento fondamentale: definisce obiettivi, ecosistemi coinvolti, contenuti dei piani nazionali, procedure di valutazione e target per gli ecosistemi urbani.
Link suggerito: Regolamento (UE) 2024/1991 – EUR-Lex
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