Incendi, alluvioni, ghiacciai che si ritirano, ondate di calore e turbolenze aeree stanno trasformando il modo di viaggiare. Non cambia solo la sicurezza delle destinazioni: cambiano i periodi di vacanza, le mete e gli investimenti di un settore che deve imparare ad adattarsi a un clima sempre più estremo.
Ghiacciai senza neve, turisti evacuati tra le frane, mete turistiche minacciate dagli incendi, ondate di calore che rendono impossibile visitare la maggior parte delle città europee, vuoti d’aria in aereo. Non sono immagini apocalittiche di un nuovo film da numeri record al botteghino, bensì segnali di una realtà concreta che si palesa sempre più davanti ai nostri occhi: il cambiamento climatico fa sentire i propri impatti anche sul turismo. E se fino a pochi anni fa scegliere le vacanze significava confrontare prezzi, spiagge, musei o sentieri, adesso inizia ad entrare in gioco un’altra variabile, ovvero il rischio climatico.
Proprio gli episodi di questa estate 2026 raccontano chiaramente questo mutamento. Dalla Grecia alla Francia meridionale, passando per la Spagna, gli incendi hanno costretto migliaia di persone a lasciare hotel, campeggi e villaggi turistici. Sulle Alpi, invece, il ghiacciaio del Plateau Rosa, sopra Cervinia, continua a perdere neve e ghiaccio, tanto che Federica Brignone ha mostrato in un video, ripreso dalla stampa, come lo sci estivo sia ormai diventato quasi impossibile da praticare (e dal primo agosto le attività ai piedi del Cervino sono state sospese perché non più sicure). Proprio nella stessa zona, un violento nubifragio ha provocato poi l’esondazione di due torrenti, mentre in Val di Fassa decine di escursionisti sono stati evacuati a causa di frane e torrenti in piena.
È un clima (e un caldo) che porta il conto dei suoi cambiamenti e dell’assenza di interventi mirati. Impatti concreti che sempre più iniziano a farsi sentire anche sulle vacanze.
Il caldo sposta le vacanze
L’effetto più evidente riguarda il Mediterraneo. Le ondate di calore, ormai sempre più frequenti e intense, stanno rendendo luglio e agosto mesi difficili per visitare molte destinazioni tradizionali. In diverse città europee quest’estate si sono sfiorati o superati i 40 °C, mentre le notti tropicali sono diventate sempre più frequenti.
Per questo cresce il fenomeno delle “coolcation”, le vacanze alla ricerca del fresco. Secondo una ricerca di Mabrian e Data Appeal riportata da Euronews, aumenta l’interesse per destinazioni come la Finlandia meridionale, la Norvegia e la Svezia, ma anche per le aree più fresche di Paesi già frequentati in estate, come la Galizia in Spagna, la Normandia e l’Alsazia in Francia o il Trentino-Alto Adige in Italia.
Anche le piattaforme di prenotazione registrano segnali concreti. Hotels.com evidenzia che, dopo la prima ondata di calore che ha colpito la Francia, le ricerche di alloggi a Copenaghen sono aumentate del 246%, mentre quelle per Dublino del 151%. Negli Stati Uniti, l’agenzia Fora Travel segnala un incremento del 154% delle prenotazioni verso Oslo e del 124% verso Helsinki.
Gli esperti invitano però alla prudenza: parlare di fuga dal Mediterraneo è prematuro. Grecia e Spagna continuano infatti a registrare numeri record di visitatori e, secondo gli operatori del settore, è più probabile assistere a una redistribuzione stagionale, con una crescita dei viaggi in primavera e autunno, piuttosto che a un abbandono delle destinazioni del Sud Europa. Staremo a vedere.
Lo sci estivo non è più praticabile
Il cambiamento climatico sta trasformando anche il turismo di montagna. La fusione dei ghiacciai rende sempre più difficile mantenere aperti i comprensori per lo sci estivo. Il caso del Plateau Rosa, tra Italia e Svizzera, è diventato simbolico dopo il video diffuso da Federica Brignone che mostra quanto il ghiacciaio sia arretrato rispetto a pochi anni fa.
Ma il problema non riguarda soltanto la neve. Le precipitazioni sempre più intense (causate dalla siccità prolungata, ovvero dall’aumento del numero di giorni consecutivi senza pioggia) aumentano il rischio di frane, colate detritiche ed esondazioni che possono interrompere sentieri, strade e impianti di risalita. Gli episodi registrati negli ultimi giorni a Cervinia e in Val di Fassa mostrano come anche le località alpine debbano confrontarsi con eventi estremi sempre più frequenti.
Anche volare cambia
Gli effetti del riscaldamento globale si fanno sentire anche in quota. Diversi studi scientifici indicano che il cambiamento delle correnti atmosferiche, in particolare della jet stream, sta aumentando la probabilità di turbolenze in aria limpida (clear-air turbulence), difficili da prevedere perché non associate ai temporali.
Per i passeggeri significa una maggiore probabilità di vuoti d’aria durante il volo; per le compagnie aeree comporta costi operativi più elevati, rotte da modificare e una crescente attenzione agli aspetti di sicurezza.
Come si adatta il turismo
Di fronte a questi cambiamenti, il settore sta cercando di riorganizzarsi. Secondo l’OCSE, la resilienza climatica è ormai una priorità strategica per governi e operatori turistici. Tra le misure più diffuse ci sono sistemi di allerta precoce, piani di emergenza, una migliore pianificazione territoriale e investimenti in infrastrutture capaci di resistere a eventi meteorologici sempre più intensi.
Anche le strutture ricettive stanno cambiando approccio, puntando su sistemi di risparmio idrico, ombreggiamento degli spazi, maggiore efficienza energetica e soluzioni per affrontare temperature elevate e periodi di siccità.
Il World Travel & Tourism Council (WTTC) sottolinea che il futuro del settore dipenderà dalla capacità di integrare adattamento climatico e sostenibilità nella gestione delle destinazioni.
Non è solo una questione ambientale
In questo contesto, il comportamento dei viaggiatori si trasforma. Il cambiamento climatico non determina ancora un esodo dalle mete tradizionali, ma modifica il modo in cui vengono pianificate le vacanze: cresce l’attenzione alle previsioni meteo, aumenta il peso della sicurezza nella scelta delle destinazioni e si afferma la tendenza a evitare i periodi più caldi, privilegiando stagioni intermedie o località più fresche.
Per un settore che vale oltre il 10% del PIL mondiale, con un impatto economico globale di circa 11,7 trilioni di dollari (circa 10 trilioni di euro) il clima non rappresenta più soltanto una variabile esterna, ma uno dei principali fattori che determinano dove, quando e come si viaggerà nei prossimi anni e quindi da non poter ignorare.
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Maria Giovanna Lahoz
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