Il Rapporto OsMed è uno strumento per orientare le politiche del farmaco. La nuova edizione, appena pubblicata da AIFA, registra una spesa pari a 39,3 miliardi e l’aumento del consumo dei farmaci per diabete e obesità.
«Il Rapporto OsMed continua a rappresentare uno strumento straordinario per comprendere l’evoluzione dell’assistenza farmaceutica nel nostro Paese» chiarisce il direttore tecnico-scientifico Pierluigi Russo. «L’edizione 2025 evidenzia come le dinamiche della spesa siano strettamente intrecciate ai cambiamenti demografici, all’introduzione di nuove opzioni terapeutiche, ai modelli prescrittivi e alle differenze territoriali nei consumi. La disponibilità di dati sempre più completi consente di descrivere e capire questi fenomeni, ma anche di orientare le politiche del farmaco, promuovere l’appropriatezza prescrittiva e valutare l’impatto delle strategie adottate».
Il Rapporto OsMed: l’uso dei farmaci in Italia
Il rapporto fotografa un sistema caratterizzato da una crescita della spesa farmaceutica, dall’aumento dell’utilizzo di alcune nuove terapie, da persistenti differenze territoriali e da nuove modalità di analisi dei consumi.
Partiamo dalla spesa. Nel 2025 la spesa farmaceutica complessiva ha raggiunto 39,3 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto al 2024. La componente pubblica è salita a 28,4 miliardi di euro, pari al 72,2% della spesa totale e al 20% della spesa sanitaria pubblica. La spesa sostenuta direttamente dalle persone è arrivata a 10,7 miliardi di euro, in crescita del 7,5%, trainata dagli acquisti privati di farmaci di classe A, dai medicinali di fascia C con prescrizione e dai prodotti di automedicazione.
Nel corso del 2025 il 66,9% degli italiani – circa 7 cittadini su 10 – ha ricevuto almeno una prescrizione di farmaci. In assistenza convenzionata sono state consumate mediamente circa 18 confezioni per persona e 1.148,2 dosi per mille abitanti ogni giorno (+1% rispetto al 2024).
L’Italia nel contesto europeo
Con una spesa farmaceutica di 750 euro pro capite, comprensiva della spesa territoriale pubblica e privata e della spesa ospedaliera, l’Italia spende meno di Germania (779 euro) e Austria (795 euro), posizionandosi poco sopra Belgio (738 euro) e Spagna (727 euro). Se da un lato il nostro Paese registra ancora una bassa incidenza di farmaci equivalenti rispetto agli altri paesi europei, dall’altro si conferma leader assoluto nell’impiego dei biosimilari: con il 71,4% dei consumi, l’Italia supera ampiamente la media europea del 45,9%. Sul fronte dei farmaci orfani, l’Italia si colloca al quarto posto per spesa pro capite (52,9 euro), preceduta solo da Francia, Austria e Belgio.
Differenze territoriali e ricorso limitato agli equivalenti
Il rapporto evidenzia non poche differenze territoriali. La quota pagata dai cittadini per scegliere il farmaco di marca al posto dell’equivalente ha raggiunto 1,04 miliardi di euro. Le Regioni con reddito più basso – Calabria, Sicilia e Campania – registrano la spesa pro capite più elevata, pari a 22,35 euro contro i 13,73 euro del Nord. Un dato che, secondo AIFA, riflette una resistenza a sostituire il farmaco di marca con quello equivalente.
La spesa pro capite e i consumi crescono con l’aumentare dell’età, in particolare la popolazione con più di 64 anni assorbe oltre il 60% della spesa e quasi il 70% delle dosi. Le Regioni del Nord registrano una prevalenza inferiore (63,5%) rispetto a quelle del Centro (68,9%) e del Sud (70,4%).
L’Italia mantiene il primato europeo nell’utilizzo dei biosimilari, che rappresentano il 71,4% dei consumi, mentre restano margini di crescita per i medicinali equivalenti, soprattutto nelle Regioni meridionali. Nel 2025 i farmaci a brevetto scaduto hanno rappresentato il 72,9% della spesa e l’88,1% dei consumi in regime di assistenza convenzionata di classe A.
Cardiovascolari primi sul territorio, oncologici negli acquisti ospedalieri
Nell’assistenza convenzionata i farmaci cardiovascolari si confermano anche nel 2025 la categoria terapeutica con la spesa più elevata, pari a 54,30 euro pro capite, e con i maggiori consumi. Gli aumenti più consistenti hanno riguardato i farmaci del sistema genito-urinario e gli ormoni sessuali (+4,2%), quelli dell’apparato gastrointestinale e del metabolismo (+2,7%) e i farmaci del sistema nervoso centrale (+2,1%). In calo, invece, il consumo degli antimicrobici per uso sistemico (-7,9%). Gli inibitori della pompa protonica restano la categoria a maggiore spesa, pur registrando una riduzione del 7,7% rispetto al 2024.
Negli acquisti diretti delle strutture pubbliche la spesa continua a concentrarsi sugli antineoplastici e immunomodulatori, con 144,36 euro pro capite (+8,1%). Tra le categorie che hanno registrato i maggiori incrementi di consumo figurano anche i farmaci del sistema respiratorio (+6,1%) e gli antimicrobici per uso sistemico (+2,4%). Tra i singoli principi attivi, pembrolizumab e daratumumab si confermano i farmaci a maggiore spesa, seguiti da semaglutide e dupilumab.
Crescono i farmaci per diabete e gestione del peso
Cresce la spesa per i farmaci antidiabetici, arrivata a 1,59 miliardi di euro (+34,9%).
Semaglutide e tirzepatide registrano gli incrementi più consistenti negli acquisti privati. I consumi in fascia C (acquisto privato) sono aumentati dell’85,7%, mentre la spesa è cresciuta del 75,8%. Tirzepatide è diventato il primo farmaco di classe A acquistato privatamente dai cittadini, con una spesa di 225,5 milioni di euro, pari al 13% della spesa privata di questa categoria.
AIFA sottolinea di monitorare con attenzione questo fenomeno, che riflette una domanda crescente di trattamenti destinati non solo alla cura del diabete (leggi qui la la guida AIFA per un uso consapevole).
Bambini e anziani, le principali criticità
Nel 2025 il 46,3% della popolazione pediatrica ha ricevuto almeno una terapia farmacologica. Diminuisce l’utilizzo degli antibiotici, mentre aumenta il ricorso agli psicofarmaci, in particolare per il trattamento dell’ADHD, come il metilfenidato (+28,9%), gli antipsicotici atipici come aripiprazolo (+14,6%) e risperidone (+13,3%) e gli antidepressivi come la sertralina (+9,6%). Nel 2025 la prevalenza d’uso tra bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni ha raggiunto lo 0,64%, con una crescita del +12,1% nell’ultimo anno (circa 6,4 bambini su mille), confermando un trend che vede i consumi triplicati dal 2016. Nonostante ciò, il consumo di psicofarmaci in età pediatrica in Italia è sensibilmentesibilmente più basso rispetto a Francia (dove la prevalenza è dell’1,61%) e Stati Uniti (dove supera il 24%).
Tra gli ultrasessantacinquenni, invece, il 97,2% ha ricevuto almeno una prescrizione. Il 67,7% assume contemporaneamente almeno cinque farmaci e il 27,9% anche più di dieci medicinali. Per una spesa media a persona di 591,10 euro (648,23 euro nei maschi e 545,72 euro nelle femmine), in aumento rispetto al 2024 del 3,7%.
Terapie avanzate e farmaci orfani
Nel 2025 sono stati erogati 1.195 trattamenti con terapie avanzate, per una spesa di 222,6 milioni di euro, in aumento del 14,5% rispetto all’anno precedente. Nello stesso anno sono entrate sul mercato due nuove terapie avanzate: tabelecleucel per la malattia linfoproliferativa post-trapianto positiva al virus di Epstein-Barr ed etranacogene dezaparvovec per il trattamento dell’emofilia B.
La spesa per i farmaci orfani è cresciuta del 7,9%, raggiungendo 2,55 miliardi di euro, pari all’8,6% della spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario nazionale.
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