I dati più recenti confermano e in parte aggravano il quadro descritto qualche mese fa. L’ultima edizione dell’European Consumer Payment Report di Intrum (multinazionale svedese specializzata in credit management), pubblicata a novembre 2025, mostra che a livello europeo la quota di consumatori che paga le bollette puntualmente è salita al 76%, contro il 74% del 2024 e il 63% di due anni prima — un segnale di ripresa generale della fiducia economica. Ma quando si guarda alla fascia più giovane, il trend si inverte bruscamente.
In Italia il 75% dei consumatori riesce a pagare puntualmente tutte le bollette, un dato leggermente inferiore alla media europea, ma nella Gen Z la percentuale crolla al 55%, con difficoltà che si confermano ricorrenti e non episodiche e tratteggiano una vulnerabilità particolarmente elevata tra i giovani e tra chi non ha ricevuto un’adeguata educazione finanziaria.
Il peso della pressione che è anche social
Circa un quarto degli italiani intervistati (26%) dichiara che la pressione di conformarsi agli stili di vita mostrati online ha avuto un impatto negativo sul proprio benessere psicologico, ma tra la Gen Z il dato quasi raddoppia, arrivando al 47%. Circa la metà di questi giovani ammette di effettuare acquisti d’impulso, mentre il 39% riconosce di essersi indebitato nel tentativo di imitare lo stile di vita degli influencer.
Il confronto con la media generale rende ancora più evidente il divario generazionale: a livello europeo, secondo Intrum, quasi un terzo dei giovani della Gen Z afferma che il tentativo di replicare lo stile di vita degli influencer li ha spinti verso il debito, contro appena il 16% della popolazione europea nel suo complesso.
Subscription debt: l’accumulo silenzioso continua a crescere
Resta confermato anche il fenomeno del cosiddetto “subscription debt”, che continua a essere uno dei nodi più insidiosi per i bilanci dei giovani italiani. Tra streaming, gaming, fitness e servizi di consegna, gli abbonamenti sommati possono superare facilmente i 100 euro al mese — micro-spese automatiche e poco monitorate che finiscono per incidere in modo significativo sulle finanze personali. Il rinnovo automatico, come già osservato, riduce la percezione reale della spesa e favorisce un accumulo di costi che spesso sfugge al controllo diretto di chi li sostiene.
Il Money Management Index: l’Italia nella media, ma con squilibri
La novità più rilevante dell’ultima edizione del rapporto è l’introduzione di un nuovo indicatore, il Money Management Index, pensato per fotografare in modo più strutturato i comportamenti che sostengono la stabilità finanziaria dei consumatori. All’Italia è stato assegnato un punteggio di 81,9, in linea con la media europea ma distante dai Paesi più resilienti del continente, a conferma di un equilibrio economico ancora fragile. Nel complesso, va detto, il 64% degli italiani riesce comunque a mettere da parte risparmi per le emergenze, anche se il 66% si dichiara preoccupato all’idea di dover affrontare acquisti importanti: è il secondo valore più alto in Europa dopo il Portogallo.
Cosa compra davvero la Gen Z?
Se da un lato cresce il rischio di sovraindebitamento, dall’altro i dati sui consumi restituiscono un’immagine più sfaccettata di come i giovanissimi scelgono di spendere. Diversi filoni emergono con chiarezza dalle ricerche più recenti.
– Il ritorno al negozio fisico: contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da una generazione nativa digitale, secondo l’Osservatorio Giovani & Retail 2026 oltre il 75% dei giovani tra i 17 e i 25 anni preferisce oggi lo shopping in negozio rispetto all’online, un fenomeno ribattezzato “mallmaxxing”, in cui i centri commerciali diventano veri e propri hub sociali. Il 45% indica il negozio fisico come canale d’acquisto prevalente, contro il 32% dell’online, e oltre tre giovani su quattro continuano a frequentare i punti vendita anche solo per stare insieme ai coetanei. Parallelamente, il 59% dei giovani si dichiara poco fedele a un brand o a un negozio specifico, preferendo spostarsi in base alla convenienza dell’offerta.
– Il lusso, in controtendenza: sorprende il boom degli acquisti di fascia alta tra i giovani viaggiatori internazionali in Italia: tra aprile 2025 e marzo 2026 il numero di shopper Gen Z tax free è cresciuto del 22%, con una spesa aumentata dell’11%, trainata soprattutto da orologi (+33%), gioielleria (+19%) e abbigliamento (+16%); le borse da sole rappresentano il 27% della spesa di questa fascia d’età. Dal 2019 il numero di shopper Gen Z è cresciuto del 368%, a fronte di un +39% delle altre fasce d’età, e l’Italia guida l’Europa con il 28% della spesa tax free generata da questi giovani consumatori.
– Second hand e re-commerce: sul fronte opposto rispetto al lusso, si consolida anche una spinta pragmatica verso il risparmio intelligente: crescono il re-commerce, il ricondizionato, il noleggio e le formule ibride che permettono di accedere a prodotti di qualità spendendo meno, con smartphone rigenerati, abbigliamento second hand e accessori premium usati sempre più presenti nelle abitudini d’acquisto.
– Esperienze più che oggetti: resta forte, infine, la preferenza per il consumo esperienziale rispetto al possesso: viaggi, concerti ed eventi dal vivo restano tra le voci di spesa preferite, mentre cala l’interesse per l’acquisto di beni fisici legati all’intrattenimento — dischi, dvd, copie fisiche di videogiochi — a favore di abbonamenti e fruizione immediata dei contenuti.
Il doppio volto della stessa generazione
Il ritratto che emerge è quello di una generazione dai comportamenti apparentemente contraddittori ma coerenti nella sostanza: capace di spendere cifre importanti in prodotti di lusso e capi ricercati, ma al tempo stesso esposta più di ogni altra a difficoltà nel pagamento delle utenze quotidiane e a un indebitamento spesso invisibile, fatto di micro-rate e abbonamenti automatici. Una fragilità strutturale che, secondo gli analisti di Intrum, affonda le radici in una scarsa educazione finanziaria fin dall’infanzia.
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