Tra aprile e giugno 2026, VenetoCongiuntura, l’analisi congiunturale sull’industria manifatturiera realizzata da Unioncamere del Veneto su un campione di circa 2.200 imprese con almeno 10 addetti, cui fa riferimento un’occupazione complessiva di oltre 99.000 addetti, registra una variazione congiunturale destagionalizzata della produzione industriale in Veneto in crescita del +1,2%, che si attesta a +3,3% su base tendenziale, ma con forti disomogeneità tra le diverse filiere, in cui trainano i comparti ad alta intensità tecnologica, mentre i settori tradizionali e ad alto valore aggiunto del Veneto sono stazionari. Il grado di utilizzo degli impianti si attesta circa a 72%, in recupero rispetto al primo trimestre dell’anno.
Gli ordinativi evidenziano una crescita sia sul mercato estero (+3,0%) sia su quello interno (+2,4%). Anche il fatturato è in aumento, registrando una crescita del +2,7% su base annua. Le attese degli imprenditori per il periodo estivo, tra luglio e settembre, rimangono in linea con quelle del secondo trimestre 2025 riflettendo una sostanziale stabilità del clima di fiducia nel breve periodo.
«Si tratta di un quadro di tenuta e buona capacità di adattamento al complesso scenario internazionale, segnato da continui conflitti politici, commerciali e militari – commenta il presidente di Unioncamere del Veneto e della Camera di Commercio di Padova, Antonio Santocono -. Ci sono alcuni indicatori positivi, come gli investimenti delle imprese in macchinari e tecnologie che continuano a crescere e l’automotive che è in forte ripresa grazie alla crescita delle immatricolazioni, in particolare di veicoli elettrici e ibridi. Quindi il bilancio di metà anno fa emergere l’immagine di un’industria veneta resiliente, che tuttavia anche nel prossimo futuro si troverà a dover affrontare cambiamenti e riassetti degli equilibri internazionali. La tenuta è un bene perché le nostre imprese, di fronte alle difficoltà, riescono a essere resilienti, ma mancano la crescita solida e quel passo di slancio duraturo».
Per Santocono «come sistema economico e camerale è nostro compito supportare le imprese durante questa fase cruciale di trasformazione. Se fino al 2027 l’economia beneficerà dell’effetto trainante delle risorse del PNRR e di Transizione 4.0/5.0, dal 2028, con il ridimensionamento della spesa pubblica straordinaria, la tenuta e la competitività del sistema dipenderanno esclusivamente dalla nostra capacità di incrementare la produttività, fare riforme e agganciare la transizione tecnologica dell’IA».
«Dobbiamo quindi accompagnare le imprese nell’adozione delle nuove tecnologie digitali per diventare protagonisti dei processi di innovazione, favorire la riqualificazione del capitale umano per contrastare il declino demografico e l’invecchiamento della forza lavoro, semplificare gli iter amministrativi per agevolare gli investimenti privati e l’internazionalizzazione verso nuovi mercati – precisa il presidente di Unioncamere Veneto -. E per farlo è indispensabile uno sforzo di sistema, un coordinamento strategico e un impegno condiviso tra imprese e istituzioni».
L’indagine VenetoCongiuntura sul secondo trimestre 2026 traccia un quadro di tenuta per il sistema manifatturiero regionale, che dimostra capacità di reazione pur muovendosi in un contesto internazionale denso di incognite.
La produzione industriale in Veneto è in crescita del +1,2% su base congiunturale e del +3,3% su base annua, ma con una dinamica fortemente disomogenea tra le diverse filiere. A fare da traino sono i comparti ad alta intensità tecnologica, come le macchine elettriche ed elettroniche (+6,3%), la gomma-plastica (+5,7%) e i mezzi di trasporto (+5,3%). Seguono, con variazioni sopra la media regionale il legno e mobile (+4%), l’alimentare e bevande (+3,4%) e i metalli e prodotti in metallo (+3,3%).
Di contro, settori tradizionali e ad alto valore aggiunto veneti, come il tessile-abbigliamento (+0,3%) e il comparto marmo, vetro e ceramica (0,0%), attraversano una fase di sostanziale stasi.
L’utilizzo medio degli impianti industriali si attesta al 72%, con un recupero di oltre un punto percentuale rispetto al trimestre precedente, mantenendo comunque margini di capacità inutilizzata che invitano alla prudenza.
Fatturato (+2,7%) e ordini complessivi tengono sia sul mercato interno (+2,4%) sia su quello estero (+3,0%). In particolare, sul fronte estero si distinguono le performance del comparto tessile e abbigliamento (+9,0%), della gomma e plastica (+8,8%) e dei mezzi di trasporto (+6,2%).
Le aspettative degli imprenditori per la seconda metà dell’anno riflettono la prosecuzione di questa fase di assestamento e una sostanziale stabilità del clima di fiducia nel breve periodo: oltre il 38% delle imprese prevede un incremento del fatturato, ma la propensione a nuovi investimenti rimane condizionata dalla volatilità dei mercati e dai costi produttivi.
Rispetto allo stesso periodo del 2025, le aspettative sulla produzione mostrano un lieve miglioramento: il 36,5% degli imprenditori prevede un aumento, rispetto al 34,4% registrato l’anno precedente.
Anche le previsioni sugli ordini interni evidenziano un rafforzamento dell’ottimismo: la quota di imprenditori che si attende un incremento sale al 34,7%, contro il 31,9% del 2025. Rimane invece sostanzialmente stabile la quota di ottimisti riguardo agli ordini esteri, pari al 33,5%.
Sul fronte del fatturato, cresce al 38,7% la percentuale di imprenditori che si aspetta un aumento nei prossimi mesi, rispetto al 35,8% rilevato nello stesso periodo dell’anno precedente.
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