Sostenibilità sociale, nessun passo indietro: per 9 imprese su 10 è una leva di competitività


In un contesto internazionale segnato da incertezze geopolitiche, rallentamenti normativi e crescenti pressioni sulla competitività, la sostenibilità sociale non perde terreno. Al contrario, si consolida come una delle principali leve strategiche per la crescita delle imprese italiane. È il messaggio che emerge dal 4° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas sulla Sostenibilità Sociale d’Impresa, presentato a Milano nel corso dell’evento Sostenibilità sociale: una scelta strategica per la competitività d’impresa. L’indagine, realizzata su 211 aziende impegnate sui temi della sostenibilità e integrata da 16 interviste qualitative, restituisce l’immagine di un sistema produttivo che considera sempre più il capitale umano, la qualità del lavoro e il rapporto con gli stakeholder come elementi determinanti per la creazione di valore.

Il primo dato che colpisce è la tenuta della sostenibilità, ancor più sociale, in una fase storica in cui, soprattutto a livello internazionale, si è parlato negli ultimi tempi di backlash ESG e di ridimensionamento delle politiche di sostenibilità. Secondo il rapporto, il 90% delle imprese considera la sostenibilità un valore di riferimento per la propria strategia. Di queste, per il 50% i temi ESG sono importanti, mentre per il 40% molto importanti: lo pensano soprattutto le grandi aziende, con più di 1000 dipendenti, le imprese quotate e quelle B2C.

Fonte: 4° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas sulla Sostenibilità Sociale d’Impresa

A essere rilevanti non sono solo le questioni ambientali: l’analisi rivela che l’82% ritiene che la sostenibilità sociale abbia oggi un’importanza maggiore rispetto a cinque anni fa. “La sostenibilità sociale non subisce arretramenti: le imprese che la integrano nelle proprie strategie ottengono migliori risultati in termini di crescita, competitività, innovazione, occupazione e valore condiviso”, afferma Alberto Pirelli, presidente di Fondazione Sodalitas.

L’analisi mostra come la spinta verso la sostenibilità sociale nasca principalmente dall’interno delle organizzazioni. Per l’80% delle aziende il principale motore è la visione dell’imprenditore e del top management, seguita dalle motivazioni etiche e valoriali (78%), dalle aspettative degli stakeholder interni ed esterni (75%) e dalla convinzione che questi investimenti rafforzino la competitività aziendale (74%).

Fonte: 4° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas sulla Sostenibilità Sociale d’Impresa

Al centro delle strategie ci sono soprattutto i dipendenti. Il 93% delle imprese individua infatti nella propria forza lavoro lo stakeholder prioritario. Salute e sicurezza, formazione, sviluppo delle competenze, welfare, inclusione e conciliazione tra vita privata e lavoro rappresentano gli ambiti di intervento più diffusi.

Il dato forse più significativo riguarda in particolare il cambiamento culturale nel modo in cui le aziende valutano questi investimenti. Il 93% delle imprese considera le iniziative sociali rivolte ai dipendenti un investimento e non un costo, mentre tre aziende su quattro dichiarano di riscontrare un ritorno economico diretto dalle politiche adottate.

Fonte: 4° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas sulla Sostenibilità Sociale d’Impresa

Anche l’impegno verso clienti e consumatori viene percepito come una fonte di valore: il 71% delle imprese riconosce benefici economici derivanti dalle proprie iniziative sociali.

I vantaggi sono tangibili e riguardano sia la dimensione reputazionale sia quella economica. Le aziende indicano tra i principali benefici il miglioramento della reputazione (68%), il maggiore apprezzamento da parte dei clienti (61%), il miglioramento del clima interno (56%), la crescita della competitività nel lungo periodo (56%) e una maggiore capacità di attrarre e trattenere talenti (55%).

Fonte: 4° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas sulla Sostenibilità Sociale d’Impresa

Per essere credibili ed evitare il rischio di social washing, le imprese, stando a quanto emerge dall’Osservatorio, prediligono un approccio comunicativo caratterizzato da prudenza e trasparenza, orientato a valorizzare l’utilizzo di strumenti “tecnico-professionali”, come il bilancio di sostenibilità, il sito e LinkedIn, e l’utilizzo di “certificazioni” da parte di enti terzi, credibili e autorevoli. Le imprese privilegiano quindi una comunicazione basata su risultati concreti, con il 68% afferma di comunicare solo ciò che ha realizzato, l’utilizzo di canali tecnici, con il il 63% che afferma di utilizzare canali tecnici e istituzionali, e certificazioni e trasparenza: il 56% si affida alle certificazioni di enti terzi, il 44% parla di massima trasparenza nella comunicazione.

Fonte: 4° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas sulla Sostenibilità Sociale d’Impresa

I risultati emersi dal rapporto, sono confermati anche da altri dati a supporto. Per esempio, secondo le rilevazioni Istat, le imprese manifatturiere con un profilo elevato di sostenibilità registrano una crescita superiore di oltre il 16% rispetto alle aziende meno impegnate su questi temi. ” In queste aziende anche l’occupazione cresce significativamente di più. L’impegno aziendale sul fronte della sostenibilità è associato poi spesso a una maggiore capacità di innovare e a un maggiore margine operativo lordo rispetto alle altre aziende” afferma Pirelli. Analogamente, le analisi dell’Istituto Tagliacarne evidenziano come tra il 2017 e il 2024 le imprese con migliori performance ESG abbiano registrato una crescita dei ricavi, dell’occupazione e degli investimenti superiore rispetto alle altre.

Il rapporto evidenzia inoltre che la sostenibilità sociale è sempre più legata alle grandi trasformazioni del mercato del lavoro. Le imprese si confrontano con una crescente difficoltà nel reperire competenze qualificate, con l’invecchiamento della popolazione attiva e con le nuove aspettative delle giovani generazioni, sempre più attente a qualità del lavoro, inclusione, benessere, formazione continua ed equilibrio tra vita professionale e personale.

In questo scenario, la sostenibilità sociale diventa uno strumento per affrontare sfide che vanno ben oltre la responsabilità d’impresa. Dalla capacità di attrarre talenti alla costruzione di ecosistemi territoriali per l’occupabilità, fino alla gestione dell’impatto dell’intelligenza artificiale e della transizione digitale sul lavoro, le aziende sono chiamate a svolgere un ruolo sempre più centrale nel garantire inclusione, sviluppo delle competenze e coesione sociale.

“Le aziende più avanzate considerano la sostenibilità sociale una leva strategica per creare valore, rafforzare la competitività e costruire prospettive di crescita durature. In un contesto segnato da trasformazioni profonde, il successo dell’impresa dipende sempre più dalla qualità delle relazioni con i propri stakeholder e dalla piena assunzione del proprio ruolo di attore sociale, oltre che economico” conclude Pirelli.

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 Maria Giovanna Lahoz

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