di Francesca Trenta
I cetacei sono tra gli animali più affascinanti del Pianeta. Perfettamente adattati alla vita acquatica, attraversano gli oceani con eleganza e precisione, respirano attraverso uno sfiatatoio posto sulla sommità del capo e comunicano mediante complessi sistemi sonori.
Eppure, per quanto possa sembrare sorprendente, i loro antenati non vivevano nel mare. Milioni di anni fa erano mammiferi terrestri dotati di quattro zampe che camminavano sulla terraferma. La storia evolutiva dei cetacei rappresenta uno degli esempi più straordinari di adattamento nella storia della vita sulla Terra.
L’origine dei cetacei risale a circa 55 milioni di anni fa, durante l’Eocene, un periodo caratterizzato da un clima molto più caldo di quello attuale. I paleontologi ritengono che i loro antenati appartenessero a un gruppo di mammiferi ungulati, parenti lontani degli odierni ippopotami. Le prove genetiche e fossili indicano infatti una stretta relazione evolutiva tra cetacei e artiodattili, il gruppo che comprende anche cervi, maiali e bovini.
Uno dei più antichi progenitori conosciuti è Pakicetus, vissuto circa 52 milioni di anni fa nell’area dell’attuale Pakistan. A prima vista questo animale assomigliava più a un lupo che a una balena: aveva zampe robuste, un corpo adatto alla corsa e viveva probabilmente vicino a fiumi e lagune. Tuttavia, alcune caratteristiche del cranio e dell’apparato uditivo rivelano chiaramente il legame con i cetacei moderni.
Il passaggio verso l’ambiente marino
Nel corso di milioni di anni, questi mammiferi iniziarono a trascorrere sempre più tempo in ambiente acquatico. Un passaggio fondamentale è rappresentato da Ambulocetus, il cui nome significa “balena che cammina”. Vissuto circa 48 milioni di anni fa, aveva un corpo simile a quello di un grande coccodrillo, con arti adatti sia al nuoto, sia al movimento terrestre. Probabilmente frequentava ambienti costieri o fluviali e si muoveva in acqua grazie all’aiuto degli arti e della coda.
Con il progressivo adattamento alla vita marina, il corpo dei cetacei subì trasformazioni profonde. Gli arti anteriori si modificarono fino a diventare pinne, mentre quelli posteriori si ridussero gradualmente fino quasi a scomparire. La colonna vertebrale divenne più flessibile e la coda sviluppò progressivamente la tipica pinna caudale bilobata, orientata orizzontalmente, che consente la propulsione nel nuoto. Anche le narici cambiarono posizione: inizialmente erano situate sulla parte anteriore del muso, per poi spostarsi lentamente verso la sommità del cranio, dando origine allo sfiatatoio.
Un altro importante antenato è Basilosaurus, vissuto circa 40 milioni di anni fa. Nonostante il nome significhi “lucertola re”, era a tutti gli effetti un antico cetaceo. Poteva raggiungere i 18 metri di lunghezza e viveva ormai completamente in mare. Conservava però minuscoli arti posteriori, inutili per il nuoto ma preziosa testimonianza della sua origine terrestre.
L’evoluzione dei cetacei non riguardò soltanto l’aspetto esteriore: anche la fisiologia si adattò progressivamente all’ambiente acquatico. L’organismo sviluppò sistemi sempre più efficienti per gestire l’ossigeno durante le immersioni, mentre il corpo acquisì uno spesso strato di grasso, chiamato “blubber”, utile per conservare il calore nelle acque fredde. Inoltre alcuni gruppi di cetacei, gli odontoceti, perfezionarono un sofisticato sistema di ecolocalizzazione: emettendo suoni e interpretandone l’eco, riescono a orientarsi e a individuare le prede anche nelle profondità oscure.
Circa 34 milioni di anni fa i cetacei si divisero nei due grandi gruppi attuali: gli odontoceti e i misticeti. Gli odontoceti, come delfini e capodogli, possiedono denti e utilizzano l’ecolocalizzazione per cacciare. I misticeti, invece, comprendono le grandi balene filtratrici, come la balenottera azzurra. Al posto dei denti hanno fanoni, strutture cornee che permettono di trattenere enormi quantità di krill e piccoli organismi marini.
Lo studio dell’evoluzione dei cetacei continua ancora oggi grazie alle scoperte paleontologiche e alle moderne analisi genetiche. Ogni nuovo fossile contribuisce a ricostruire il lungo viaggio che ha portato un gruppo di mammiferi terrestri a diventare i giganti degli oceani. Ogni delfino, balena o capodoglio porta ancora nel proprio corpo le tracce di questa storia antichissima, ricordandoci come la vita sulla Terra sia in continua evoluzione e come gli organismi possano adattarsi, nel corso del tempo, agli ambienti più diversi.
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