Una squadra così non si era mai vista. Innanzitutto per le dimensioni: 130 (69 uomini e 61 donne) sono i componenti dell’Italia che, dal 10 al 16 agosto, scende in pista per gli Europei di atletica leggera a Birmingham, in Gran Bretagna. Poi per la qualità: «Uno squadrone, e non certo per merito della presidenza federale». Non risparmia i complimenti – e le stoccate – Franco Bragagna, che torna telecronista dopo aver chiuso con qualche polemica la lunga esperienza in Rai. Sarà uno dei componenti del trio Sky Sport, insieme con la coppia storica formata da Nicola Roggero («Dicevo che un giorno mi sarebbe piaciuto fare una telecronaca con lui») e Stefano Baldini («Un secchione, si prepara come pochi quando affronta gli impegni»).

Il medagliere “inquinato” di Roma 2024

Una squadra che, sulle ali di quanto appena realizzato ai Mondiali Under 20 – oro nel salto in lungo con Daniele Inzoli, nella marcia con Serena di Fabio e nella 4×100 mista –, deve difendere il bottino straordinario di Roma 2024, fatto di 11 ori, 9 argenti e 4 bronzi, e senza alcuni uomini di punta, come Filippo Tortu e Lorenzo Simonelli: «Quel medagliere era un po’ inquinato – sottolinea Bragagna –. C’era una gara a squadre di mezza maratona in cui abbiamo vinto l’oro e si gareggiò un mese prima dei Giochi di Parigi. L’Italia, anche perché padrona di casa, si presentò al massimo assoluto della condizione, invece gli stranieri videro il campionato come un passaggio verso l’Olimpiade. Questo ci favorì per gli Europei e non per Parigi, con una superprestazione prima e una controprestazione ai Giochi. Certo, ci furono sfortune come Antonella Palmisano colpita dal Covid e Massimo Stano che si fece male alla caviglia nella marcia, mentre Simonelli incocciò in un ostacolo in semifinale. Però il bottino fu decisamente inferiore rispetto a Tokyo».

Perché l’Italia è uno squadrone?
«Perché dieci anni fa si prevedeva che tanti ragazzi sarebbero arrivati in alto. C’era una infornata incoraggiante nelle giovanili: facendo la tara, era chiaro che i risultati sarebbero arrivati. È un gruppo figlio di una generazione particolare. L’Italia, prima del calcio, si è aperta e data a tutti, anche a figli e nipoti di immigrati. Ragazzi di famiglie miste che hanno ricevuto talento e qualità fisiche. Penso a Nadia Battocletti nel mezzofondo, a Mattia Furlani e a Larissa Iapichino nel lungo e a tanti come loro. Non a Marcell Jacobs, figlio di una gardesana e di un texano, che non sa quasi parlare inglese… Gente con spirito di emulazione, che ha voglia di provarci. È uno squadrone perché, se salta Tortu, c’è una alternativa pronta».

Chi sono le nostre punte?
«Ne abbiamo due formidabili, in ordine di tifo per gli italiani. Leonardo Fabbri, che se non vince di un metro si dà del grullo, ha tradito qualche volta nel peso, ma è un numero uno. Come lo è Andy Diaz nel triplo. È però più facile tifare per Leonardo, visto che Andy si è formato sportivamente a Cuba. Poi è stato sgrezzato da Fabrizio Donato, un genio in materia. Lo vedo prima o poi sui 18 metri».

Possibili sorprese positive?
«Guardo soprattutto ai 400 piani. Nell’individuale Edoardo Scotti può andare forte mentre la staffetta è l’unica tra le sei, dopo che hanno aggiunto anche la 4×100 mista, a non essersi qualificata per i Mondiali del prossimo anno. Ma c’era gente che non andava. Ora abbiamo trovato Mohamed Soudassi, un siciliano marocchino di 19 anni che serviva come il pane per mettere su una buona intelaiatura insieme con Scotti, Alessandro Sibilio, un genio tattico in staffetta, e Lorenzo Benati, che ha ritrovato la condizione. Li immagino sul podio, e dirlo oggi sarebbe una sorpresa. Poi c’è ancora uno spiraglio per i Mondiali».


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Chi saranno invece i protagonisti più attesi degli Europei di atletica leggera?
«Ne vedo due. Uno è Jakob Ingebrigtsen, se si riprende dalle magagne dell’anno scorso. Il norvegese viene da un periodo difficile, si è usurato perché non si è mai risparmiato, però è un fenomeno. Quindi Battocletti. È andata in difficoltà al Golden Gala ma in Europa è, per distacco, la numero uno. Aveva avuto una mezza idea di fare i 1.500, poi scartata. Sui 5.000 e 10.000 stavolta dovrà fare gara in modo diverso, visto che non ci sono le ragazze africane. Toccherà a lei impostare ritmi e strategie, potendo contare sempre su una ottima volata. È intelligente e ha disciplina in corsa, saprà come giocarsela».

Il mezzofondista norvegese Jakob Ingebrigtsen parteciperà agli Europei di atletica leggera
Il mezzofondista norvegese Jakob Ingebrigtsen è stato campione olimpico dei 1.500 metri piani a Tokyo 2020 e dei 5.000 metri piani a Parigi 2024, campione mondiale dei 5.000 metri piani a Oregon 2022 ed a Budapest 2023 e campione europeo dei 1.500 metri piani e dei 5.000 metri piani a Berlino 2018, a Monaco di Baviera 2022 e a Roma 2024 (foto Ansa)

E un imbattibile come Armand Duplantis ha avuto qualche passaggio a vuoto nel salto con l’asta
«È il numero uno per la visibilità dell’atletica, anche se non è personaggio. Noah Lyles è un personaggio, ma non il numero uno. Pensavo che Duplantis fosse una macchina, poi metti la crescita del greco Emmanouil Karalis come avversario, le distrazioni per la preparazione del matrimonio, l’essere “costretto” a fare sempre il record del mondo: un insieme di cose che ha fatto suonare un salutare campanello d’allarme a un mese e mezzo dagli Europei. Per lui sono una manifestazione minore, che però diventa importante in un anno non olimpico»

Un’ultima domanda: che effetto ha fatto vedere cadere il record italiano di Marcello Fiasconaro sugli 800 dopo ben 53 anni?
«Un piccolo colpo al cuore, per quelli della mia età. Ho 65 anni, ero un bambino con il cronometro in mano davanti a Mercoledì sport della Rai, che dava la gara in differita… Un record del mondo poi battuto da Alberto Juantorena a Montreal 1976. È stato bravo Francesco Pernici a cancellarlo, anche se prima di lui c’è stata gente più attrezzata che ci ha sbattuto contro come Longo, Benvenuti, D’Urso. Ecco, Pernici avrà a che fare con la concorrenza più agguerrita agli Europei. Se non arrivasse in finale non sarebbe scandaloso, ma credo possa centrarla. Ci sono momenti, come nel lungo. Anche qui Furlani dovrà vedersela con gente tornata in forma quando non ce la aspettavamo. E con lui Francesco Inzoli, un 21enne di grandi prospettive, un altro figlio di una famiglia mista».


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Sandro Bocchio

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