Roma, 10 agosto 2026 – Ogni anno, intorno al 10 agosto, non possiamo fare a meno di alzare gli occhi al cielo e, sbirciando, attendere che si compia di nuovo la sorpresa di una piccola magia: una stella cadente. La tradizione le chiama lacrime di San Lorenzo, legandole alla figura del martire cristiano celebrato il 10 agosto.
Naturalmente oggi sappiamo che non si tratta affatto di stelle che cadono. Sono le Perseidi, uno degli sciami meteorici più importanti dell’anno, prodotto dall’incontro della Terra con minuscoli frammenti disseminati nello spazio dalla cometa 109P/Swift-Tuttle. Una curiosità: mentre la festa di San Lorenzo continua a essere celebrata il 10 agosto, il massimo delle Perseidi nei secoli è slittato e arriva generalmente qualche giorno dopo. Nel 2026 è previsto nella notte tra il 12 e il 13 agosto, in condizioni particolarmente favorevoli grazie alla Luna nuova del 12 agosto.
Perché si chiamano Lacrime di San Lorenzo
Per capire da dove nasce il nome bisogna tornare indietro di molti secoli. San Lorenzo fu uno dei diaconi della Chiesa di Roma e venne martirizzato il 10 agosto del 258, durante le persecuzioni ordinate dall’imperatore Valeriano. Pochi giorni prima, il 6 agosto, era stato ucciso papa Sisto II. Secondo le fonti e la tradizione cristiana, Lorenzo aveva un ruolo nell’amministrazione dei beni della comunità e nell’assistenza ai poveri.
Le numerose scie luminose che appaiono in cielo proprio nel giorno in cui viene celebrato San Lorenzo furono interpretate dalla cultura popolare come lacrime versate per il martirio del santo, una tradizione che sembra risalire al Medioevo.
San Lorenzo e la graticola: tra storia e tradizione
Alla figura del santo è legata anche un’altra immagine che potrebbe aver favorito l’associazione con le scie luminose: il fuoco.
Secondo una tradizione già diffusa nel IV secolo, Lorenzo sarebbe stato ucciso su una graticola arroventata, diventata nei secoli il suo principale attributo iconografico. L’associazione delle meteore di agosto con le lacrime del santo potrebbe evocare anche le scintille e i carboni ardenti del martirio.
Se il martirio di Lorenzo è attestato durante la persecuzione di Valeriano, la morte sulla graticola appartiene alla tradizione agiografica. Tuttavia, la graticola e il fuoco nei secoli sono diventati immagine inseparabile di San Lorenzo.
Perché oggi le Perseidi arrivano dopo il 10 agosto
Nel corso dei secoli il momento di massima attività delle “stelle di San Lorenzo” si è progressivamente spostato e oggi cade generalmente intorno al 12 agosto. La risposta è nel lento movimento del nostro Sistema solare. Secondo l’UAI, Unione Astrofili Italiani, l’evoluzione delle orbite e la precessione degli equinozi hanno progressivamente spostato il momento del massimo dello sciame rispetto alla data del calendario.
La festa religiosa è rimasta ferma, il cielo no. Una delle curiosità più affascinanti nascoste nell’espressione “Lacrime di San Lorenzo” è che in fondo il nome conserva una sorta di fotografia astronomica del passato, il ricordo di un’epoca nella quale la ricorrenza del santo e il momento di maggiore intensità delle meteore coincidevano molto più da vicino.
Cosa sono davvero le stelle cadenti
Una stella è un corpo celeste gigantesco, mentre le meteore che osserviamo nelle notti di agosto sono prodotte da frammenti infinitamente più piccoli. Durante il suo viaggio intorno al Sole, una cometa dissemina lungo la sua orbita polvere e detriti. Quando la Terra attraversa nello spazio la regione interessata, alcune di queste particelle entrano nell’atmosfera a velocità elevatissime, si riscaldano e si disgregano producendo per pochi istanti una scia luminosa.
Nel caso delle Perseidi, le particelle entrano nell’atmosfera a circa 59 chilometri al secondo, cioè oltre 200mila chilometri orari. La scia che vediamo attraversare il cielo è l’ultimo istante della lunghissima storia di un piccolo frammento cosmico.
La cometa Swift-Tuttle, la madre delle Perseidi
A lasciare nello spazio il materiale da cui nascono le Perseidi è la cometa 109P/Swift-Tuttle, scoperta indipendentemente nel 1862 dagli astronomi Lewis Swift e Horace Parnell Tuttle. La cometa impiega circa 133 anni per completare un’orbita intorno al Sole e l’ultima volta è passata nel Sistema solare interno nel 1992.
Secondo la NASA il nucleo della cometa misura circa 26 chilometri di diametro. Durante i passaggi vicino al Sole, il calore provoca il rilascio di gas, polveri e piccoli frammenti che finiscono per distribuirsi lungo l’orbita della cometa. La Terra attraversa ogni anno la grande corrente di detriti ed è proprio allora che nel cielo tornano le Perseidi.
Fu l’italiano Schiaparelli a capire da dove arrivavano
L’origine delle meteore non è sempre stata chiara: per secoli furono osservate senza sapere realmente che cosa fossero, né da dove provenissero.
Un contributo decisivo arrivò nell’Ottocento dall’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli, futuro direttore dell’Osservatorio astronomico di Brera e destinato a diventare celebre anche per le osservazioni di Marte.
Schiaparelli comprese che l’orbita delle Perseidi coincideva con l’orbita della cometa Swift-Tuttle. La scoperta rappresentò un passaggio fondamentale per la nascita della moderna meteoristica. Fino ad allora non era affatto scontato che gli sciami meteorici avessero qualcosa a che fare con le comete. Invece, capire che i fenomeni luminosi che apparivano improvvisamente nel cielo provenivano da materiale disseminato lungo l’orbita di una cometa cambiò radicalmente il modo di interpretarli. Le lacrime di San Lorenzo raccontano, quindi, anche un capitolo di storia dell’astronomia italiana.
Perché si chiamano Perseidi
Il nome scientifico dello sciame deriva dalla costellazione di Perseo. Prolungando idealmente all’indietro le traiettorie delle meteore, sembra, infatti, che tutte provengano dalla stessa zona del cielo, chiamata radiante, situata nella costellazione di Perseo. Da qui il nome Perseidi.
Naturalmente i frammenti non arrivano realmente dalle stelle che formano la costellazione. Si tratta di un effetto prospettico: le traiettorie parallele delle meteore sembrano convergere in lontananza, un po’ come accade osservando due binari ferroviari che paiono incontrarsi all’orizzonte.
Perseo è uno dei grandi eroi della mitologia greca, colui che sconfisse Medusa e salvò Andromeda. Nel cielo di San Lorenzo finiscono così per incontrarsi astronomia, tradizione cristiana e antichissimi racconti mitologici.
Perseidi e bolidi: perché alcune scie sono molto più luminose
Non tutte le Perseidi hanno lo stesso aspetto. Alcune compaiono come linee sottilissime che scompaiono quasi immediatamente; altre possono diventare sorprendentemente luminose e lasciare nel cielo una traccia persistente.
Le Perseidi sono conosciute per produrre meteore molto veloci e brillanti, o spettacolari bolidi o fireball, fenomeni che possono superare in luminosità i pianeti più brillanti e lasciare scie visibili per diversi secondi.
Quante stelle cadenti si possono vedere?
Nel momento di massima attività del 2026, l’UAI indica uno ZHR, Zenithal Hourly Rate, di circa 100 meteore all’ora. Si tratta di un valore teorico calcolato in condizioni ideali: cielo molto buio, assenza di ostacoli, radiante alto sull’orizzonte e ottima visibilità.
Nella realtà il numero di meteore osservabili dipende molto dall’inquinamento luminoso, dalle condizioni atmosferiche e dal luogo in cui ci si trova. Allontanarsi dalle luci dei centri abitati può fare una differenza enorme.
San Lorenzo 2026, un anno speciale per le Perseidi
Il 10 agosto resta la notte simbolicamente legata a San Lorenzo, tuttavia nel 2026 massimo dello sciame è previsto nella notte fra il 12 e il 13 agosto. Il 12 agosto la Luna raggiungerà inoltre il novilunio: il cielo sarà privo del disturbo prodotto dalla luce lunare, permettendo di osservare anche meteore meno luminose. In generale, le Perseidi sono attive dalla seconda metà di luglio fino oltre il 20 agosto, con un progressivo aumento dell’attività man mano che ci si avvicina al massimo.
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