Abbiamo un patrimonio inestimabile. È nostro, lo abbiamo ricevuto in eredità e va conosciuto, vissuto e valorizzato. Eppure ogni volta che leggiamo che è pericoloso entrare in un bosco, in un parco, percorrere una ciclabile o un sentiero, dovremmo fermarci e farci qualche domanda. Quanto risponde al vero? Di che fenomeno stiamo effettivamente parlando?
Non sono domande retoriche, perché da queste dipende il clima che viviamo, il modo in cui i cittadini si rapportano al proprio territorio, la fiducia, o la paura, con cui un genitore lascia che i figli vadano in bici su una ciclabile, o con cui un pensionato decide se fare o no la sua passeggiata quotidiana nel bosco.
Siamo consapevoli che esistano delle situazioni critiche. Che lo spaccio, spostatosi dalle classiche piazze cittadine, abbia trovato rifugio in aree più nascoste e riservate è un fatto che non neghiamo. Ma siamo sicuri che partire da lì sia il modo migliore di affrontare la questione? Si legge poco, troppo poco, che se c’è lo spaccio c’è anche una robusta domanda di droga. Ogni volta che si approfondisce il fenomeno arrivano sorprese: la ricerca presentata lo scorso anno da Alfa (il gestore delle acque in provincia) ha mostrato una presenza di cocaina nelle acque del Varesotto ben sopra la media nazionale. E se qualcuno vende, qualcuno compra. Il problema, insomma, non nasce nei boschi: ci passa attraverso, come passa nelle nostre case, nei nostri uffici, nelle nostre serate.
Torniamo al valore del nostro territorio
Perché è da qui che dobbiamo ripartire. È un nostro diritto poterlo vivere pienamente, ed è bene averne consapevolezza, perché solo così quella consapevolezza può migliorare la situazione, non peggiorarla.
I veri pericoli non arrivano da qualche focolaio di spaccio isolato, ma dall’abbandono. Arrivano da un clima che sta già mettendo a repentaglio intere aree: lo abbiamo visto con la devastazione del Campo dei Fiori colpito da vento, alluvioni e incendi. Il vero rischio è nell’incuria di chi dovrebbe decidere e stanziare risorse per tutelare quello che abbiamo. Alimentare le paure, diffondere allarmismo generico su boschi e sentieri, significa non considerare il lavoro enorme che ogni giorno svolgono amministratori, lavoratori, volontari, associazioni come le Gev, il Cai, le pro loco, per permettere a tutti noi di vivere pienamente il nostro territorio.
I numeri di un patrimonio che non possiamo permetterci di sprecare
Una stima prudente ci racconta di circa 2.000 chilometri di sentieri e percorsi nella nostra provincia. Il Catasto della Rete Escursionistica Lombarda ne censisce oggi circa 15.000 in tutta la regione, tra sentieri escursionistici, alpinistici, ferrate e percorsi storici. Varese, pur essendo una provincia relativamente piccola, ha una rete potenzialmente fittissima, soprattutto nelle Prealpi varesine, in Valcuvia, Valganna, Valceresio, al Campo dei Fiori, nel Parco Pineta che da solo ne ha 130 chilometri, lungo la Via Francisca e nelle aree collinari. Sono migliaia i cittadini che ogni giorno li percorrono. Migliaia i ciclisti che ci pedalano.
La nostra è una provincia profondamente boscosa. I dati regionali indicano una copertura forestale che nelle aree montane arriva a circa il 67%, nelle zone collinari sfiora il 40% e in pianura si attesta comunque intorno al 26,8%. Come ordine di grandezza per l’intera provincia, parliamo di circa 45.000-50.000 ettari di bosco, cioè 450-500 km². Su una superficie totale di circa 1.200 km², significa che il 38-42% del territorio provinciale è coperto da boschi.
E non è solo bosco: è un sistema di tutela strutturato. In provincia di Varese abbiamo 3 parchi regionali (Campo dei Fiori, Valle del Ticino, Pineta di Appiano Gentile e Tradate) e 12 Parchi Locali di Interesse Sovracomunale: delle Cinque Vette, Valle della Bevera, Cintura Verde Sud Varese, Golfo della Quassa, Valle del Lanza, Rile Tenore Olona, Medio Olona, Bosco del Rugareto, Valle del Torrente Lura, dei Mughetti, Alto Milanese, Primo Maggio.
C’è la Riserva della Biosfera UNESCO “Ticino Val Grande Verbano”, ampliata nel 2018, che comprende la valle del Ticino, il bacino del Lago Maggiore e le aree montane prealpine. C’è l’Ecomuseo “Piane e Luoghi Viscontei del Varesotto”, riconosciuto da Regione Lombardia con Jerago con Orago come ente capofila.
E c’è un cammino che attraversa per intero questo mosaico di parchi e riserve: la Via Francisca del Lucomagno, l’antico tracciato che collega Costanza a Pavia per un totale di 510 km, di cui 135 nel tratto italiano. Di questi, ben 62 chilometri ricadono in provincia di Varese, dal confine svizzero di Lavena Ponte Tresa fino al Sacro Monte e ai siti longobardi di Castelseprio, Torba e Cairate, per poi proseguire verso il Parco del Ticino. Un cammino che tocca due siti Unesco, che si snoda tra boschi, piste ciclabili e sentieri, e che ogni anno porta centinaia di pellegrini a scoprire a piedi esattamente quei territori che qualcuno vorrebbe raccontarci come pericolosi.
Ci sono poi altre riserve naturali regionali e monumenti naturali che completano il quadro: la Palude Brabbia, il Lago di Ganna e il Lago di Ghirla in Valganna, il Lago di Biandronno, e i monumenti naturali del Sasso Cavallaccio a Ranco, della Preia Buia a Sesto Calende, delle Cave di Molera a Malnate.
Tre comuni su quattro
Il dato che forse racconta meglio di tutti quanto sia diffusa e radicata questa rete di tutela è questo: 102 comuni su un totale di 136 in provincia di Varese appartengono ad almeno un’area protetta o riconosciuta. È il 75%: tre comuni varesini su quattro rientrano in una forma di tutela ambientale o culturale. Non è un dettaglio marginale, non è patrimonio per pochi: è la trama ordinaria del territorio in cui viviamo.
La domanda che dovremmo farci
Di fronte a questi numeri, la domanda non è se esistano criticità: esistono, e vanno affrontate con serietà, non negate. La domanda è un’altra: chi trae vantaggio dal raccontare i nostri boschi e i nostri sentieri come luoghi da evitare? Chi ci guadagna a spingerci a starne alla larga, invece che a pretendere più cura, più risorse, più presidio del territorio?
Perché il paradosso è evidente: più disertiamo i nostri spazi verdi per paura, più li lasciamo davvero in balia dell’abbandono, e l’abbandono, quello sì, è il terreno in cui certi fenomeni trovano spazio per crescere indisturbati. La miglior difesa di un sentiero, di un parco, di un bosco non è la diffidenza: è la sua frequentazione consapevole, curata, quotidiana. È la presenza di chi lo cammina, di chi lo pedala, di chi lo racconta.
Il nostro territorio non ha bisogno di essere temuto. Ha bisogno di essere vissuto, difeso e, quando serve, raccontato per quello che è davvero: un’eredità che vale la pena proteggere, non un pericolo da cui fuggire.
I 102 Comuni della provincia di Varese che rientrano in almeno un’area protetta o riconosciuta
Agra, Angera, Arcisate, Arsago Seprio, Azzate, Barasso, Bedero Valcuvia, Besnate, Besozzo, Biandronno, Brebbia, Brenta, Brezzo di Bedero, Brinzio, Brunello, Busto Arsizio, Cadrezzate con Osmate, Cairate, Cantello, Caravate, Cardano al Campo, Carnago, Caronno Pertusella, Caronno Varesino, Casale Litta, Casciago, Casorate Sempione, Cassano Valcuvia, Cassano Magnago, Castellanza, Castello Cabiaglio, Castelseprio, Castelveccana, Castiglione Olona, Cislago, Cittiglio, Cocquio-Trevisago, Comabbio, Comerio, Cremenaga, Crosio della Valle, Cuasso al Monte, Cugliate-Fabiasco, Cuvio, Daverio, Dumenza, Fagnano Olona, Ferno, Ferrera di Varese, Galliate Lombardo, Gavirate, Gazzada Schianno, Gemonio, Gerenzano, Germignaga, Golasecca, Gorla Maggiore, Gorla Minore, Gornate Olona, Grantola, Inarzo, Induno Olona, Ispra, Jerago con Orago, Lavena Ponte Tresa, Laveno-Mombello, Leggiuno, Lonate Ceppino, Lonate Pozzolo, Lozza, Luino, Luvinate, Maccagno con Pino e Veddasca, Malnate, Marchirolo, Marnate, Marzio, Masciago Primo, Mercallo, Mesenzana, Monvalle, Morazzone, Mornago, Oggiona con Santo Stefano, Olgiate Olona, Orino, Origgio, Porto Valtravaglia, Rancio Valcuvia, Ranco, Samarate, Sangiano, Saronno, Sesto Calende, Solbiate Olona, Somma Lombardo, Sumirago, Taino, Terme Valtravaglia, Travedona Monate, Tronzano Lago Maggiore, Uboldo, Valganna, Varese, Vedano Olona, Venegono Inferiore, Venegono Superiore, Vergiate, Viggiù, Vizzola Ticino.
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