Matt Damon racconta la storia della ragazza zambiana che gli ha ricordato la sua adolescenza con Ben Affleck: ecco come è andata


Quando Matt Damon parla di Water.org, la sua voce cambia registro. Via il protagonista di Odissea di Christopher Nolan, via la star da Oscar per Will Hunting – Genio Ribelle. Quello che emerge è un uomo di 55 anni che ha camminato un miglio, poco più di un chilometro e mezzo, nella polvere rossa dello Zambia con una tanica di plastica in mano, accanto a una ragazzina di 14 anni che voleva diventare infermiera. «Stavo aspettando che tornasse da scuola», racconta in un’intervista esclusiva a People. «Poi abbiamo preso i bidoni, abbiamo camminato fino al pozzo, e abbiamo parlato. Ho sentito subito una connessione fortissima con lei».

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Quella tanica, quando è piena, pesa quasi 20 chili. E ogni giorno, in migliaia di villaggi in tutto il mondo, le bambine si svegliano, fanno chilometri e chilometri, la riempiono e la portano a casa. Poi il giorno dopo si alzano e ricominciano da capo.

Un lavoro vero e proprio, massacrante, ma indispensabile. L’acqua pulita e potabile non è un lusso, è una necessità. Avere l’acqua a portata di mano cambia drasticamente le vite di queste ragazze. Meno ore camminano, più ore restano per studiare, sognare, costruirsi una vita. È matematica brutale.

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Matt Damon racconta la storia della ragazza zambiana che gli ha ricordato la sua adolescenza con Ben Affleck: ecco come è andata (foto Getty Images)

Matt Damon: «Quella ragazzina mi ricordava me e Ben Affleck a quell’età»

La ragazza dello Zambia aveva qualcosa che ha colpito Damon al di là della sua storia. Aveva la stessa determinazione allegra e incrollabile di chi non ha ancora imparato che certe cose sono impossibili. «Mi ricordava tantissimo me e Ben Affleck alla sua età», dice l’attore. «Diceva: “Me ne vado da qui. Vado a Lusaka, divento infermiera, vado nella grande città”. Era esattamente il modo in cui Ben e io parlavamo di New York, di fare gli attori, di lasciare Boston».

Damon e Affleck sono cresciuti a pochi isolati di distanza nel quartiere di Cambridge, Massachusetts. E Matt ha riconosciuto in quella 14enne la stessa fame di futuro, gli stessi discorsi da adolescenti convinti di avere il mondo in tasca. «Era fondamentalmente come ogni 14enne dovrebbe essere: aveva grandi speranze e grandi sogni, e guardava avanti al resto della sua vita». È quella normalità strappata che lo ha colpito più di qualsiasi statistica.

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Matt Damon al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, il 20 gennaio 2026. L’attore è stato invitato alla kermesse in quanto co-fondatore di Water.org per parlare del problema dell’acqua potabile (foto Getty Images)

Cos’è Water.org e come funziona davvero

Il percorso di Damon verso la causa dell’acqua potabile ha avuto un innesco improbabile. Era il 2006 quando, cedendo alle insistenze continue del suo amico Bono degli U2, che da anni lo esortava a occuparsi dell’Africa, l’attore è partito per un viaggio nel continente. È stato lì, girando tra i villaggi dell’Africa subsahariana, che ha capito: alla radice di quasi ogni problema c’era la difficoltà di approvvigionamento idrico. Tornato a casa, ha fondato H2O Africa Foundation con uno scopo preciso: portare l’acqua potabile alle famiglie che non ce l’avevano. Ma si è reso presto conto che serviva qualcuno che capisse davvero la complessità del problema, nelle sue dimensioni finanziarie, infrastrutturali e culturali.

Quell’esperto era Gary White, ingegnere di Kansas City con una reputazione internazionale come specialista di crisi idriche, che dal 1990 portava avanti la sua WaterPartners International. Si sono incontrati nel 2008 al Clinton Global Initiative di New York. Bill Clinton li ha poi definiti «la coppia improbabile», e il soprannome è molto azzeccato. Nel 2009 hanno unito le forze e Water.org ha preso la forma che ha oggi.

Il punto cruciale, quello che distingue Water.org da tante altre organizzazioni, è proprio il modello. Scavare pozzi nei villaggi non basta: troppo spesso vengono costruiti, abbandonati e dimenticati, senza che nessuno si faccia carico della manutenzione. White ha capito che la soluzione vera era un’altra: portare l’acqua direttamente nelle case, attraverso il microfinanziamento. Piccoli prestiti accessibili permettono alle famiglie di installare e gestire in autonomia una connessione idrica domestica, senza dipendere da aiuti esterni che possono venire meno. Il 99 per cento dei prestiti viene rimborsato. Oltre 88 milioni di persone in 15 paesi di Africa, Asia e America Latina hanno oggi accesso all’acqua corrente o a servizi igienici grazie a questo approccio. Charity Navigator assegna all’organizzazione il massimo punteggio da oltre dieci anni.

Non solo sete: il futuro che l’acqua può salvare

La rivelazione più profonda, per Damon, è arrivata mentre si allontanava da quel villaggio zambiano. «Ho realizzato che, se qualcuno non avesse avuto la lungimiranza di scavare quel pozzo vicino a casa sua, lei non sarebbe stata a scuola. Avrebbe passato l’intera giornata a procurare l’acqua per la sua famiglia, e non avrebbe sognato di diventare infermiera». L’accesso all’acqua non è solo una questione di sopravvivenza: è la condizione che permette a una bambina di avere il tempo di essere una bambina.

Lo racconta bene un’altra storia, questa volta dall’Haiti dei primi anni di Water.org, che Damon ha riportato nel libro Il valore dell’acqua, scritto insieme a Gary White. Ha chiesto a una 13enne cosa avrebbe fatto con il tempo guadagnato grazie all’accesso all’acqua. «Le ho chiesto: farai i compiti? Mi ha guardato con disprezzo e ha detto: “Non ho bisogno di più tempo per fare i compiti. Sono la più intelligente della classe”».

E quando Damon le ha chiesto cosa avrebbe fatto allora con tutto quel tempo, la risposta è stata lapidaria e spiazzante: «Vado a giocare». Quella bambina non aveva mai avuto il tempo di essere una bambina. È quello che Damon chiama «soffocamento del potenziale umano»: qualcosa che, dice, lo turba ancora oggi più di qualsiasi dato sulla mortalità. «Ne parlo ancora, ci penso continuamente».

Due miliardi di persone senza acqua potabile: Matt Damon e una soluzione che esiste già

I numeri restano difficili da metabolizzare. «Ci sono oltre due miliardi di persone nel mondo senza accesso all’acqua potabile: uno su quattro», dice Damon. Ma né lui né White li usano per paralizzare. «Non abbiamo bisogno di un miracolo», ripete White. «La tecnologia esiste. Quello che manca è l’accesso ai capitali per installarla». Nel 2019, prima che il Covid rimescolasse le carte, tra Water.org e WaterEquity riuscivano ad aiutare 2 milioni di persone a trimestre. La pandemia ha rallentato tutto, ma ha anche dimostrato quanto l’acqua sia centrale a ogni cosa: quante volte, nei mesi più bui, ci hanno ripetuto di lavarci le mani?

Damon non ha smesso di trovare modi nuovi di raccontarlo. L’ultimo, in ordine di tempo, lo ha visto trasformarsi in rapper con il nome d’arte The Nomad, che è semplicemente Damon scritto al contrario, per la nuova campagna di sensibilizzazione dell’organizzazione. Il messaggio, però, è sempre lo stesso, e lui lo ripete da quasi vent’anni con la stessa convinzione: «L’accesso all’acqua è accesso all’istruzione, accesso al lavoro, accesso soprattutto al tipo di futuro che vogliamo per le nostre famiglie e per tutti i membri della nostra famiglia umana».

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 Sara Sirtori

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