Una forte scossa di terremoto ha interessato l’Etna nella tarda mattinata di oggi, sabato 15 agosto, provocando apprensione tra residenti, turisti ed escursionisti presenti sul versante settentrionale del vulcano. Il sisma è stato registrato alle 12:24 dalla rete dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ed è stato caratterizzato da una magnitudo 3.9, ma soprattutto da una profondità estremamente ridotta, elemento che ha reso lo scuotimento particolarmente evidente nelle aree più vicine all’epicentro.

L’evento è stato localizzato a circa 7 chilometri a Ovest di Linguaglossa, in provincia di Catania, con un ipocentro a circa un chilometro di profondità. Proprio la superficialità della scossa ha favorito una marcata deformazione del terreno in alcuni settori del vulcano, dove sono state osservate fratture sul manto stradale. Secondo quanto comunicato dalla Protezione Civile regionale, il terremoto è associato al movimento della faglia della Pernicana, una delle strutture tettoniche più attive dell’area etnea.

Terremoto Etna, la strada per Piano Provenzana si spacca

Le conseguenze più evidenti sono state riscontrate lungo la viabilità che conduce verso Piano Provenzana, importante area turistica e punto di accesso alle escursioni sul versante Nord dell’Etna. Il movimento del terreno ha provocato una vistosa frattura della carreggiata nella zona Ragabo-Clan dei Ragazzi, rendendo necessario un immediato intervento delle autorità per valutare le condizioni della strada e la sicurezza dell’intera zona.

La situazione ha fatto scattare una serie di verifiche da parte della Protezione Civile, del Corpo Forestale e del personale degli enti locali. Per ragioni esclusivamente precauzionali è stata inoltre disposta l’evacuazione di alcuni ristoranti presenti nell’area, particolarmente frequentata nella giornata di Ferragosto. Al momento delle prime ricognizioni non risultavano segnalazioni di persone ferite né di ulteriori danni rilevanti agli edifici.

Faglia della Pernicana in movimento, cosa sta accadendo sul versante Nord dell’Etna

L’elemento geologico più significativo dell’episodio è rappresentato dall’attivazione della faglia della Pernicana, sistema di fratture che attraversa il settore nord-orientale dell’edificio vulcanico. Si tratta di una struttura fondamentale nella complessa dinamica dell’Etna, perché contribuisce ad assorbire le deformazioni prodotte dal lento movimento del fianco orientale del vulcano verso il Mar Ionio.

Il direttore dell’Agenzia regionale di Protezione Civile della Sicilia, Salvo Cocina, ha ricondotto gli effetti osservati sul territorio proprio al movimento della faglia. In queste aree, infatti, i terremoti possono verificarsi a profondità molto ridotte e, anche senza raggiungere magnitudo particolarmente elevate, possono produrre deformazioni del terreno molto localizzate, soprattutto lungo strade e infrastrutture che attraversano direttamente le linee di faglia.

Etna, perché una scossa superficiale può provocare danni visibili alle strade

La caratteristica più importante del terremoto di oggi non è soltanto la magnitudo 3.9, ma la posizione estremamente superficiale dell’ipocentro. Quando l’origine di un sisma si trova appena al di sotto della superficie, l’energia percorre una distanza molto breve prima di raggiungere il terreno. Per questo motivo gli effetti possono risultare intensi in una zona circoscritta e possono essere accompagnati da movimenti diretti lungo le faglie.

Nel caso dell’Etna, la situazione è ulteriormente complessa perché l’attività sismica si inserisce in un sistema nel quale interagiscono sia le sollecitazioni tettoniche sia le continue deformazioni dell’edificio vulcanico. Il versante orientale del vulcano è interessato da un lento movimento verso il mare, mentre all’interno dell’Etna agiscono contemporaneamente pressioni e variazioni legate alla dinamica magmatica. La combinazione di questi processi determina l’accumulo e il successivo rilascio di tensioni lungo le strutture più fragili della crosta.

Etna, un territorio caratterizzato da faglie attive e frequenti terremoti

L’area compresa tra Linguaglossa, il versante settentrionale e quello nord-orientale dell’Etna presenta una sismicità storicamente significativa. Il vulcano è attraversato da numerosi sistemi di faglie che, nel corso del tempo, hanno prodotto sciami sismici e terremoti superficiali, alcuni dei quali in grado di determinare effetti importanti nelle aree pedemontane.

Non tutti questi terremoti sono necessariamente il segnale di un’imminente nuova fase eruttiva. La sismicità etnea può infatti essere collegata a differenti processi: variazioni di pressione all’interno del sistema vulcanico, riassetti delle rocce, movimenti dei fianchi dell’edificio e scorrimenti lungo le faglie. Saranno quindi i dati strumentali dell’INGV e l’evoluzione delle prossime ore a consentire agli specialisti di ricostruire nel dettaglio il meccanismo della scossa avvenuta nel giorno di Ferragosto.

Sopralluoghi sull’Etna dopo il terremoto, attenzione concentrata su Piano Provenzana

L’attenzione resta soprattutto concentrata sul settore di Piano Provenzana e sulla strada interessata dalle fratture. Le squadre impegnate sul territorio stanno verificando l’eventuale presenza di ulteriori deformazioni, con l’obiettivo di individuare rapidamente criticità lungo la viabilità e nelle strutture frequentate da residenti e visitatori.

Il terremoto delle 12:24 del 15 agosto rappresenta così un nuovo episodio significativo nell’attuale dinamica dell’Etna, un vulcano costantemente sottoposto a monitoraggio proprio per l’interazione tra attività eruttiva, deformazioni del suolo e sismicità. La profonda frattura comparsa sulla strada verso Piano Provenzana mostra in maniera particolarmente evidente come, sul vulcano siciliano, anche un terremoto di magnitudo moderata possa lasciare effetti immediatamente visibili quando il movimento avviene praticamente a ridosso della superficie.


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Ilaria Calabrò

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