I 32 alpinisti del Goûter

Le agenzie di stampa hanno diffuso un comunicato il cui contenuto, più o meno, assomigliava al seguente.

Il rifugio Goûter era chiuso perché, vista la pericolosità dell’area, il sindaco di Saint-Gervais, Jean-Marc Peillex, aveva emesso un’ordinanza. La decisione era stata presa dopo una frana caduta sul tristemente famoso passaggio del Corridoio del Goûter e a causa del rischio di caduta di ulteriori massi. Peillex è ben noto alle cronache per l’essersi trovato periodicamente al centro di rissosissime polemiche con argomento il Monte Bianco e la libertà di salirlo, nonché per le cause legali con la guida Christophe Profit. Vedi anche:
https://gognablog.sherpa-gate.com/il-numero-chiuso/
https://gognablog.sherpa-gate.com/se-vuoi-salire-in-vetta-prima-versa-la-cauzione/
https://gognablog.sherpa-gate.com/laffare-dei-paletti-del-monte-bianco/

“Il periodo di siccità che stiamo attraversando – aveva scritto il primo cittadino del comune francese, in seguito ad una frana che si era abbattuta sul canalone -, fa sì che la pratica dell’alpinismo richieda una vigilanza del tutto particolare. I diversi episodi di ondata di calore, per l’ascesa dell’Aiguille du Goûter e, in particolare per l’attraversamento del “couloir”, in importanti cadute di pietre. Di fronte a questa situazione, le compagnie delle guide di Saint-Gervais-Les Contamines e di Chamonix hanno già deciso di sospendere le salite previste sul Monte Bianco finché questa situazione persisterà. Di fronte a questa situazione, ho preso la decisione, tramite un’ordinanza municipale, di chiudere i rifugi della Tête Rousse e del Goûter”.

Nonostante il divieto e gli avvertimenti, 32 alpinisti hanno comunque raggiunto il rifugio del Goûter, dove hanno trascorso la notte. Al mattino hanno chiesto al gestore Antoine Ratin di allertare i soccorsi per essere recuperati gratuitamente in elicottero.

Ratin ha quindi contattato il sindaco Jean-Marc Peillex, che ha respinto la richiesta. In una dura nota, il primo cittadino ha spiegato che i 32 alpinisti:
“hanno consapevolmente ignorato i consigli delle guide turistiche di Saint-Gervais, Chamonix, Courmayeur e dell’ufficio di alta montagna, che sconsigliavano la scalata o invitavano a tenere conto del rischio di caduta massi, le cui immagini erano state pubblicate sui social media venerdì scorso. Quindi hanno scalato consapevolmente l’Aiguille du Goûter sapendo che sarebbero poi dovuti ridiscendere”.

Peillex ha aggiunto:
“Con sorpresa – aggiunge – questa mattina (12 agosto 2026, NdR) sono stato svegliato da una telefonata di Antoine Rattin, responsabile del rifugio Goûter e del suo assistente Mathis Fuchs, pressati dai 32 alpinisti che avevano dormito nel rifugio e che… pretendevano di essere prelevati gratuitamente dall’elicottero della protezione civile o della gendarmeria! Questa mattina, con le condizioni per attraversare il Corridoio del Goûter tornate a essere “tranquille”, nulla ha impedito loro di iniziare la discesa”.

Nella seconda parte del comunicato, ancora più dura, il sindaco ha spiegato di essersi consultato con il PGHM, il Soccorso Alpino francese, e di aver autorizzato un’evacuazione tramite una compagnia privata, ma a spese degli alpinisti:

“Resistiamo! Dopo essermi consultato con il comandante del PGHM, e poiché non si trattava di una situazione pericolosa che richiedesse il loro intervento, ho deciso di autorizzare la compagnia di elicotteri privata CMBH a evacuare questi alpinisti a loro spese. Questo è ciò che è stato fatto, tranne per alcuni che sono scesi… a piedi senza problemi. Il rifugio Goûter è ora vuoto, in attesa che la montagna torni ad essere accessibile. Questa fermezza deve inaugurare una nuova era e creare un “precedente” che permetta la riforma delle norme francesi in materia di soccorso, riservandole esclusivamente ai casi di reale necessità, e facendo sì che chi si comporta in modo irresponsabile paghi per i propri abusi e rischi. Per decenni, sotto la maschera di principi sacrosanti come “la montagna è uno spazio di libertà” e “la Francia è generosa e deve aiutare e assistere tutti”, persino gli irresponsabili. È ora di porre fine a tutto questo!”.

Alla fine, alcuni alpinisti sono scesi a piedi, mentre altri hanno utilizzato l’elicottero privato per raggiungere valle, pagando personalmente il costo dell’evacuazione.

Il parere di Mondo Montagna
La vicenda ricorda a chiunque frequenti la montagna una regola semplice che troppo spesso viene dimenticata. Un divieto non è un suggerimento facoltativo, ma nasce da valutazioni tecniche pensate per proteggere la vita di chi sale. Rispettarlo significa evitare di mettere a rischio se stessi e chi poi è chiamato a intervenire in soccorso, perché la montagna concede fiducia solo a chi la affronta con responsabilità.

Il parere di Andrea La Martina
Non si comprende quello che dice il sindaco (che, lo si ricordi, è quel “simpaticone” che voleva mettere la cauzione per il funerale a chi si avventura sulle montagne).
Allora, questi 32 alpinisti salgono regolarmente, in assenza di divieti (l’ordinanza entra in vigore alle ore 14 dell’11 agosto 2026 e loro erano già arrivati al Goûter. Poi, il sindaco emette questa ordinanza e vieta loro di scendere. Loro chiedono di essere soccorsi. Il sindaco dice che non ci sono più impedimenti (ma non revoca ufficialmente la ordinanza).

Per cui, il sindaco DEVE soccorrere le persone, se ha emanato un vincolo al passaggio dopo che gli alpinisti erano già arrivati su. E, se dice che è tutto ok, DEVE parimenti prendersi la responsabilità revocando prima l’ordinanza (se uno si fa male passando da un sentiero interdetto dopo che il sindaco lo ha dichiarato pulito, il sindaco diventa responsabile). Peraltro, il sindaco sconfessa anche il parere delle presunte guide che avrebbero sconsigliato l’ascesa ai medesimi alpinisti: se dice che il pericolo è cessato neanche 16 ore dopo la propria ordinanza, allora quelle guide avevano avvisato di un pericolo inesistente.

Il parere di Edmond Joyeusaz
Il gioco di “tirare le parole” fa parte della storia umana. Fin da quando l’uomo è stato in grado di comunicare, ha scoperto che lo stesso evento può assumere colori differenti, a seconda delle parole che si usino per descriverlo.

Ma in questo momento si ha la netta impressione che questa tendenza umana a distorcere la visione dei fatti a proprio favore sia particolarmente aumentata.

I 32 alpinisti non hanno sfidato l’ ordinanza perché oramai da circa 10 anni se non hai la prenotazione per i 2 rifugi (Tête Rousse o Goûter) non puoi salire; appena scendi dal treno al capolinea di Nid d’ Aigle la Brigade Blanche controlla le prenotazioni, senza non sali, vieni ricacciato a valle (regola voluta dal Sindaco di Saint Gervais). Gli alpinisti interessati erano già al Goûter quando il Sindaco ha emesso l’ordinanza. Probabilmente visto che la situazione era talmente PERICOLOSA, CATASTROFiCA, una vera EMERGENZA, da chiudere immediatamente il rifugio, gli alpinisti, allarmati, avranno pensato che fosse crollata mezza montagna ed hanno chiesto di essere portati a valle. Anche perché, in canale interessato dalla caduta sassi è 700 metri più in basso. Alla richiesta degli alpinisti il Sindaco comunica che dovevano scendere a piedi, quindi; la situazione non era così pericolosa, o a questo punto il Sindaco voleva che gli alpinisti rischiassero la vita per scendere… Crei un’emergenza e poi subito dopo la neghi… Ci sono delle evidenti contraddizioni… Va ricordato, che qualche anno fa quello stesso Sindaco chiuse l’accesso al M.Bianco (lo fecero anche i Sindaci di Valtournenche e Zermatt per il Cervino). Ma, se chiudi una montagna per caduta sassi, il problema si pone quando riapri, in sostanza certifichi che non vengono più giù sassi e questo si sa che è impossibile e quindi fioccano richieste di risarcimento dagli avvocati scafati… Dopo quell’esperienza, i Sindaci si guardano bene dal chiudere le montagne. Per cui non si chiudono più le montagne ma i rifugi…

Non dimentichiamo che il Sindaco di Saint Gervais è famoso per le sue ordinanze; qualche hanno fa aveva proposto che gli alpinisti che avessero intenzione di scalare il Monte Bianco avrebbero dovuto lasciare una cauzione di 10.000 € per il funerale… Non perde occasione per apparire sui giornali e sul web… Il problema sono i social; sono 40 anni che accompagno alpinisti sulla cima del Monte Bianco, i sassi in quel canale sono sempre caduti. Ora con i social, dopo 5 minuti tutto il mondo intero ne è partecipe; prima dell’avvento dei social, solo i presenti ne erano a conoscenza. Comunque, rimane il punto dove muoiono più alpinisti di tutte la Alpi, (quest’anno 2026 sono già 3, mediamente sono 3-4 per stagione) anche perché, circa 200 persone al giorno attraversano quel canale. Sono circa 70 metri, ci impieghi normalmente poco più di 1 minuto… Io sono sceso sabato dalla cima del Monte Bianco per la 232a volta, e la situazione era molto tranquilla,.

Il parere di Francesca Noceti
Vorrei (ri)sollecitare la riflessione sul tema “sicurezza, responsabilità e normative”. A me pare che la questione specifica (il fatto del rifiuto di soccorso gratuito ai 32 alpinisti “imprudenti”) sia facilmente approvabile, perché c’erano stati gli allerta delle guide e l’ordinanza di chiusura dei due rifugi della Tête Rousse e del Goûter, e dunque questi 32 avrebbero agito indubbiamente da irresponsabili. E però, al tempo stesso, mi sembra che approvare tout court la decisione del sindaco rischi di piazzare tutti noi su un terreno molto scivoloso. Perché se è vero — e sacrosanto! — che la responsabilità individuale deve essere il motore primo delle nostre azioni, è vero anche che il limite normativo sugli interventi di soccorso (così come le tante proposte di “patentini alpinistici”) rappresenta una posizione ideologica propria di chi resta a valle e figlia della nostra era della sicurizzazione obbligatoria. Posizione che produce e incentiva, a cascata, l’approccio consumistico alla montagna, la fortuna delle compagnie assicurative, la scarsa consapevolezza del concetto di “rischio” e, in ultima analisi, la deresponsabilizzazione dell’individuo. Un circolo vizioso, dunque.
Ho il sospetto che qui, come in tanti altri campi, oggi le parole chiave da continuare a pronunciare siano “formazione” e “rispetto”. Dalle quali consegue poi “libertà”.


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