La prima torre in cemento armato d’Europa, alta 90 metri, venne costruita a Grenoble nel 1925. Oggi a 101 anni dalla sua inaugurazione e dopo oltre sessant’anni di chiusura al pubblico è di nuovo possibile salire in cima al capolavoro di Auguste Perret (Ixelles, 1874 – Parigi, 1954). Il restauro durato due anni e mezzo è stato condotto sotto la supervisione di François Botton, architetto capo dei Monuments Historiques. Complessivamente sono stati spesi 15,5 milioni di euro sostenuti dal Comune, dalla Direzione regionale alla cultura, dal Dipartimento dell’Isère e da mecenati locali.

La Torre Perret di Grenoble. Ph: Dario Bragaglia

L’immediato successo della Torre Perret

Auguste Perret, architetto parigino, già celebre per la costruzione del Théâtre des Champs-Élysées e della chiesa di Notre Dame de Raincy (1922-1923), soprannominata la Sainte-Chapelle del cemento armato, venne invitato a progettare una torre di osservazione sulle Alpi in occasione dell’Esposizione internazionale dedicata all’energia idroelettrica e al turismo. L’expo in programma a Grenoble da maggio a ottobre 1925 attirò oltre un milione di visitatori e aveva proprio nella Tour Perret uno dei suoi simboli e attrazioni principali. I visitatori potevano salire fino alla piattaforma di osservazione grazie all’ascensore interno che, accuratamente restaurato, è ritornato in servizio in occasione della riapertura lo scorso 11 luglio.

Visitare la torre oggi, dopo la riapertura

Abbiamo avuto 4.330 visitatori solo nel mese di luglio e durante le giornate di maggior afflusso salgono 400 persone al giorno”, spiega Rebecca Bilon, direttrice del Muséum di Grenoble e responsabile anche della gestione della torre. La visita può essere fatta in autonomia (ingresso 7 €) salendo fino alla piattaforma panoramica posta a 60 metri di altezza oppure affidandosi alle visite guidate che consentono di salire ulteriori 20 metri utilizzando la splendida e aerea scala elicoidale. Dall’alto, appena sotto la boule in cemento che corona la torre, si ha una vista a 360° sull’area metropolitana di Grenoble, sui massicci della Chartreuse e del Vercors e sulla catena delle Alpi, con il Monte Bianco che si può scorgere nelle giornate serene al fondo della valle dell’Isère.

La storia dell’avveniristico edificio di Grenoble

L’eleganza dell’edificio, che ha un piano ottagonale di 8 metri di diametro, si coglie sia dall’osservazione esterna sia all’interno: in particolare si notano i sottili piloni portanti che donano leggerezza alla struttura che si restringe verso l’alto, con la scansione di tre registri; all’interno la luce filtra attraverso eleganti forature geometriche, motivi già utilizzati nella chiesa di Raincy. Merita un accenno la vicenda che condusse Perret a ricevere la commissione a Grenoble. A far da tramite fra le personalità locali incaricate di organizzare l’Esposizione Internazionale – in particolare il sindaco di allora, Paul Mistral – e l’architetto parigino fu Marie Dormoy. Nel 1921, la nota scrittrice, giornalista e critica d’arte incontrò casualmente Perret nell’atelier parigino dello scultore Antoine Bourdelle e fu affascinata dalle sue teorie rivoluzionarie in campo architettonico. Fu lei – i due diventarono anche amanti – a convincerlo a proporre un progetto per l’expo che, prima osteggiato dagli architetti locali, fu infine accettato. I lavori di costruzione iniziati il 24 maggio 1924 terminarono il 4 maggio 1925, appena un paio di settimane prima dell’inaugurazione dell’Esposizione avvenuta il 21 maggio.

L’Esposizione internazionale dell’energia idroelettrica e del turismo di Grenoble

L’area espositiva si trovava appena a sud del centro storico, in uno spazio militare dismesso che venne per l’occasione trasformato in un parco pubblico. Oltre alla torre altri edifici rappresentativi, oggi scomparsi, erano il Grand Palais de l’Houille Blanche (definizione francese per indicare l’energia idroelettrica) e il Grand Palais du Tourisme. L’Italia era presente con ben due grandi padiglioni, di cui uno dedicato al turismo, mentre gli altri Stati ospiti erano confinati in un unico padiglione. Completava lo scenario, che di notte si illuminava grazie alla presenza di 10 mila lampadine, una grande fontana luminosa.

La Tour Perret dall’Esposizione del 1925 ai Giochi olimpici del 1968

Oggi a ricordare quell’evento è rimasta solo la Tour Perret. Dall’alto si scorgono, però, altri edifici che segnarono, 43 anni dopo e nello stesso luogo, un altro evento epocale per Grenoble: i Giochi olimpici invernali del 1968. All’interno del perimetro del Parco Mistral si possono osservare il Palais des sports (sede delle gare di hockey su ghiaccio e pattinaggio artistico) e la pista per il pattinaggio di velocità. Più defilato c’è il braciere olimpico in acciaio ricoperto di alluminio. Altro simbolo dell’architettura modernista Anni Sessanta è l’Hotel de Ville. Progettato dall’architetto Maurice Novarina, venne inaugurato nel dicembre del 1967 come simbolo del rinnovamento e della modernizzazione della città alla vigilia dell’appuntamento olimpico. Negli spazi aperti al pubblico conserva numerose opere d’arte. Più lontani, in direzione est, tre grattacieli residenziali (Les Trois Tours, 1965-1968) sono altri esempi di quella spinta alla verticalità che ebbe un primo riferimento proprio nella Tour Perret. Scelte di carattere architettonico che hanno determinato l’aspetto attuale di Grenoble, considerata la piccola metropoli “moderna” nel cuore delle Alpi.

Grenoble e la regione del cemento francese

La scelta di costruire una torre in cemento armato nel capoluogo dell’Isère non fu una decisione del tutto inattesa, perché la regione conosceva bene questo materiale da costruzione. A Vif, una ventina di chilometri a sud di Grenoble, nel 1853 era stato aperto il primo cementificio Vicat che prende il nome dall’inventore del cemento artificiale, Louis Vicat. Un’azienda che ancora oggi opera a livello internazionale ed è stata fra i mecenati del restauro della Tour Perret. Girando nel centro di Grenoble si incontrano alcuni edifici precursori dell’uso del cemento armato. Quello del 1912 in rue de la République (civici 6-8) fu il primo e oggi ospita un supermercato Monoprix. Spettacolare anche il garage con rampa elicoidale (al numero 6 di Rue Bressieux) con ossatura in cemento armato su sette livelli costruito nel 1929. Ma già da qualche decennio il cemento era impiegato anche come elemento decorativo degli immobili di prestigio – con esempi che si osservano in Rue Félix Poulat davanti alla chiesa di Saint-Louis. Conosciuti da tutti come i palazzi degli “elefanti” e dei “tre delfini”, risalgono al 1902 e al 1903 e le decorazioni delle loro facciate, ad eccezione del piano terra, sono realizzate tutte in cemento stampato. Grenoble può contare oggi su 17 edifici classificati come “Architecture contemporaine remarquable” dal Ministero della Cultura e portano la firma di architetti ben conosciuti come André Wogenscky e Jean Prouvé.

Dario Bragaglia

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