Allarme rosso batterie power bank in fiamme sugli aerei: gli accumulatori dei di quei dispositivi portatili, così come quelli di sigarette elettroniche e smartphone provocano incendi due volte a settimana solo negl USA, dice il Post.
Le ricariche tascabili accumulano energia elettrica al suo interno tramite una batteria (solitamente agli ioni di litio o ai polimeri di litio) per poi restituirla ad altri dispositivi elettronici. Il tutto tramite cavo USB. Così da alimentare per qualche tempo smartphone, tablet, cuffie wireless o console quando si è in movimento senza accesso a una presa di corrente a muro.
Power bank in fiamme: uno dei precedenti
Fra i precedenti, da citare quello del 28 gennaio del 2025, quando un aereo diretto a Hong Kong stava per partire dall’aeroporto di Gimhae, in Corea del Sud. Si diffusero fiamme nel velivolo che l’equipaggio non riuscì a spegnere. Per fortuna, tramite scivoli di emergenza, le persone a bordo vennero tratte in salvo. Il bilancio? Feriti e metà fusoliera distrutta.
Dopo le indagini, la verità: all’origine del guaio c’era un power bank con un guasto elettrico/cortocircuito interno.
Infatti, la compagnia coreana Air Busan vietò da quel giorno di lasciare i mini caricatori nelle cappelliere. Poi intervenne il Governo sudcoreano a estendere il divieto a tutte le compagnie aeree.
I passeggeri devono tenere i power bank con sé dentro sacchetti di plastica trasparenti, o coi connettori coperti da nastro isolante. In volo, divieto di utilizzo per ricaricare i telefonini.
No power bank in aereo
Dal 27 marzo 2026, regole analoghe sono uno standard internazionale, per via dell’elevato numero di sinistri. L’ICAO, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di aviazione civile, ha stabilito una regola precisa: ogni passeggero può portare al massimo due power bank, che non possono eccedere i 100 wattora. Senza la possibilità di usarli. E da trasportare in cabina, non nel bagaglio registrato. Per le batterie di ricambio e i power bank, invece, la stiva è vietata. E per smartphone e laptop? In stiva solo se completamente spenti e protetti da urti e accensioni accidentali.
La soglia dei 100 Wh è la regola generale per le batterie al litio di ricambio e i power bank, ma esistono regole specifiche per batterie di capacità superiore e, soprattutto, le compagnie aeree possono applicare limiti più restrittivi.
Problema globale
Negli USA, la Federal Aviation Administration (FAA), tiene un registro degli eventi di surriscaldamento, fumo, fiamme o esplosione provocati da batterie al litio negli aerei.
Il problema è che ogni passeggero porta con sé in media fino a quattro dispositivi con una batteria al litio. Molti modelli a basso costo non rispettano i test internazionali previsti per le batterie al litio. Specie quelli magnetici che si appoggiano al dorso del telefono: prodotto esposto alla contraffazione.
Cosa succede in aereo
Quante probabilità ci sono che il power bank vada a fuoco in un aereo, in un’auto o altrove? Identiche. Ma nel primo caso le conseguenze sono pesantissime perché spegnere un incendio risulta molto difficile. Perché vanno in fiamme? L’energia in eccesso viene ceduta all’ambiente in forma di calore: se il dispositivo è vecchio o ha un difetto di fabbrica, il passaggio al fuoco è veloce.
Idem se il caricabatterie non è quello fornito dal produttore, che fa arrivare alla batteria troppa corrente o troppo poca, facendola surriscaldare. Quando la temperatura interna sale troppo, spesso si innesca la thermal runaway: la fuga termica, una sequenza di reazioni in cui ogni passaggio produce il calore che innesca quello successivo.
Le celle delle batterie al litio hanno i poli immersi in un liquido infiammabile, l’elettrolita. Tra gli 80 e i 120°C si decompone la pellicola protettiva che ricopre il polo negativo, che entra in contatto diretto con l’elettrolita, liberando gas infiammabili e altro calore. Tra i 130 e i 160°C il foglio che separa i due poli si ritira e fonde. Se i poli si toccano, l’energia esce in pochi istanti sotto forma di calore, facendo aumentare la temperatura. Alcuni materiali catodici possono contribuire alla disponibilità di ossigeno durante la decomposizione ad alta temperatura, ma non è corretto presentare il fenomeno come una regola semplice e identica per tutte le batterie al litio. La temperatura può schizzare a 1000 °C.
Gli estintori non interrompono la reazione che continua dentro la batteria, e il fuoco può non fermarsi o riaccendersi dopo essere stato spento. La procedura raccomandata è quindi raffreddare le batterie, versando sui dispositivi grandi quantità di acqua. È bene continuare per almeno un quarto d’ora dopo che le fiamme si sono spente o il fumo si è dissipato.
Occhio alla stiva
La stiva degli aerei dispone di sistemi di rilevamento e di soppressione degli incendi, ma la gestione di una batteria al litio in fiamme è particolarmente complessa. Un incendio provocato da una batteria può infatti sviluppare molto calore e, una volta iniziata la fuga termica, il rischio non si esaurisce necessariamente con lo spegnimento delle fiamme visibili. Per questo le batterie di ricambio e i power bank devono essere trasportati in cabina, dove il personale di bordo può intervenire più rapidamente in caso di fumo o incendio.
Questione psicologica
Poi c’è il tema del panico tra i passeggeri degli aerei: questo tipo di emergenze avviene infatti in un luogo da cui non si può scappare. A bordo, anche un piccolo incendio può trasformarsi rapidamente in una minaccia percepita come enorme, soprattutto quando compaiono fumo, fiamme e odori insoliti in uno spazio chiuso, affollato e sospeso a migliaia di metri dal suolo.
La reazione dei passeggeri può diventare quindi un fattore decisivo. Il cervello umano, davanti a un pericolo improvviso e apparentemente incontrollabile, tende a entrare in modalità di allarme: aumenta il battito cardiaco, la respirazione accelera e la capacità di ragionare con lucidità può ridursi. Alcune persone possono bloccarsi, altre urlare, altre ancora cercare istintivamente di allontanarsi dal pericolo, anche quando lo spazio disponibile è minimo.
Basta che alcuni passeggeri interpretino una situazione come fuori controllo perché l’ansia si diffonda rapidamente nella cabina. Il rumore delle persone che gridano, il movimento improvviso dei passeggeri e la difficoltà di capire cosa stia accadendo possono amplificare la sensazione di pericolo.
Per questo le procedure dell’equipaggio sono fondamentali non soltanto per spegnere le fiamme, ma anche per governare la paura. La rapidità degli interventi, le comunicazioni chiare e il mantenimento dell’ordine possono impedire che un’emergenza tecnica diventi anche un’emergenza psicologica collettiva.
In questo senso, il power bank non è soltanto un piccolo oggetto elettronico. È un dispositivo che contiene una grande quantità di energia concentrata in pochi centimetri e che, in caso di guasto, può trasformarsi in una fonte di calore, fumo e fiamme. Il rischio statistico per il singolo passeggero resta basso, ma la conseguenza di un incendio in volo può essere sproporzionata rispetto alle dimensioni dell’apparecchio.
La prevenzione passa dunque anche da comportamenti semplici: non portare a bordo batterie danneggiate o gonfie, evitare prodotti di dubbia qualità, proteggere i connettori e seguire sempre le regole della compagnia aerea. Perché in volo, quando un dispositivo si surriscalda, non esiste la possibilità di aprire una finestra, scendere dall’auto o allontanarsi rapidamente dal pericolo. E proprio questa impossibilità di fuga è ciò che rende un piccolo incendio un problema anche psicologico: la paura non nasce soltanto dalle fiamme, ma dalla consapevolezza di essere intrappolati in un ambiente dove ogni secondo e ogni reazione possono fare la differenza.
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Marco Savo
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