Prima ancora di diventare il simbolo dell’italiano medio, con tutti i suoi vizi e le sue virtù, Alberto Sordi è stato un giovane a cui hanno detto di no quasi tutti. Un ragazzo con la parlata troppo romanesca, i gesti troppo esuberanti. Una faccia che, a sentire i benpensanti, «non bucava lo schermo». E invece. Quella storia di cadute, risalite, amicizie decisive e amori complicati è al centro di Permette? Alberto Sordi, il film tv diretto da Luca Manfredi che va in onda stasera su Rai 1 alle 21.30 e in contemporanea in streaming su RaiPlay, dove è disponibile anche on demand per rivederlo con calma. Una coproduzione Rai Fiction e Ocean Productions realizzata nel 2020 per celebrare il centenario della nascita dell’attore, scomparso nel 2003 a 82 anni.
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La trama di Permette? Alberto Sordi
Siamo nel 1937. Il giovane Alberto (Edoardo Pesce) viene licenziato dall’hotel milanese dove lavora come usciere: avrebbe importunato nientemeno che Vittorio De Sica (Francesco Foti), dice il direttore. Poco dopo viene cacciato dall’Accademia dei Filodrammatici di Milano per il suo incorreggibile accento romano.
La sentenza della sua insegnante di dizione, Emilia Varini, non lascia spazio a repliche: «Non perda tempo, perché lei non diventerà mai un vero attore. Gesticola troppo, pronuncia scorrettamente le parole e, cosa molto più grave, non si esprime in italiano».
Permette? Alberto Sordi: il film tv con Edoardo Pesce che racconta 20 anni di vita dell’Albertone nazionale va in onda stasera in tv su Rai 1 (foto ufficio stampa)
Tornato a Roma, Alberto non si arrende. Trova una particina come comparsa a Cinecittà nel kolossal Scipione l’Africano di Carmine Gallone. E poi vince il provino per doppiare Oliver Hardy della celebre coppia Stanlio e Ollio. Debutta a teatro nella compagnia di Aldo Fabrizi (Lillo Petrolo) e comincia a lavorare nei varietà e in radio.
Sono gli anni in cui stringe un’amicizia destinata a durare con il giovane Federico Fellini (Alberto Paradossi), si innamora dell’attrice e doppiatrice Andreina Pagnani (Pia Lanciotti), di 15 anni più grande di lui. E affronta dolori profondi nella sua vita privata. Fino al trionfo, che quando arriva non stupisce nessuno. Tranne chi lo aveva già dato per spacciato.
Il trailer di Permette? Alberto Sordi
Il cast e i personaggi di Permette? Alberto Sordi
Attorno a Edoardo Pesce si muove un cast corale che dà corpo e voce a una stagione irripetibile del cinema e dello spettacolo italiano. Pia Lanciotti interpreta Andreina Pagnani, attrice e doppiatrice di grande talento, il grande amore di quegli anni. Alberto Paradossi veste i panni di Federico Fellini, il giovane amico riminese con cui Sordi condivide sogni e lunghe passeggiate per Roma. Oltre a pranzi scroccati per pietà quando non avevano una lira in tasca. Martina Galletta è Giulietta Masina, Francesco Foti è un Vittorio De Sica che prima snobba e poi corteggia il talento di Alberto. Lillo Petrolo è Aldo Fabrizi, mentore e compagno di palcoscenico.
Per quanto riguarda la famiglia Sordi, Paola Tiziana Cruciani è la mamma Maria Righetti, presenza affettuosa e centrale nella vita di Alberto. Giorgio Colangeli compare nel ruolo del padre Pietro, musicista e figura severa. Luisa Ricci, Michela Giraud e Paolo Giangrasso sono le sorelle Savina, Aurelia e il fratello Giuseppe.
Edoardo Pesce: «Ho chiesto una mano ad Alberto Sordi»
Interpretare un mito è sempre un rischio. Edoardo Pesce, già premiato con il David di Donatello per la sua prova in Dogman di Matteo Garrone, lo ha saputo fin dal primo momento. Tanto che quando il regista Luca Manfredi lo ha chiamato per il film, la sua prima reazione è stata: «Il film lo faccio volentieri, ma Sordi chi lo fa?». Al suo primo ruolo da protagonista assoluto, Pesce ha scelto di non imitare, ma di reinterpretare. «L’Alberto Sordi che ho portato in scena è una nostra (indica il regista, ndr), una mia idea di Alberto Sordi», ha spiegato in conferenza stampa. Rivendicando con chiarezza una scelta autoriale della sceneggiatura che firma insieme a Manfredi e Dido Castelli.
Prima ancora di girare, svela, ha compiuto un gesto insolito: «Qualche settimana prima dell’inizio delle riprese, ho pensato di andare a chiedere una mano ad Alberto Sordi». È andato sulla sua tomba. «Era il 15 giugno e sono andato al Verano. Non c’era nessuno, sembrava la scena del cimitero di Bianco, Rosso e Verdone. Ho portato due fiori, uno giallo e uno rosso, e appena ho trovato la tomba, guidato da Wikipedia, ho detto: signor Sordi, mi aiuti, lei di brutte figure non ne ha fatte mai».
Edoardo Pesce è l’Albertone, Alberto Paradossi è Federico Fellini in Permette? Alberto Sordi (foto ufficio stampa)
Il ruolo più difficile della sua carriera
Il set si è rivelato impegnativo su più fronti. «È stato il ruolo più difficile della mia carriera. È stato faticoso, ma l’abbiamo fatto con amore e sacrificio», ha ammesso l’attore romano. «Quello che mi ha colpito del personaggio è l’energia vitale che aveva, era un vulcano. E poi i tempi attoriali magistrali. Erano micidiali e modernissimi».
Quando i parenti di Sordi hanno mosso critiche al film, Pesce ha risposto senza alzare la voce: «Ho letto le polemiche di chi dice ci sia poco più di ciò che troveremmo su Wikipedia. In parte ha anche ragione, semplicemente perché la volontà del film è proprio quella di rendere omaggio al mito ripercorrendo i momenti chiave della sua vita in quegli anni».
Edoardo Pesce e Pia Lanciotti in Permette? Alberto Sordi (foto ufficio stampa)
Chi era Alberto Sordi: l’italiano che era tutti noi
Il 15 giugno del 1920 è venuto al mondo Alberto Sordi, figlio di un professore di basso tuba che lo ha guidato sulla strada della musica. A 10 anni cantava da soprano nel coro della Cappella Sistina, a 16 incideva un disco di fiabe musicali per bambini. La grande svolta è arrivata a 17 anni, quando ha vinto il concorso della MGM come doppiatore di Oliver Hardy, molto prima, dunque, che il cinema si accorgesse davvero di lui.
Il 1953 è l’anno fondamentale. Sordi ha conquistato la critica con I vitelloni di Federico Fellini e con Un giorno in pretura di Steno, il cui personaggio Nando Moriconi detto «l’americano» ha segnato una svolta nel cinema italiano di costume. Da lì è stata una corsa: la sua carriera lo ha visto recitare in più di 140 film, oltre a dedicarsi alla radio, al teatro e alla musica. Nel 1995 ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera a Venezia. Nelle parole di Ettore Scola, era l’uomo che «non ci ha mai permesso di essere tristi». Non una maschera, ma il volto di tutti noi: l’opportunista, l’idealista, il vigliacco, l’eroe, il pavido e il coraggioso. È morto il 24 febbraio 2003, a 82 anni.
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Sara Sirtori
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