Il calendario macro offre oggi spunti interessanti soprattutto negli USA, mentre l’Europa resterà prevalentemente in stand-by. Negli Stati Uniti sono attesi i di maggio sul mercato immobiliare, ovvero Housing Starts (partenze edilizie) e Building Permits (permessi di costruzione). Si tratta di indicatori importanti perché il settore residenziale continua a risentire fortemente dell’effetto tassi alti. Dopo un periodo di netto rallentamento, gli investitori guarderanno con attenzione se emergono segnali di stabilizzazione o se invece il raffreddamento prosegue. In parallelo uscirà anche l’Import Price Index, che darà indicazioni preziose sull’inflazione importata, un tema particolarmente sensibile in questo periodo tra tensioni geopolitiche e possibili effetti delle politiche tariffarie. Nel complesso si tratta di dati di media rilevanza, ma utili per capire meglio lo stato di salute della domanda interna americana. Una sorpresa negativa sul fronte immobiliare potrebbe rafforzare l’idea di una Fed più prudente sui tagli dei tassi, mentre un import price index più caldo del previsto alimenterebbe i timori di un’inflazione più “appiccicosa” del previsto.
Sul fronte europeo invece la giornata sarà piuttosto tranquilla. Non sono previsti dati di prima fascia per l’Eurozona. L’attenzione resterà quindi concentrata sul quadro generale che vede una crescita ancora molto debole (con previsioni 2026 riviste al ribasso da diverse istituzioni), un’inflazione che fatica a scendere per via del caro-energia e consumi delle famiglie che rimangono sotto pressione. In pratica, l’Europa continua a navigare in uno scenario di crescita anemica con inflazione più persistente rispetto agli Stati Uniti.
I mercati sono entrati nell’estate in una fase più volatile, ma che riteniamo comunque di supporto, caratterizzata da cambiamenti ai vertici, da un’attesissima ondata di IPO importanti e dal ritorno al centro dell’attenzione delle dinamiche geopolitiche, con un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran in grado di allentare le pressioni sul settore energetico.
Dopo una storica impennata del settore tecnologico negli ultimi due mesi, una flessione dei titoli dei semiconduttori ha interrotto la recente calma del mercato, innescando un ritracciamento per alcuni dei titoli che avevano registrato le maggiori performance. Tuttavia, è incoraggiante notare che, al di sotto della superficie, le dinamiche stanno migliorando, con i primi segnali di rotazione e di una maggiore partecipazione. Riteniamo che questo cambiamento potrebbe consolidarsi ulteriormente se lo Stretto di Hormuz venisse effettivamente riaperto (dobbiamo aspettare venerdì con la firma dell’accordo), contribuendo ad allentare la pressione sull’inflazione e sui rendimenti obbligazionari.
Duranti i mesi estivi riteniamo che ci siano diversi fattori strategici da tenere d’occhio. Tra questi:
la tecnologia incontra un ostacolo: il raffreddamento dopo il surriscaldamento. Dopo una rapida crescita di due mesi nel settore tecnologico, in particolare nei titoli legati all’intelligenza artificiale, gli investitori hanno mostrato maggiore cautela all’inizio di giugno. L’indice dei semiconduttori, che era quasi raddoppiato dall’inizio dell’anno, ha subìto una flessione di circa il 12% prima di recuperare parzialmente nel corso della settimana. Questo calo sembra essere dovuto principalmente a prese di profitto in seguito a un rally parabolico, piuttosto che a un deterioramento dei fondamentali o a una battuta d’arresto significativa nel panorama dell’IA. In poche parole, il settore si era spinto troppo oltre, troppo velocemente.
In via marginale, le segnalazioni che indicano una potenziale transizione verso modelli di IA più economici ed efficienti, man mano che gli utenti aziendali diventano più attenti ai costi, potrebbero portare ad adeguamenti nei flussi di lavoro dell’IA e a un ritmo di adozione più graduale. Tuttavia, i grandi fornitori di servizi cloud continuano ad aumentare la spesa per le infrastrutture, a conferma che la tendenza all’adozione a lungo termine rimane intatta.
Allo stesso tempo, mentre il settore tecnologico si prende una pausa, altri settori hanno iniziato a guidare la crescita. L’indice S&P 500 a ponderazione uguale sta ora sovraperformando la sua controparte ponderata da inizio anno (11% contro 9%), con i settori finanziario, sanitario, difensivo e delle small-cap in ascesa. Ciò indica un ampliamento della leadership e della partecipazione, che consideriamo uno sviluppo positivo per la solidità del mercato rialzista. Prevediamo che questa tendenza continui nel breve termine, soprattutto se i progressi verso la riapertura dello Stretto di Hormuz contribuiranno ad allentare la pressione sui prezzi del petrolio e sui rendimenti obbligazionari.
Attività di IPO: un test in tempo reale della propensione al rischio. L’attività di quotazione in borsa si sta intensificando, come dimostra l’attesissimo debutto di SpaceX, la più grande offerta pubblica iniziale della storia. L’azienda ha raccolto circa 75 miliardi di dollari, più del doppio rispetto alla quotazione di Saudi Aramco del 2019 (la seconda più grande), e al prezzo di offerta di 135 dollari è stata valutata quasi 1.800 miliardi di dollari, posizionandosi tra le più grandi aziende a livello globale. Nonostante le sue dimensioni, solo una piccola parte delle azioni è disponibile per la negoziazione pubblica. I fondatori, gli insider e i primi investitori mantengono la stragrande maggioranza della proprietà, lasciando un flottante inferiore al 5%. Di conseguenza, la rappresentanza della società nei principali indici azionari sarà più limitata di quanto la sua valutazione nominale potrebbe suggerire.
Mentre alcuni fornitori di indici, tra cui il Russell 1000, l’MSCI US e il Nasdaq 100, accelereranno l’inclusione del titolo, generando una domanda iniziale da parte degli investimenti passivi, l’S&P 500 ha scelto di non procedere in tal senso. Il titolo non potrà quindi essere incluso nell’indice principale fino a un anno dopo la quotazione. Questa decisione crea un precedente per il trattamento che verrà riservato in futuro ad altre grandi IPO.
SpaceX è probabilmente la prima di una serie di mega-IPO legate all’intelligenza artificiale e alle tecnologie di nuova generazione, con aziende come Anthropic e OpenAI che potrebbero seguirne l’esempio. Questa ondata di offerta solleva un interrogativo fondamentale per i mercati, ovvero se la domanda riuscirà a tenere il passo. In questo contesto, a nostro avviso, l’offerta di SpaceX funge da test in tempo reale della propensione al rischio. Riteniamo che la forte domanda segnali la volontà degli investitori di continuare a finanziare aziende ad alta crescita e ad alta intensità di capitale, con valutazioni elevate (SpaceX è scambiata a oltre 100 volte il suo fatturato degli ultimi dodici mesi). Il punto da capire è fino a quando, o detto in altri termini se Antropic e OpenAI seguiranno lo stesso trattamento favorevole.
La Fed dovrà bilanciare i segnali di inflazione con la pazienza. Il cambiamento più significativo nel quadro macroeconomico di quest’anno ha riguardato l’andamento dei tassi di interesse, determinato dalle rinnovate pressioni inflazionistiche. In seguito all’impennata dei prezzi del petrolio legata alle tensioni in Medio Oriente, i mercati obbligazionari sono passati dal prezzare tagli dei tassi a prevederne aumenti.
I dati sull’inflazione di maggio hanno fornito segnali contrastanti per la Fed. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato del 4,2% su base annua, il livello più alto dall’inizio del 2023, riflettendo in gran parte l’aumento dei prezzi dell’energia. Tuttavia, il CPI core, che esclude alimentari ed energia, è aumentato del 2,9%, risultando leggermente al di sotto delle aspettative. I prezzi dei beni sono diminuiti su base mensile per la prima volta in un anno, suggerendo che gli effetti dei dazi dello scorso anno si siano attenuati, e l’inflazione dei servizi non ha mostrato segni di una significativa riaccelerazione.
Nel complesso, i dati suggeriscono che, sebbene l’inflazione complessiva rimanga elevata, le pressioni sottostanti sono più contenute. Riteniamo che ciò dia alla Fed un certo margine di manovra per mantenere un atteggiamento paziente mentre lo shock energetico si propaga nel sistema. Se i prezzi del petrolio si stabilizzano o diminuiscono, come hanno iniziato a fare a giugno, pensiamo che l’inflazione raggiungerà probabilmente il picco in questo trimestre per poi attenuarsi nella seconda metà dell’anno.
Le prospettive di politica monetaria a breve termine rimangono comunque incerte, con la Fed che dovrebbe abbandonare il suo orientamento accomodante nella prossima riunione. Ciononostante, non prevediamo che il FOMC reagisca in modo aggressivo a quella che sembra essere un’inflazione trainata principalmente dal settore energetico. Al contrario, a nostro avviso, una pausa prolungata rimane l’esito più probabile. Per i mercati, un contesto di tassi elevati per un periodo prolungato, piuttosto che un ritorno a una politica restrittiva, può ancora sostenere le valutazioni, soprattutto se riflette una crescita economica stabile e un graduale allentamento delle pressioni inflazionistiche.
Che significa tutto questo per gli investitori? I mercati, come spesso accade, tendono a muoversi con un andamento altalenante, “due passi avanti e uno indietro”. Dopo un forte rally durato due mesi, non ci sorprenderebbe vedere i titoli azionari fermarsi durante l’estate per consolidare i recenti guadagni. Non consideriamo le condizioni attuali come un segnale di un crollo. Piuttosto, vediamo i mercati in transizione da una leadership ristretta a una più ampia, da una volatilità elevata a una più normale, sebbene sempre superiore alla media e da guadagni derivanti dall’inerzia a una fase più matura del ciclo.
Nel breve termine, questa transizione potrebbe essere caratterizzata da una certa volatilità, soprattutto a causa della continua evoluzione della leadership. Tuttavia, data la resilienza dell’economia e la rapida crescita degli utili (si prevede una crescita del 21% per il secondo trimestre), ci aspettiamo che qualsiasi pull back sia di natura correttiva piuttosto che indicativa di un picco significativo o di un’inversione di tendenza.
In questo contesto, gli analisti suggeriscono di limare gradualmente l’esposizione alle azioni, prestando attenzione alla concentrazione in segmenti già saturi. Consigliano inoltre di diversificare il portafoglio, includendo titoli ciclici, società a media capitalizzazione statunitensi e un’esposizione equal-weight. Sebbene l’economia statunitense continui a mostrare la maggiore dinamica, la potenziale riapertura dello Stretto di Hormuz e il conseguente calo dei prezzi del petrolio potrebbero offrire un po’ di sollievo alle regioni sensibili al settore energetico, con i titoli value dei paesi sviluppati al di fuori degli Stati Uniti che, a nostro avviso, ne trarrebbero il maggior beneficio.
Per quanto riguarda le IPO, sebbene ogni offerta sia unica, soprattutto considerando la portata delle quotazioni di quest’anno, la storia suggerisce che l’entusiasmo iniziale non si traduce sempre in una sovraperformance sostenuta. Tra le 30 maggiori IPO del Russell 3000 negli ultimi 20 anni, le società hanno registrato, in media, un calo di circa il 2,8% nei primi tre mesi successivi alla quotazione, mentre l’S&P 500 ha guadagnato circa il 3% nello stesso periodo. Su un orizzonte temporale più lungo, queste società hanno sottoperformato l’indice di riferimento di circa il 15% nel loro primo anno di negoziazione. Ciò rafforza l’importanza della selettività e della disciplina. Gli analisti suggeriscono quindi di valutare le nuove opportunità sulla base dei fondamentali, della valutazione e della coerenza del portafoglio, piuttosto che dei titoli e dell’entusiasmo mediatico.
Nel complesso, il “caldo” estivo potrebbe non derivare da un indebolimento del mercato, bensì da un cambiamento nella leadership. Vediamo comunque gli analisti rimanere ottimisti e continuare a considerare i ribassi come opportunità per aumentare gradualmente l’esposizione e diversificare ulteriormente i portafogli man mano che il mercato si evolve, in base ai diversi obiettivi di investimento, alla tolleranza al rischio e all’orizzonte temporale.
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