Infernale Ferragosto a Pederobba, Comune di 7 mila abitanti della provincia di Treviso in Veneto: un incendio ha devastato il tetto di un’abitazione privata. L’innesco? Un malfunzionamento dell’impianto fotovoltaico. L’allarme è scattato poco dopo mezzogiorno, quando una densa colonna di fumo, visibile a chilometri di distanza, ha segnalato il divampare delle fiamme che stavano rapidamente avvolgendo la copertura dell’edificio.
Incendio impianto fotovoltaico: cos’è successo
Secondo le prime ricostruzioni effettuate dai soccorritori, l’origine del rogo sarebbe da ricercare proprio nell’impianto fotovoltaico installato sul tetto. Le fiamme, nate inizialmente in corrispondenza della porzione di copertura dotata di pannelli solari, si sono propagate con estrema rapidità, coinvolgendo anche la restante parte della struttura in legno. (VIDEO)
Il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco è stato fondamentale per limitare i danni ed evitare che l’incendio potesse estendersi all’intero edificio o alle proprietà adiacenti. L’impiego di autoscale e autobotti ha permesso ai pompieri di raggiungere il tetto e circoscrivere il rogo in modo efficace. Fortunatamente, al momento dell’incendio l’abitazione non era occupata o gli abitanti sono riusciti a mettersi in salvo in tempo.
Casi ravvicinati nella stessa area: solo una coincidenza?
La vicinanza geografica di altri eventi – gli incendi di Breganze e Volpago del Montello avvenuti circa 3 anni fa – in zona Treviso solleva un interrogativo: possono esserci punti in comune tra queste installazioni, come la stessa ditta installatrice o la medesima partita di materiali usata nel territorio? VIDEO
Nel dubbio, esaminiamo le principali cause che possono provare l’incendio di un impianto fotovoltaico.
Le cause principali di incendio del fotovoltaico
Le criticità principali sollevate dagli esperti riguardano spesso la catena del valore: dalla scelta dei materiali a basso costo alla qualifica dei tecnici installatori. Negli ultimi anni, la corsa agli incentivi ha talvolta favorito installazioni rapide, condotte da personale non sempre specializzato in impiantistica elettrica complessa, portando a errori di posa che, nel tempo, degenerano in surriscaldamenti pericolosi.
Tra le cause più frequenti di guasto si annoverano i difetti nei connettori, spesso soggetti a fenomeni di “arco elettrico” se non correttamente serrati o se esposti a umidità e intemperie prolungate, ma non solo.
- Connessioni e Connettori Difettosi (MC4): l’uso di connettori di marche diverse accoppiati tra loro (mismatching) o un crimpaggio non a regola d’arte dei cavi crea elevate resistenze di contatto. Questo genera archi elettrici ad alta temperatura in grado di fondere la plastica dei connettori e appiccare il fuoco al tetto.
- Fenomeno dell’Hot Spot (Punti Caldi sui Moduli): ombreggiamenti parziali (foglie, sporcizia), micro-fratture nel silicio o difetti di fabbricazione costringono alcune celle a funzionare in inversa, dissipando energia sotto forma di calore intenso anziché generarla. Se il diodo di bypass fallisce, la cella supera temperature critiche.
- Inverter Guasti o Sottodimensionati: componenti interni soggetti a usura (come i condensatori elettrolitici) o una ventilazione insufficiente dell’inverter possono provocare cortocircuiti e surriscaldamenti interni con potenziale esplosione dei componenti elettronici.
- Cablaggio e Isolamento Danneggiati: cavi DC usurati dai raggi UV, morsi da roditori o posati male a contatto con spigoli vivi della struttura di montaggio. La perdita di isolamento causa archi elettrici verso terra o tra conduttori a polarità opposta.
- Mancanza o Malfunzionamento dei Dispositivi di Protezione: assenza di scaricatori di sovratensione (SPD) idonei per la corrente continua o mancata installazione di sistemi di sgancio rapido (Rapid Shutdown), fondamentali per sezionare la tensione continua ad alto voltaggio dei moduli.
| Componente Coinvolto | Causa Principale | Effetto Primario | Rischio Incendio |
| Connettori DC (MC4) | Crimpaggio errato / Mismatch | Arco elettrico continuo | Molto Alto (direttamente sul tetto) |
| Celle Fotovoltaiche | Ombre/Cricche + Diodo guasto | Hot Spot (surriscaldamento) | Alto (innesco guaina/isolamento) |
| Cavi di Stringa | Usura meccanica / Raggi UV | Cortocircuito / Arco verso terra | Medio-Alto |
| Inverter | Guasto interno / Sovratensione | Surriscaldamento / Cortocircuito | Medio (spesso confinato nel vano tecnico) |
Un altro punto dolente è quello della manutenzione ordinaria. Molti proprietari percepiscono il fotovoltaico come una tecnologia passiva che “lavora da sola” una volta installata, trascurando ispezioni periodiche che, invece, sono essenziali per prevenire l’usura degli inverter e il degrado dei cablaggi. Le alte temperature estive, unite a picchi di produzione energetica, agiscono da acceleratore per eventuali criticità preesistenti.
Ecco la sezione aggiornata da inserire nell’articolo per integrare le novità normative introdotte dai Vigili del Fuoco:
Il cambio normativo: nuove regole per tetti e guaine combustibili
A partire dal 1° settembre 2025, i Vigili del Fuoco hanno introdotto le nuove Linee Guida di Prevenzione Incendi per gli impianti fotovoltaici, che superano le vecchie indicazioni del 2012 e adeguano l’Italia alle classificazioni europee di reazione al fuoco.
La novità principale riguarda proprio la posa dei pannelli su tetti combustibili, come le coperture in legno o quelle rivestite da guaine bituminose tradizionali, spesso responsabili dell’estensione dell’incendio in caso di arco elettrico sottostante:
- Classificazione europea B roof: i pannelli e il pacchetto di copertura devono garantire una certificazione di resistenza al fuoco esterno secondo la norma UNI EN 13501-5 (classe B roof t2, t3 o t4).
- Strato separatore incombustibile (EI 30): se la copertura o le guaine sottostanti sono combustibili, è obbligatorio interporre uno strato continuo di materiale incombustibile (classificato A1 o A2-s1, d0) con resistenza al fuoco EI 30 tra la superficie del tetto e i moduli fotovoltaici. Questa barriera deve estendersi per almeno 1-2 metri oltre il perimetro dell’impianto, per evitare la propagazione delle fiamme all’interno dell’edificio.
- Distanze di sicurezza dalle aperture: è previsto l’obbligo di mantenere una distanza minima di 1 metro tra i moduli fotovoltaici e gli elementi vulnerabili del tetto, come lucernari, evacuatori di fumo, camini e bordi perimetrali.
La frequenza, statistiche d’incendio in Italia
In Italia il rischio di incendio legato agli impianti fotovoltaici è statisticamente ridotto, ma con la rapida crescita delle installazioni (superiori a 1,8 milioni di impianti) i numeri assoluti offrono una misura chiara del fenomeno:
- Incendi stimati all’anno: tra i 300 e i 500 eventi annuali a livello nazionale. Le stime dell’industria e le rilevazioni storiche dei Vigili del Fuoco indicano che la maggior parte dei roghi riguarda strutture residenziali con impianti integrati sul tetto.
- Incidenza percentuale: circa 14-24 incendi all’anno ogni 100.000 impianti installati. La percentuale di rischio relativa su un singolo impianto è inferiore allo 0,05% – 0,1%.
- Trend e normativa: la gran parte degli interventi riguarda impianti realizzati prima del 2012. L’introduzione della Guida per l’installazione degli impianti fotovoltaici del Ministero dell’Interno (2012) e delle regole sulla reazione al fuoco dei materiali di copertura ha ridotto drasticamente l’incidenza delle anomalie sulle installazioni recenti.
Il fotovoltaico è sicuro?
L’evento di Treviso solleva una riflessione fondamentale sulla qualità e manutenzione delle installazioni domestiche, sollecitate durante la bella stagione da temperature estreme e picchi di produzione.
Il fotovoltaico resta una tecnologia solida e insostituibile per la transizione energetica; tuttavia, la presenza di correnti continue ad alto voltaggio non ammette approssimazioni. L’aggiornamento della normativa di prevenzione incendi VVF per i tetti con guaine e isolanti ha alzato l’asticella della sicurezza imponendo barriere incombustibili e classi di reazione al fuoco B roof.
La sicurezza dell’energia pulita non dipende dunque dalla tecnologia in sé, ma dalla qualifica di chi la progetta, la installa e la controlla nel tempo.
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Giovanni Mancini
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