Pochi chilometri separano Calabria e Sicilia, ma attraversarli può ancora trasformarsi, soprattutto nelle giornate di maggiore afflusso estivo, in un viaggio molto più complicato di quanto suggerisca la distanza geografica. A raccontarlo sono alcuni lettori, che nella serata di mercoledì 19 agosto hanno dovuto affrontare una serie di disagi mentre cercavano di rientrare in Calabria dalla Sicilia attraverso lo Stretto di Messina. Le testimonianze inviate alla redazione, anche attraverso alcuni messaggi audio, restituiscono il quadro di una traversata segnata da attese, caldo e condizioni di scarso comfort, proprio in uno dei periodi dell’anno in cui migliaia di persone si spostano tra le due sponde per vacanze, lavoro o per fare ritorno a casa.

Il problema, raccontano i viaggiatori, non riguarda soltanto il tempo necessario per raggiungere la sponda opposta. A pesare è l’intera esperienza dell’attraversamento: l’attesa prima dell’imbarco, la disponibilità dei servizi a terra e le condizioni incontrate una volta saliti sul traghetto.

La segnalazione dei lettori: “dalle 22 il bar ristoro chiudeva”

Uno degli aspetti che ha provocato maggiore malcontento riguarda il punto ristoro della Caronte, indicato ai passeggeri proprio come servizio a disposizione durante le attese. Secondo quanto segnalato dai lettori, nella serata di ieri la struttura ha chiuso alle 22, lasciando chi era ancora in attesa senza la possibilità di usufruire normalmente di quei servizi. La testimonianza è molto chiara: “a Messina dalle 22 il bar ristoro delle Caronte, messo appunto con tanto di cartello per ristoro e attese, chiudeva alle 22 quindi eravamo senza acqua e senza bagno”.

Una situazione particolarmente difficile in piena estate, quando le temperature elevate rendono ancora più importante poter disporre almeno di acqua, servizi igienici e spazi adeguati durante l’attesa. Chi attraversa lo Stretto nelle ore serali può infatti trovarsi a dover affrontare tempi non sempre facilmente prevedibili, soprattutto nelle giornate caratterizzate da un elevato numero di partenze e rientri.

Sul traghetto caldo, servizi igienici e persone stipate

I disagi, secondo il racconto dei passeggeri, non sarebbero terminati con l’imbarco. Una volta a bordo, i lettori riferiscono una situazione caratterizzata da assenza o insufficienza dell’aria condizionata, condizioni insoddisfacenti dei servizi igienici e una presenza molto elevata di persone negli spazi destinati ai passeggeri. Nella segnalazione viene descritto un ambiente con “persone stivate”, mentre viene lamentata anche la situazione dei bagni, definiti “pessimi”, oltre al problema dell’aria condizionata.

Sono condizioni che, se sommate all’attesa precedente, trasformano un collegamento di pochi chilometri in un trasferimento particolarmente pesante. Ed è proprio questo l’elemento che emerge con maggiore forza dalla testimonianza: per passare da un versante all’altro dello Stretto di Messina non basta considerare la durata della navigazione, perché al viaggio vero e proprio si aggiungono tempi e difficoltà legati agli imbarchi e ai servizi disponibili.

Senza Ponte sullo Stretto, pochi chilometri possono diventare un lungo viaggio

La vicenda riporta inevitabilmente al centro il grande tema della continuità territoriale tra Sicilia e Calabria. Messina e Villa San Giovanni sono separate da uno specchio d’acqua estremamente ridotto rispetto alle distanze che quotidianamente percorrono automobilisti, lavoratori e turisti, eppure il passaggio da una regione all’altra continua a dipendere integralmente dal sistema dei traghetti. È qui che il dibattito sul Ponte sullo Stretto entra direttamente nella quotidianità dei cittadini. Al di là dello scontro politico che accompagna da decenni il progetto, episodi come quello raccontato dai lettori mostrano cosa significhi concretamente non avere un collegamento stradale e ferroviario stabile tra le due sponde: bisogna raggiungere gli imbarchi, attendere il proprio turno, salire sulla nave, effettuare la traversata e successivamente riprendere il viaggio.

Durante i grandi movimenti estivi, quando crescono il traffico e il numero dei passeggeri, ogni criticità può moltiplicare i disagi. E così Calabria e Sicilia, pur essendo visivamente vicinissime, rimangono separate da un sistema di mobilità nel quale anche un semplice rientro serale può diventare complicato.

Il paradosso dello Stretto: due sponde vicinissime ma mobilità ancora difficile

La segnalazione della serata del 19 agosto assume quindi un significato più ampio rispetto al singolo episodio. Non si tratta soltanto del bar chiuso alle 22, della difficoltà di trovare acqua o utilizzare un bagno durante l’attesa, dell’aria condizionata o delle condizioni dei servizi igienici a bordo. Il problema sollevato dai viaggiatori riguarda il modello complessivo con cui ancora oggi ci si sposta tra le due regioni.

Per chi parte dalla Sicilia e deve proseguire verso Reggio Calabria o più a nord, così come per chi compie il tragitto opposto, la traversata dello Stretto costituisce una vera interruzione del viaggio terrestre. Automobile, pullman o treno devono necessariamente confrontarsi con il passaggio marittimo, con tutti i tempi tecnici e le possibili criticità che questo comporta.

La distanza tra le coste è minima, ma dal punto di vista degli spostamenti la separazione resta molto più consistente. È il grande paradosso di un’area nella quale Messina, Villa San Giovanni e Reggio Calabria appartengono di fatto allo stesso sistema territoriale e sociale, ma continuano a essere collegate attraverso un passaggio obbligato che può diventare problematico proprio nei momenti di maggiore domanda.

I disagi estivi riaccendono il tema dei collegamenti tra Sicilia e Calabria

Agosto rappresenta inevitabilmente uno dei banchi di prova più impegnativi. Il traffico turistico, i rientri, gli spostamenti delle famiglie e il normale movimento dei residenti fanno aumentare in maniera considerevole la pressione sul sistema dei collegamenti attraverso lo Stretto. È proprio in queste circostanze che la qualità dell’accoglienza durante le attese e dei servizi a bordo assume un peso ancora maggiore. La possibilità di disporre di acqua, bagni accessibili e ambienti adeguatamente climatizzati non rappresenta un dettaglio per chi si trova a trascorrere una parte significativa del proprio viaggio tra terminal e traghetti, soprattutto nelle giornate più calde dell’estate.

Quanto accaduto ai lettori nella serata di mercoledì diventa così l’ennesima fotografia delle difficoltà che possono incontrare quanti devono spostarsi tra Sicilia e Calabria senza un collegamento stabile sullo Stretto.

Dalla traversata quotidiana al dibattito sul Ponte sullo Stretto

Il Ponte sullo Stretto resta una delle opere infrastrutturali più discusse d’Italia, ma per chi vive tra le due sponde il tema non è soltanto quello di una grande infrastruttura futura. È soprattutto quello della mobilità quotidiana di oggi. Il racconto dei passeggeri che mercoledì sera tentavano semplicemente di rientrare in Calabria dalla Sicilia rende concreto un problema spesso affrontato soltanto attraverso numeri, progetti e contrapposizioni politiche. Dietro il dibattito ci sono persone che viaggiano, famiglie, pendolari e turisti costretti a interrompere il percorso terrestre per affrontare l’imbarco e la traversata.

E quando alle inevitabili procedure necessarie per attraversare il mare si aggiungono attese senza adeguati servizi, caldo, bagni in condizioni non soddisfacenti e spazi affollati a bordo, quei pochissimi chilometri che dividono Calabria e Sicilia sembrano improvvisamente molti di più.


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Ilaria Calabrò

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