il 44,7% delle donne tra 25 e 64 anni raccoglie l’invito di Ats Insubria



Più di 36mila donne hanno aderito nel 2024 al programma di screening per il tumore della cervice uterina nelle province di Varese e Como. È uno dei dati più significativi che emerge dal primo Bilancio Sociale dedicato allo screening cervicale realizzato da ATS Insubria, documento che fotografa risultati, criticità e prospettive di un programma fondamentale per la prevenzione oncologica femminile.

L’obiettivo è intercettare precocemente lesioni e alterazioni causate dal Papilloma Virus umano (HPV), principale responsabile del tumore del collo dell’utero, una patologia che, se individuata nelle fasi iniziali, presenta elevate possibilità di guarigione.

HPV e fattori di rischio: la prevenzione parte dall’informazione

Secondo il bilancio, il principale fattore eziologico del tumore della cervice uterina è l’infezione persistente da HPV, virus a trasmissione sessuale. A incidere sul rischio sono anche condizioni come il basso livello socioeconomico, che può limitare l’accesso ai percorsi di prevenzione, il numero di partner sessuali, la giovane età di inizio dell’attività sessuale e la parità.

Nel territorio di ATS Insubria vivono circa 386mila donne nella fascia d’età compresa tra 25 e 64 anni, quella interessata dal programma di screening organizzato. Si tratta di una popolazione che rappresenta oltre la metà delle donne residenti nelle province di Varese e Como.

I numeri del tumore della cervice uterina

I dati epidemiologici mostrano come il tumore della cervice uterina rappresenti ancora una sfida importante per la sanità pubblica. In ATS Insubria si registrano mediamente 59 nuovi casi ogni anno, di cui 50 nella fascia d’età interessata dallo screening. Il tasso di incidenza è sostanzialmente in linea con quello nazionale, mentre risulta più elevato nella popolazione in età da screening.

Sul fronte della mortalità, il territorio presenta dati migliori rispetto alla media italiana: si contano mediamente 13 decessi all’anno, con un tasso standardizzato di mortalità pari a 1,5 casi ogni 100mila donne contro i 3 casi registrati a livello nazionale. La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi raggiunge il 69,4%, leggermente superiore al dato italiano.

Al 30 giugno 2025 risultavano inoltre 524 donne vive che avevano ricevuto una diagnosi di tumore della cervice uterina tra il 2003 e il 2019.

Lo screening in Lombardia: quasi 668mila inviti

Nel 2024 in Lombardia sono state invitate a partecipare allo screening della cervice uterina 667.989 donne tra i 25 e i 64 anni. Le aderenti sono state 287.868, con un tasso di adesione corretto del 44,7%. Il dato evidenzia una differenza significativa tra donne italiane (46,2%) e straniere (34,6%), segnalando la necessità di rafforzare le strategie di coinvolgimento delle fasce più fragili della popolazione.

Grazie allo screening sono state effettuate oltre 10mila colposcopie e sono stati individuati 48 tumori maligni, 20 tumori in situ, 1.346 lesioni intraepiteliali di alto grado e 1.789 lesioni di basso grado, molte delle quali trattate prima che potessero evolvere in forme invasive.

Un percorso strutturato che coinvolge decine di professionisti

Il programma di screening si basa su un percorso organizzato e gratuito. Le donne tra 25 e 29 anni vengono invitate a effettuare il Pap Test ogni tre anni, mentre tra i 30 e i 64 anni viene proposto l’HPV Test ogni cinque anni. Le donne vaccinate contro l’HPV prima dei 15 anni accedono direttamente al test HPV a partire dai 30 anni.

In ATS Insubria il programma coinvolge 20 consultori familiari e 8 unità di ginecologia distribuite tra le province di Varese e Como. I campioni vengono analizzati dal Laboratorio di Anatomia Patologica dell’ASST Sette Laghi, centro unico di refertazione per il territorio. In caso di esito positivo, le pazienti vengono accompagnate nel percorso di approfondimento attraverso la colposcopia e gli eventuali trattamenti successivi.

Sul piano economico il programma mostra segnali positivi: il costo per ogni donna aderente si è ridotto in modo significativo, passando da oltre 21 euro nel 2022 a circa 9 euro negli anni successivi.

Crescono le adesioni, ma preoccupano i tempi del secondo livello

Dopo l’avvio del programma nel 2022, ATS Insubria ha registrato una crescita costante della partecipazione. Le donne aderenti sono passate da 13.192 nel primo anno a 32.208 nel 2023, fino a raggiungere quota 36.675 nel 2024. Anche l’adesione grezza è aumentata dal 26,5% al 45%.

Parallelamente è cresciuto il numero delle colposcopie, passate da 153 nel 2022 a 1.312 nel 2024, segno di una maggiore capacità di individuare e approfondire i casi sospetti. Nel triennio sono stati identificati complessivamente 16 tumori maligni e 102 tumori in situ, oltre a centinaia di lesioni precancerose trattate tempestivamente.

Resta però aperta la questione dei tempi di attesa per gli approfondimenti diagnostici. Nel 2024 solo il 14,4% delle donne ha effettuato la colposcopia entro 28 giorni dalla refertazione del test positivo, contro il 54,9% registrato nel 2023. Un dato che ATS collega all’aumento del numero di donne coinvolte e alla crescita delle richieste di approfondimento.

La sfida futura: aumentare la partecipazione

Il Bilancio Sociale individua nella crescita dell’adesione la principale sfida dei prossimi anni. Tra gli obiettivi figurano il coinvolgimento più attivo dei medici di medicina generale, l’utilizzo di reminder personalizzati tramite SMS e telefonate, una comunicazione più efficace e una maggiore digitalizzazione del percorso.

Per ATS Insubria il programma di screening della cervice uterina rappresenta non solo uno strumento di prevenzione sanitaria, ma anche un investimento sociale capace di ridurre le disuguaglianze e migliorare la salute delle donne del territorio.





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