Dei bisogni di salute mentale vediamo solo la punta dell’iceberg, ma quello che è certo è che il sistema andrebbe rafforzato. Con investimenti (siamo da tempo sotto il 3% del Pil, contro il 10% della Francia), ma anche personale ad hoc. Eppure negli ultimi cinque anni, complice l’aumento della pressione sui servizi soprattutto da parte di adolescenti e giovani, c’è stata una crescita dei pazienti presi in carico dai servizi: erano 850mila nel 2024, con 272.497 persone entrate in contatto per la prima volta. Ma secondo le stime siamo ormai arrivati a 1 milione.
Sempre nel 2024 sono state oltre 10 milioni le prestazioni erogate (media 13,6 per utente). Un numero considerevole, ma “se i casi più gravi vengono intercettati, i disturbi più lievi sfuggono”, spiegano Guido Di Sciascio e Antonio Vita, rispettivamente presidente e presidente eletto della Società italiana di psichiatria (Sip). E la psicoterapia è un tallone d’Achille in termini di accesso, come sanno bene tanti genitori costretti a rivolgersi al privato. “Adolescenti e giovani (18-30 anni) spesso sfuggono alla presa in carico e rappresentano una delle principali aree critiche, anche alla luce dell’aumento dei comportamenti patologici”, insiste Vita, ordinario di Psichiatria e direttore del Dipartimento Salute mentale dell’Università di Brescia – Spedali Civili.
I bisogni di salute mentale in Italia e le aree critiche
Se dopo Covid è emersa tutta la fragilità dei giovanissimi, gli psichiatri accendono i riflettori anche su anziani e donne. “Non dimentichiamo che per l’Oms una persona su 5 nel corso della vita può incappare in un disagio mentale”, dice Vita. C’è poi il tema delle disomogeneità territoriali, con le aree urbane favorite rispetto a quelle periferiche all’interno di una stessa regione. A mappare la situazione italiana è l’analisi dei contributi delle sezioni regionali della Sip, presentata alla conferenza nazionale delle Sezioni Regionali a Roma.
Regione che vai…
I numeri evidenziano un quadro molto differenziato. Alcune regioni del Nord, come Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, mostrano una forte capacità di intercettazione dei bisogni e una buona dotazione di servizi territoriali: in Emilia-Romagna la presa in carico raggiunge 234,8 utenti ogni 10.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di 171,9, mentre nella Provincia di Bolzano supera i 327 utenti ogni 10.000 abitanti. La Liguria registra la più alta prevalenza nazionale, con 447 utenti trattati ogni 10.000 abitanti contro una media italiana di 171,9 (“un dato positivo, indice della capacità di risposta”, spiegano gli esperti).
Mentre il Lazio evidenzia tassi di riammissione ospedaliera superiori al 20%, Marche, Abruzzo, Molise e Calabria continuano a confrontarsi con una carenza di personale: in alcuni casi siamo a circa 40 operatori ogni 100.000 abitanti rispetto a una media nazionale di 66,2. Nel Mezzogiorno permangono inoltre differenze significative nell’organizzazione dei servizi, con regioni come la Puglia che hanno sviluppato una solida rete territoriale e riabilitativa e altre che devono ancora rafforzare la capacità di presa in carico.
Un quadro complesso, che però conferma come le principali disuguaglianze non seguano rigidamente una direttrice geografica tra Nord e Sud, ma dipendano soprattutto dall’organizzazione locale dei servizi e dagli investimenti realizzati nel tempo. Da qui la proposta di una conferenza permanente delle Regioni per monitorare i problemi e i servizi, per definire gli interventi immediati e quelli programmabili.
I dati nazionali e la carenza di personale
Facciamo una premessa: parliamo di problemi che vanno dall’ansia alla depressione, fino alla schizofrenia e ai disturbi della personalità. Un mondo variegato, quello della salute mentale, con gli accessi ai servizi di neuropsichiatria infantile e adolescenziale e ai pronto soccorso per motivi psichiatrici cresciuti in modo rilevante, in particolare per disturbi d’ansia, depressione e comportamenti autolesivi.
Ma quali sono i dati della carenza di personale? “Tutti i dipartimenti sono sotto organico di almeno il 30-40%, fra psichiatri, psicologi, terapisti della riabilitazione, infermieri, assistenti sociali ed educatori”, dicono i vertici Sip. Pensiamo che il personale della salute mentale conta 33.142 operatori, di cui i medici sono il 14,5%, gli infermieri il 37%, gli psicologi il 7%, gli assistenti sociali il 3,5%.
Tra Rems e Tso
Sul fronte della psichiatria giudiziaria le Rems (le residenze destinate a persone autrici di reato) continuano a fare i conti con problemi che spesso esulano dal contesto medico: attualmente si contano circa 632 persone presenti nelle strutture e circa 750 in lista d’attesa, a fronte di una disponibilità limitata di posti, con tempi di attesa che in alcune regioni superano anche i 12 mesi.
“Il sistema presenta criticità rilevanti” aggiunge Di Sciascio segnalando carenza di posti, liste d’attesa consistenti, inappropriatezza degli inserimenti (fino al 50% degli ospiti non necessiterebbe di alta sicurezza), difficoltà nella gestione dei trasferimenti e assenza di una filiera strutturata tra alta sicurezza, Rems e territorio, oltre a problemi normativi e organizzativi che espongono gli operatori a responsabilità non coerenti con il ruolo sanitario.
In forte crescita anche gli accessi al pronto soccorso e le richieste di aiuto ai centri di salute mentale e ai servizi per la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Numeri confermati anche dai dati epidemiologici più recenti.
Nel 2024 si registrano inoltre 636.113 accessi al pronto soccorso per motivi psichiatrici (3,3% del totale) e 4.586 trattamenti sanitari obbligatori (Tso), “un dato in calo”, segnala Di Sciascio. “In Italia la salute mentale riguarda complessivamente circa il 15-20% della popolazione nel corso della vita, ma la risposta dei servizi resta disomogenea. È necessario rafforzare il coordinamento tra Regioni e istituire una conferenza permanente di monitoraggio dei servizi”, afferma ancora Di Sciascio, direttore del Dipartimento salute mentale dell’Asl di Bari.
“Un ulteriore elemento di criticità riguarda la disponibilità delle terapie più innovative, che oggi non è uniforme sul territorio nazionale”, rimarca Vita. “Questo si traduce in percorsi di cura disomogenei, in cui la qualità dell’assistenza rischia di dipendere più dal luogo di residenza che dal bisogno clinico della persona. Garantire equità di accesso alle terapie significa ridurre queste disuguaglianze e assicurare standard di cura omogenei su tutto il territorio”.
La mappa della salute mentale in Italia, tra punti di forza e criticità
Abruzzo e Molise
L’Abruzzo presenta una dotazione di personale tra le più basse del Paese e una limitata attività territoriale. I ricoveri e gli accessi al pronto soccorso risultano inferiori alla media nazionale, ma persistono criticità legate alla continuità assistenziale e alla disponibilità di risorse professionali. La priorità resta il rafforzamento della rete dei servizi territoriali. Il Molise dispone di un sistema di dimensioni ridotte e caratterizzato da livelli di attività inferiori alla media nazionale. Le prestazioni erogate per utente e l’attività semiresidenziale risultano particolarmente contenute, così come il numero di nuovi utenti intercettati dai servizi. La sfida principale resta il potenziamento dell’offerta territoriale e della capacità di presa in carico.
Calabria
La Calabria evidenzia una forte carenza di strutture semiresidenziali (0,2 per 10.000 abitanti) e una dotazione di personale ridotta (40 per 100.000 abitanti). La prevalenza è superiore alla media (191,4), ma con una rete territoriale fragile e limitata continuità assistenziale.
Campania
La Campania si caratterizza per la spesa più bassa a livello nazionale (37,7 euro pro-capite) e una dotazione limitata di strutture territoriali. La prevalenza è inferiore alla media (152 per 10.000 abitanti), con un’attività territoriale ridotta e un maggiore ricorso ai servizi di emergenza (14 accessi PS per 1.000 abitanti).
Emilia-Romagna
L’Emilia-Romagna presenta una presa in carico elevata (234,8 utenti per 10.000 abitanti), una buona dotazione di personale e una spesa superiore alla media nazionale. Si registrano tuttavia livelli di ricovero e di TSO superiori al dato italiano, insieme a un numero elevato di nuovi utenti presi in carico. Il sistema conferma una forte capacità di intercettazione e risposta ai bisogni di salute mentale.
Friuli Venezia Giulia
Il Friuli Venezia Giulia presenta un modello fortemente orientato al territorio, con un numero molto elevato di prestazioni per utente (36,3 vs 13,6) e una buona disponibilità di personale (77,8). Si osserva un basso ricorso ai ricoveri (8,6 per 10.000 abitanti) e ai TSO, accompagnato da una buona continuità assistenziale e una prevalenza superiore alla media (192,1).
Lazio
Il Lazio presenta una bassa prevalenza (129,9 per 10.000 abitanti) e una dotazione di personale inferiore alla media (58,4). Emergono criticità importanti nella continuità assistenziale, con riammissioni molto elevate sia a 30 giorni (21,7%) sia a 7 giorni (17,2%). I nuovi utenti risultano leggermente inferiori alla media (49,3).
Liguria
La Liguria presenta la prevalenza più elevata a livello nazionale, con 447,2 utenti trattati ogni 10.000 abitanti. Il dato si accompagna a una forte presenza di strutture residenziali, a un elevato utilizzo di antidepressivi e a un numero di nuovi utenti molto superiore alla media nazionale. Questi indicatori riflettono soprattutto la capacità dei servizi di intercettare e prendere in carico il bisogno in una popolazione particolarmente anziana e fragile.
Lombardia
La Lombardia presenta una presa in carico in linea con la media nazionale e una rete assistenziale particolarmente articolata. Gli accessi al pronto soccorso per problematiche psichiatriche risultano superiori alla media italiana (17,3 ogni 1.000 abitanti), mentre i Trattamenti Sanitari Obbligatori sono circa la metà rispetto al dato nazionale. Uno dei punti di forza del modello lombardo è l’integrazione tra psichiatria ospedaliera e territoriale. Restano tuttavia criticità legate alla carenza di personale e alla progressiva riduzione delle strutture complesse.
Marche
Le Marche evidenziano una criticità strutturale legata alla carenza di personale, con 47,6 operatori ogni 100.000 abitanti contro i 66,2 della media nazionale. Questa situazione si riflette nella limitata capacità di intercettare nuovi utenti e nella forte pressione sui pronto soccorso regionali, che registrano 27,7 accessi ogni 1.000 abitanti. Nonostante ciò, il sistema mantiene indicatori qualitativi positivi e una buona continuità assistenziale.
Piemonte / Valle d’Aosta
Il Piemonte presenta una presa in carico superiore alla media nazionale, con 200,8 utenti trattati ogni 10.000 abitanti rispetto ai 171,9 registrati a livello nazionale. Questo risultato si accompagna però a una dotazione di personale significativamente inferiore alla media (42 operatori per 100.000 abitanti contro 66,2), a livelli più elevati di accesso al pronto soccorso (16,6 per 1.000 abitanti) e a ricoveri superiori alla media. La priorità resta rafforzare il personale e l’intercettazione precoce del disagio. La Valle d’Aosta dispone di una dotazione di risorse particolarmente elevata, con 104,1 operatori ogni 100.000 abitanti e una buona disponibilità di strutture e servizi. Parallelamente registra livelli molto alti di ricovero, accessi al pronto soccorso più che doppi rispetto alla media nazionale e una maggiore incidenza dei TSO. Anche i nuovi utenti presi in carico risultano molto superiori alla media, segnalando una forte capacità di intercettazione ma anche una significativa pressione sul sistema.
Puglia e Basilicata
La Puglia dispone di 62,5 operatori ogni 100.000 abitanti, un valore sostanzialmente in linea con la media nazionale. Anche la presa in carico risulta allineata al dato italiano, con 175,9 utenti trattati ogni 10.000 abitanti. L’elemento più rilevante è rappresentato dall’intensa attività semiresidenziale, che evidenzia una rete territoriale articolata e una forte attenzione agli interventi riabilitativi e alla continuità delle cure. La Basilicata presenta una dotazione di personale significativamente inferiore alla media nazionale e una spesa pro capite più contenuta. Nonostante ciò, il numero di utenti seguiti resta vicino al dato italiano e i ricoveri risultano inferiori alla media. Il sistema continua quindi a garantire livelli assistenziali comparabili pur disponendo di risorse più limitate.
Sicilia
La Sicilia presenta una prevalenza delle persone seguite dai servizi di salute mentale in linea con la media nazionale, ma con una dotazione di personale inferiore al dato italiano e una disponibilità di attività semiresidenziali più limitata. Si registra inoltre un maggiore ricorso ai ricoveri psichiatrici. Negli ultimi anni gli indicatori regionali mostrano però segnali incoraggianti, con una riduzione delle ospedalizzazioni e dei Trattamenti Sanitari Obbligatori.
Sardegna
La Sardegna presenta una dotazione di personale tra le più basse (28,1 per 100.000 abitanti) ma una spesa pro-capite elevata (98,1 euro). La prevalenza è leggermente inferiore alla media (163,1), con un sistema caratterizzato da forti disomogeneità interne.
Toscana
La Toscana presenta una delle prevalenze più basse (122,1 per 10.000 abitanti), a fronte però di una forte dotazione territoriale (4,2 strutture per 100.000 abitanti) e di personale elevato (80,4). Si registra inoltre un alto utilizzo di antidepressivi (218,9 per 1.000 abitanti) e una buona attività complessiva dei servizi.
Trentino Alto Adige
La Provincia di Bolzano presenta una disponibilità di risorse e investimenti superiore alla media nazionale. La prevalenza trattata raggiunge 327,5 utenti ogni 10.000 abitanti, quasi il doppio del dato italiano, mentre i nuovi utenti presi in carico sono 100,3 contro 55,4. Un dato che riflette una forte capacità di intercettazione dei bisogni emergenti, ma che determina anche una significativa pressione sui servizi. La principale criticità riguarda la limitata disponibilità di strutture residenziali e semiresidenziali. La Provincia di Trento presenta anch’essa una dotazione di personale e investimenti superiore alla media nazionale. Tuttavia i nuovi utenti presi in carico risultano inferiori alla media italiana e le prestazioni erogate dai Centri di Salute Mentale sono circa la metà del dato nazionale. Le riammissioni superiori alla media suggeriscono la necessità di rafforzare ulteriormente la continuità assistenziale e i percorsi territoriali dopo la dimissione.
Umbria
L’Umbria si caratterizza per una forte presenza di strutture residenziali e semiresidenziali, una prevalenza elevata e una disponibilità di personale superiore alla media nazionale. Permangono tuttavia alcune criticità legate alla gestione ospedaliera e alla continuità assistenziale. La sfida resta rafforzare l’integrazione tra i diversi livelli di cura e consolidare i percorsi assistenziali.
Veneto
Il Veneto si distingue per un’ottima dotazione territoriale (3,9 strutture per 100.000 abitanti) e una buona offerta semiresidenziale. Tuttavia, la prevalenza degli utenti trattati è inferiore alla media nazionale, mentre i ricoveri risultano più elevati. I nuovi utenti sono superiori alla media, segnalando una buona capacità di intercettazione del disagio.
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Margherita Lopes
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