#Finsubito news dalla rete – Macron, Le Pen e Mélenchon, gli «artefici del caos» in Francia


Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.

L’analisi del giorno è dedicata alla Francia. Christian spiega chi sono gli «artefici del caos» che approfittano delle violenze del 17 ottobre.

Nel nostro briefing ci occupiamo anche dei problemi finanziari francesi: il rendimento sui titoli a 10 anni ha raggiunto il livello più alto dal 2002. Sull’Ucraina, Ursula von der Leyen ha escluso di sospendere le sanzioni energetiche contro la Russia malgrado le pressioni di Trump. Al Parlamento europeo ieri c’è stato uno show di Alice Weidel, la leader di AfD. La Commissione ha aperto un’inchiesta ai sensi del DSA accusando Booking.com di non fare abbastanza per combattere frodi e truffe.

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Di Christian Spillmann

«Après moi, le chaos». Dopo di me, il caos. Il primo episodio della serie sulle elezioni presidenziali in Francia, interpretato da Emmanuel Macron, Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, si è svolto all’indomani di un vertice europeo. È stato molto violento. Le immagini delle manifestazioni, delle sommosse e dei saccheggi commessi il 17 ottobre a Parigi e in diverse città sono state diffuse in diretta su TikTok e le reazioni sono state pubblicate su X. A chi giova questa insicurezza? Chi la alimenta? In difficoltà, Macron ha contrattaccato ieri nel tentativo di riprendere il controllo.

Scontri simili si sono verificati in Italia e in Belgio e molte analisi hanno denunciato un’azione concertata, sostenuta da leader ostili all’Ue. I commenti del presidente americano Donald Trump, del suo vicepresidente JD Vance e di figure vicine al presidente russo, Vladimir Putin, avvalorano questa interpretazione. I due ultimi episodi della prima stagione delle presidenziali francesi sono in programma il 18 aprile 2027, quando saranno resi noti i nomi dei due candidati selezionati per il secondo turno, e il 2 maggio, con l’annuncio del nome dell’eletto. La seconda stagione seguirà a ruota.

Il tono e il taglio scelti per questa analisi possono sembrare frivoli per trattare una situazione drammatica con conseguenze per tutta l’Europa. Ma sono ispirati dalla banalizzazione delle rivolte e dei saccheggi da parte dei social network e dal comportamento degli individui. «La cosa più frustrante è il fatto di vedere le persone ridere di quello che sta accadendo», ha sottolineato il gestore di un negozio aggredito, mentre tentava di proteggere i propri beni dai vandali.

«Nel paese si è insediata una cultura della rivolta. Ci sono due tipi di rivoltosi: quelli quasi professionali, militanti dell’ultrasinistra spesso provenienti dalla galassia dei Black Bloc; e i vandali, molto più numerosi, che vengono per opportunismo», sottolinea l’analista politico, Jérôme Fouquet. «Per i partecipanti, queste rivolte hanno un carattere gioioso e totalmente trasgressivo, illustrato dall’espressione molto diffusa: “Andiamo a spaccare tutto!”. Si viene a cercare l’adrenalina, il brivido forte e la manifestazione della propria onnipotenza, il tutto per un rischio minimo. Poiché le probabilità di essere arrestati sono basse, e ancora più basse quelle di ricevere una condanna pesante in seguito», aggiunge Fouquet.

Le immagini dei rivoltosi mascherati e vestiti di nero che sfondano le vetrine dei negozi, e quelle dei saccheggiatori che applaudono prima di precipitarsi dentro per razziare, circolano sui social network. Migliaia di persone hanno impugnato i loro smartphone per filmare, catturando l’euforia della folla scesa in strada come si va a vedere uno spettacolo e i colpi inflitti a chi cercava di opporsi ai saccheggiatori. Le rivolte in Francia, in Italia e in Belgio sono state un happening per TikTok, il social network cinese.

Quale sarà il seguito? «Lo scenario più probabile è un’ondata di malcontento: la Francia ne sarà la prima vittima, ma l’Europa sarà la seconda, già messa a dura prova dai disordini in Francia e dalla profonda crisi tedesca. La dimensione europea di questa crisi è manifesta: se la gioventù francese ne è stato il primo segnale premonitore, le proteste si estendono ormai all’Italia, al Belgio, nonché alla Spagna e al Portogallo, in particolare sulla questione degli alloggi», analizza Claudi Pérez, editorialista ed ex corrispondente europeo del quotidiano El País a Bruxelles. Le cause immediate differiscono: l’istruzione (Francia, Belgio, Austria, Italia), l’alloggio (Grecia, Portogallo), la politica militare (Germania), la spesa pubblica (Italia) e la responsabilità politica (Albania). Ciò che le accomuna è meno un’agenda comune che un crescente senso che il futuro prometta meno di quanto la generazione attuale fosse portata a sperare».

Il governo francese è sul banco degli imputati. Diecimila poliziotti erano stati mobilitati in Francia per le manifestazioni del 17 ottobre, di cui 5.000 a Parigi. È poco. A titolo di confronto, 14.000 poliziotti erano stati schierati nella capitale per la visita di papa Leone XIV. I servizi di intelligence interni hanno manifestamente sottovalutato la potenziale ampiezza delle rivolte e hanno trascurato la mobilitazione via social network. Il ministro dell’Interno ha offerto le sue dimissioni, Macron le ha rifiutate. Ma quali margini di manovra hanno un presidente e un governo screditati? È difficile rispondere alle legittime richieste degli studenti e degli altri senza risorse.

Macron ha optato per la fermezza dopo essere sembrato travolto dal caos scatenato dalle manifestazioni provocate dal rigetto della sua azione. Ieri il presidente ha annunciato misure per impedire nuovi disordini con «il divieto di assembramenti e mobilitazioni». E ha denunciato «l’ambiguità» dei responsabili politici che hanno sostenuto che le violenze erano legittime. «Saccheggiare il ricco Huitieme arrondissement, cuore del lusso e del capitalismo, in un paese dove il tasso di povertà esplode, è il minimo sindacale», aveva sostenuto su X il sociologo Nicolas Framont, vicino al partito di Jean-Luc Mélenchon.

Emmanuel Macron ha deplorato i «commenti stupidi fatti da diversi leader stranieri che fanno campagna sulle spalle dei francesi in Europa o negli Stati Uniti». Una critica rivolta al primo ministro polacco Donald Tusk, all’ungherese Peter Magyar, al cancelliere austriaco Christian Stocker e al presidente americano Donald Trump, che hanno accusato l’immigrazione. «Si vede chi ama la Francia e chi non la ama con queste critiche. E coloro che non la amano mi disturbano», ha detto il capo dello Stato.

Le rivolte sono manna dal cielo per Marine Le Pen. Nonostante la sua condanna per appropriazione indebita di fondi europei, la candidata del Rassemblement National, il partito di estrema destra anti-europeo, si vede già presidente della Repubblica al suo quarto tentativo, trascinata dall’ondata di rigetto delle rivolte. Ma si è guardata bene dall’attaccare Mélenchon, perché lo vuole come avversario al secondo turno. Gli ultimi sondaggi la danno ampiamente eletta contro di lui con il 69% dei suffragi. L’esito sarebbe meno scontato di fronte a Édouard Philippe o Raphaël Glucksmann. Marine Le Pen ha quindi incolpato Macron e il suo ex primo ministro, Édouard Philippe.

Anche gli altri protagonisti fanno i loro calcoli. Secondo alcuni osservatori, Macron pensa di ricandidarsi nel 2032. «Far fallire Philippe, Attal e altri come Retailleau, lasciare che Marine Le Pen, Jordan Bardella o Jean-Luc Mélenchon vincano nel 2027, per poi presentarsi come il salvatore, l’unico in grado di salvare la Repubblica. Lasciare che gli estremisti brucino le loro ali per tornare come una fenice, questa è una strategia macroniana», ha teorizzato il giornalista Michel Taube. Questa chiave di lettura è stata ripresa da diversi editorialisti, anche se fatica a convincere.

Jean-Luc Mélenchon vuole affrontare Le Pen al secondo turno, convinto di poterla battere. In caso di sconfitta, ambisce a diventare il capo indiscusso di un’opposizione che riunisca la sinistra e l’ultrasinistra. «I suoi sostenitori parlano di un “terzo turno” delle elezioni “in piazza” in caso di vittoria di Le Pen. Se avete giudicato gravi le manifestazioni di questo fine settimana in Francia, preparatevi al 2 maggio, in caso di elezione di Marine Le Pen», ha commentato l’analista Mujtaba Rahman, specialista di questioni europee per il gruppo Eurasia.

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La frase

«Lei è un umanitario, signore, e la saluto per questo, la elogio e la ringrazio ancora.»

Steve Witkoff a Vladimir Putin.

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La Francia sempre più nel mirino dei mercati — Al di là della violenza del 17 ottobre, c’è un’altra crisi francese che sta diventando sempre più allarmante. I rendimenti sui titoli di Stato francesi a 10 anni sono saliti al 5 per cento per la prima volta dal 2002. «È il prezzo della disciplina e del disordine», ha detto l’ex commissario europeo Thierry Breton. I rendimenti sono saliti ovunque nella zona euro, ma diventa sempre più difficile spiegare l’incremento con lo spostamento degli investimenti privati verso l’intelligenza artificiale. Nel caso della Francia i mercati sono preoccupati sia dalla situazione dei conti pubblici, sia dalle difficoltà dell’attuale governo di far approvare la legge di bilancio, sia dalla prospettiva di una vittoria di Marine Le Pen alle presidenziali del prossimo anno.

Il differenziale tra i rendimenti francesi e tedeschi — lo «spread» che misura la differenza di rischio tra debiti sovrani e che era entrato nella vita quotidiana di italiani, greci, spagnoli e portoghesi nella crisi del 2010-15 — è salito a 158 punti base. Il livello più alto degli ultimi 15 anni. È una dimostrazione dell’allarme per la salute della seconda economia della zona euro. Lo spread dell’Italia ieri era a 117 punti base.

Von der Leyen esclude di sospendere le sanzioni energetiche contro la Russia — Ursula von der Leyen ieri ha promesso che le sanzioni contro la Russia sull’energia non saranno tolte fino a quando Vladimir Putin non avrà posto fine alla sua aggressione contro l’Ucraina. «Queste sanzioni resteranno fino a quando la Russia non fermerà la guerra», ha detto la presidente della Commissione al Parlamento europeo. È la risposta alle pressioni dell’amministrazione Trump sugli europei per tornare a comprare gas da Mosca, dopo l’accordo sul diesel e le altre concessioni a Putin. Ieri gli europei erano in attesa di conoscere l’esito dei colloqui tra l’inviato di Trump, Steve Witkoff, e Vladimir Putin a San Pietroburgo.

La Russia si è detta disponibile a far ripartire i negoziati con l’Ucraina a livello tecnico. Putin ha compiuto altri gesti che faranno piacere a Trump in vista delle elezioni di midterm. Il leader russo ha promesso aiuto per risolvere la guerra in Iran («abbiamo una relazione speciale di fiducia con l’Iran», ha detto Putin a Witkoff), tonnellate di diesel nel breve periodo («stiamo preparando le consegne in questo momento»), e quantità sostanziali di fertilizzanti per gli agricoltori americani («il presidente Trump ha menzionato questo nella nostra conversazione telefonica»). In cambio Putin chiede qualcosa che rischia di minare alla base l’apparato di sanzioni occidentali: liberare le banche russe dalle sanzioni. Parlando del diesel il leader russo ha detto che «la chiave» sono gli accordi finanziari per far funzionare l’accordo.

De Wever blinda gli attivi russi congelati in Belgio — Audito ieri da una commissione della Camera dei rappresentanti belga, il primo ministro, Bart De Wever, ha ribadito la sua opposizione allo sblocco dei fondi russi congelati presso la società Euroclear a Bruxelles. E questo, anche se alcuni suoi colleghi sono tornati sull’argomento in occasione del recente vertice europeo. «Questo dibattito non sarà riaperto», ha affermato il leader nazionalista fiammingo, che dice di aver «in modo molto professionale» respinto nuovamente discorsi che aveva già «soffocato sul nascere l’anno scorso». Dopo le spiegazioni fornite, «non c’era più molto entusiasmo per questa idea intorno al tavolo», ha sostenuto De Wever.

Per fugare ogni ambiguità sulla sua posizione nei confronti della Russia, De Wever ha poi plaidato per un rafforzamento degli aiuti all’Ucraina al fine di consolidare «la sovranità e l’indipendenza» del paese.

La strana idea di Bernd Lange di rilanciare l’accordo sugli investimenti con la Cina — Il CAI, l’accordo sugli investimenti con la Cina, doveva essere il grande lascito di Angela Merkel prima della sua uscita di scena, per consolidare le relazioni economiche tra la Germania e Pechino attraverso l’Unione europea. Annunciato da Ursula von der Leyen nel dicembre del 2020, è stato rapidamente «messo nel congelatore» a causa della crescente aggressività politica della Cina dopo la pandemia di Covid. Lo shock Cina 2.0, con il deficit commerciale dell’Ue che quest’anno potrebbe raggiungere i 400 miliardi di euro, sembrava aver seppellito il CAI. Ma qualcuno pensa che alcuni suoi elementi possano essere salvati.

Bernd Lange, il presidente della commissione Commercio al Parlamento europeo, ieri ha detto che sarebbe «utile» guardare alla parte investimenti del CAI per vedere se sia possibile «togliere alcune restrizioni» nell’ambito delle discussioni in corso tra la Commissione e Pechino. Lange si sta preparando a una missione in Cina con una delegazione di parlamentari. Dopo aver invocato una risposta dura contro Pechino, ora appare accontentarsi dell’accordo preliminare raggiunto dalla Commissione sulle auto ibride. In ogni caso, è diventato all’improvviso un grande sostenitore del dialogo.

Lo show di Alice Weidel al Parlamento europeo — La leader di Alternativa per la Germania, Alice Weidel, ieri era a Strasburgo, dove non ha mancato di fare uno show durante una conferenza stampa a margine della sessione plenaria. Il primo bersaglio sono stati i migranti, il secondo Schengen, il terzo il Green Deal. «Continuiamo ad avere frontiere aperte. Veniamo travolti: i disordini in Francia lo hanno mostrato, ma anche in Italia; e anche in Germania sono stati annunciati disordini, provenienti in larga misura dall’ambiente migrante di sinistra», ha detto Weidel. «Se l’Unione europea non è in grado di proteggere i nostri confini» allora «dobbiamo uscire da Schengen e proteggere i nostri confini», ha detto Weidel. «Attraverso la politica europea del Green Deal, l’energia viene resa artificialmente e ideologicamente costosa», ha spiegato Weidel.

La leader di AfD, in testa nei sondaggi in Germania, ha invocato «un diritto di veto per tirarci fuori» quando l’Ue fallisce nel realizzare i suoi obiettivi. Ma Weidel ha fatto propria la narrativa sulla volontà di modificare l’Ue dall’interno. «Dalla nostra posizione riteniamo che l’Unione europea, nella sua forma attuale, abbia forte bisogno di riforme», ha detto.

La procura europea perquisisce il gruppo dei Patrioti — Il gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo ha rivelato che l’Ufficio del procuratore europeo ieri ha condotto delle perquisizioni nei suoi uffici amministrativi a Bruxelles e a Strasburgo, nell’ambito di un’inchiesta legata alla gestione dei fondi dell’Ue nella passata legislatura. «Sembrerebbe che queste perquisizioni siano collegate alla denuncia presentata contro il gruppo Identità e Democrazia (ID), sciolto nel 2024. Il gruppo Patrioti per l’Europa sottolinea che non vi è alcuna continuità giuridica con il gruppo ID e che non è coinvolto nelle indagini in corso», hanno scritto i Patrioti in un comunicato stampa.

La tesi è difficile da sostenere. Gran parte delle delegazioni nazionali del gruppo dei Patrioti, così come gran parte dei suoi funzionari, facevano parte del gruppo Identità e Democrazia.

La Commissione apre un’inchiesta contro le frodi su Booking.com — La Commissione europea passa all’azione contro un altro gigante dell’economia digitale. Ieri ha aperto un procedimento ai sensi del Digital Services Act (DSA) contro Booking.com, la principale piattaforma mondiale per la prenotazione di alloggi. «Booking non fa abbastanza per prevenire le frodi online», ha dichiarato un portavoce della Commissione, ricordando che il 66 per cento di tutte le prenotazioni alberghiere nell’Ue passa per questa società con sede nei Paesi Bassi. Booking stessa ha segnalato un aumento del 500 per cento delle attività fraudolente sulla sua piattaforma tra il 2022 e il 2024. Solo nel 2024 questo ha causato danni per 4,2 miliardi di euro.

La Commissione contesta tre tipi di violazioni degli obblighi imposti alle «piattaforme online di grandissime dimensioni», categoria che include Booking. Il primo problema riguarda gli annunci per alloggi inesistenti. «Lo abbiamo sentito dire: si prenota un hotel, si arriva all’indirizzo e l’hotel non c’è. Questo è illegale», ha detto il portavoce. In secondo luogo, la Commissione esamina quali misure concrete Booking stia adottando per far fronte al crescente numero di attacchi di phishing, nei quali truffatori ingannano gli utenti per sottrarre loro i dati e poi estorcere pagamenti a clienti legittimi di Booking. In terzo luogo, l’autorità di Bruxelles indaga su come Booking gestisce gli annunci pubblicitari a pagamento: pagare commissioni più alte si traduce in una posizione più prominente nei risultati di ricerca, il che deve essere trasparente per i consumatori.

Booking aveva già trasmesso alla Commissione le proprie analisi dei rischi dal 2023 al 2026 e risposto a due richieste scritte di informazioni. L’avvio del procedimento formale dimostra che non è bastato.

Accordo sulla riserva di stabilità di mercato dell’ETS — Il Consiglio e il Parlamento europeo ieri hanno annunciato un accordo politico sulla modifica delle norme relative all’annullamento delle quote nella riserva di stabilità del mercato nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione (ETS). L’obiettivo è di accrescere la liquidità e la prevedibilità del mercato a lungo termine, tutelando la competitività dell’industria.

L’intesa rafforza la capacità della riserva di rispondere all’evolversi delle condizioni di mercato man mano che il tetto massimo complessivo alle emissioni continuerà a ridursi. Le norme aggiornate potenziano la capacità di intervento, consentendo il rilascio di quote per proteggere l’industria europea da un’estrema volatilità dei prezzi. Il meccanismo di annullamento delle quote rimarrà in vigore con una soglia di annullamento più elevata, pari a 700 milioni di quote (rispetto all’attuale soglia di 400 milioni).

Il Parlamento non approva i conti del Consiglio del 2024 — Il Parlamento europeo ieri ha negato la discarica di bilancio per l’anno 2024 del Consiglio dell’Unione europea — una decisione che si ripete di anno in anno dall’esercizio finanziario del 2009. Nella risoluzione — approvata con 434 voti favorevoli, 203 contrari e 21 astensioni — i deputati esprimono rammarico per il rifiuto del Consiglio di cooperare con il Parlamento nell’ambito della procedura di discarico.

La procedura di discarico del bilancio dell’Ue è un meccanismo attraverso il quale il Parlamento europeo esercita il controllo democratico sull’esecuzione del bilancio dell’Unione, e consente di chiamare la Commissione europea e le altre istituzioni dell’Ue a rispondere della gestione e dell’erogazione dei fondi europei. Il rigetto del discarico, tuttavia, ha valore prevalentemente simbolico o politico.

Accade oggi

  • Presidenza irlandese dell’Ue: riunione informale dei ministri del Commercio a Dublino

  • Parlamento europeo: sessione plenaria a Strasburgo (dibattiti sulla governance globale per l’IA; la semplificazione degli obblighi per i prodotti chimici; la revoca delle sanzioni contro la Russia sulle pellicce di zibellino)

  • Consiglio europeo: il presidente Costa incontra il presidente del Vietnam, Tô Lâm

  • Commissione: la presidente von der Leyen riceve il presidente del Vietnam, Tô Lâm

  • Commissione: discorso della commissaria Lahbib alla Resilient Europe Conference a Praga

  • Consiglio: riunione del Comitato politico e di sicurezza

  • Parlamento europeo: riunione della Conferenza dei presidenti

  • Corte di giustizia dell’Ue: sentenza sul diritto a un avvocato in Ungheria e Repubblica ceca; sentenza sulla tassazione degli extraprofitti in Italia, Belgio e Irlanda nel 2022

  • Comitato economico e sociale: sessione plenaria (dibattito con la vicepresidente Minzatu)

  • Eurostat: dati sul cambio di Pil per regione tra il 2019 e il 2024; dati sui rifiuti da imballaggi nel 2024; dati sul cabotaggio nel 2025

Alcuni testi del Mattinale Europeo sono tradotti con strumenti di intelligenza artificiale, ma sono tutti redatti e verificati da persone in carne e ossa. Sia l’IA sia gli esseri umani possono commettere errori. Grazie per le vostre segnalazioni: ci aiutano a correggerli e a migliorarci.

Il Mattinale Europeo è una newsletter di informazione edita da DC NEXUS EUROPE Srl. David Carretta ne è il direttore responsabile. Per sponsorizzazioni o contatti: dcnexuseurope@gmail.com


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