Sono decine di migliaia le persone partite da Piazza della Repubblica per l’edizione 2026 del Roma Pride. Ad aprire ufficialmente la sfilata, davanti alla testa del corteo guidata dal sindaco Roberto Gualtieri con la fascia tricolore, è lo striscione politico di quest’anno: “La Repubblica è di chi la abita”.
Subito dietro, a dettare il ritmo della manifestazione, c’è il primo carro ufficiale che vede a bordo, in veste di madrine e ambassador dell’evento, le cantautrici Levante e Francesca Michielin scatenate.
Dal megafono della testa del corteo si alzano anche cori sferzanti diretti contro la premier Meloni, con ironie sulla recente tensione con Donald Trump.
Tra i carri più fotografati della sfilata spicca poi quello allestito da Disney, interamente dedicato al lancio de “Il diavolo veste Prada 2”, dominato da un’enorme e spettacolare installazione a forma di tacco a spillo rosso gigante. Nel parterre della politica, al fianco del primo cittadino, sono presenti diversi esponenti delle opposizioni, tra cui il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, il segretario di Piu’ Europa Riccardo Magi e la senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino. L’atmosfera unisce la festa, la forte rivendicazione e la satira politica.
Nel mirino dei manifestanti soprattutto il generale Roberto Vannacci, contestato da numerosi cartelli tra cui uno che recita: “Meglio anormale che generale”.
Grande attenzione anche per i messaggi legati ai diritti sociali e alla sanità, come lo striscione “Sono una mamma fortunata perché mio figlio può essere curato”.
Non mancano, infine, i riferimenti ironici alla cronaca recente, come lo sferzante cartello “Guido meglio di Pozzolo”, con un esplicito richiamo all’incidente automobilistico che ha visto coinvolto il deputato di Futuro Nazionale.
Roma Pride 2026, “Vannacci rifiuto tossico” (LaPresse)
Nel 2025, il numero di paesi che criminalizzano gli atti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso è aumentato per la prima volta in decenni. L’omosessualità è ancora un reato in 65 Stati membri delle Nazioni Unite. In alcuni di questi, la pena di morte è una minaccia, ad esempio in Uganda, dove le autorità prendono di mira le persone LGBTQIA+ con violenza e brutalità. A sfilare 30 carri.
La lettera aperta del sindaco Gualtieri sottoscritta da oltre 2mila persone
Si è ricomposta ieri all’insegna del dialogo, la polemica tra Keshet Italia, l’associazione ebraica Lgbtqia+, e gli organizzatori del Roma Pride. Keshet parteciperà a parata ma senza carro.
“In questi giorni abbiamo avuto delle interlocuzioni con l’associazione ebraica Lgbtqia+ Keshet, grazie al comune di Roma che ha svolto un importante ruolo per far incontrare le due parti. Per raggiungere un obiettivo in ottica di senso di responsabilità per il movimento tutto, si è trovato un punto di incontro. Domani Keshet sarà presente nella parata. La questione era sul carro, perché per il documento politico che abbiamo fatto sulla parola genocidio, il carro è un principio per cui se uno partecipa aderisce a quella piattaforma. Per questo Keshet parteciperà in uno spezzone a piedi”. Così il portavoce del Roma Pride, Mario Colamarino. “L’anno scorso, nel nostro documento politico, non avevamo parlato apertamente di genocidio. C’era una consapevolezza diversa, quindi il carro di Keshet Europe l’anno scorso ha preso parte come aveva fatto altre volte. La questione è soprattutto politica, perché nel documento dell’anno scorso non era nominata la parola genocidio”, spiega Colamarino, che poi racconta: “Quando poi li abbiamo incontrati ci siamo resi conto che c’erano divergenze di vedute su questo punto e non c’erano le condizioni per mettere un carro quest’anno”. “Tuttavia – entra nel merito – ci sono state tante riflessioni all’interno della comunità, e in questo senso credo che essersi parlati e aver trovato dei punti di vicinanza su come poter partecipare quest’anno e iniziare un percorso a tappe di dialogo credo sia buono per il movimento tutto”, conclude.
La conferma della partecipazione è arrivata ieri nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato parlamentari, attivisti e personalità della società civile, da Ivan Scalfarotto a Renata Polverini, da Anna Paola Concia e Piero Fassino alla vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno. Gli stessi esponenti che nei giorni scorsi avevano sostenuto la lettera aperta al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, sottoscritta da oltre 2.000 persone.
Così l’associazione Keshet commenta: “La possibilità di manifestare il proprio orgoglio e il riconoscimento della pari dignità di ogni componente della comunità costituiscono le fondamenta su cui si costruisce una democrazia reale. La mobilitazione di queste settimane, il sostegno ricevuto e l’accordo raggiunto dimostrano che la società civile e le istituzioni sono pronte a costruire ponti anche quando sembrano prevalere le contrapposizioni”.
Corteo dalle 15 da piazza Repubblica a Roma, assessora Alfonsi: “Vicinanza a comunità LGBTQUIA+”
“Anche quest’anno Roma si anima con il Pride e anche questa volta, come negli anni precedenti, il Dipartimento Tutela Ambientale segna la propria vicinanza alla comunità LGBTQIA+ collocando i vasi dipinti con i colori della bandiera rainbow: l’iniziativa arriva a Piazza dell’Esquilino come parte integrante del paesaggio e della sfilata, che quest’anno si arricchisce di un carro a motrice elettrica, realizzato con materiali riciclati”: così in una nota Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale. Oggi il concentramento è previsto alle 15 in Piazza della Repubblica. La partenza della Grande Parata è indicata alle 15.30, con arrivo previsto intorno alle 19 alle Terme di Caracalla, dove la giornata continuerà alla Pride Croisette.
“In quest’edizione del Pride c’è anche una novità, di cui sono molto orgogliosa. In collaborazione con l’Assessorato è nato il progetto ‘Bosco Roma Pride’, un’iniziativa per rendere Roma ancora più verde. Prendersi cura dell’ambiente significa prendersi cura dei diritti di tutti noi e delle prossime generazioni. Stiamo lavorando insieme per una città più accogliente e inclusiva, protagonista delle grandi sfide del futuro, dal cambiamento climatico alla lotta per i diritti civili”, conclude Alfonsi.
Un nuovo murale di aleXsandro Palombo con Audrey Hepburn e miliziano di Hamas
Nuova opera dello street artist aleXsandro Palombo questa volta a Roma a pochi giorni dai fatti che hanno visto alcuni partecipanti israeliani contestati e allontanati dal Pride di Bologna.
L’opera è apparsa nella Capitale in Via San Giovanni in Laterano, nel cuore della Gay Street della Capitale, nel giorno del Roma Pride 2026.
Intitolato ‘Roman Pride’, il murale rilegge una delle immagini più iconiche della storia del cinema, la celebre scena di ‘Vacanze Romane’ (1953), il film che consacrò Audrey Hepburn come star internazionale. Nella scena, al posto del personaggio interpretato da Gregory Peck compare un miliziano di Hamas, mentre Audrey Hepburn mantiene il suo celebre sorriso e sventola la bandiera arcobaleno del Pride.
“L’apparente leggerezza del fotogramma originale lascia spazio a una riflessione sulle contraddizioni e i cortocircuiti del presente”, spiegano dallo staff dell’artista che “attraverso il linguaggio della satira e del paradosso visivo risponde a un’urgenza sempre più evidente e accosta una delle più riconoscibili icone della libertà e dell’immaginario LGBTQIA+ a un miliziano di Hamas, organizzazione che reprime l’omosessualità e nega i diritti delle persone LGBTQIA+. La presenza del miliziano di Hamas richiama la guerra a Gaza e il più ampio conflitto in Medio Oriente che negli ultimi due anni hanno alimentato profonde divisioni all’interno di numerosi movimenti LGBTQIA+, associazioni e organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti”.
L’opera – secondo l’artista – invita a riflettere sulla fragilità dell’inclusione e sui rischi che odio, discriminazione, esclusione e intolleranza rappresentano per le società democratiche e per quei movimenti che hanno fatto della difesa delle libertà e delle minoranze la propria ragione d’essere. Nel lavoro di Palombo, la cultura pop e le sue icone diventano strumenti per leggere il presente, trasformando Roman Pride in una fotografia corrosiva del nostro tempo, una testimonianza destinata a interrogarci anche in futuro.
“Negli ultimi anni l’antisemitismo si è diffuso anche in contesti che storicamente si sono definiti inclusivi e impegnati nella difesa delle minoranze. Quando qualcuno viene discriminato, attaccato o escluso per la propria identità da uno spazio nato per difendere i diritti, non è soltanto quella persona o quella comunità a essere colpita. Ogni volta che l’inclusione lascia spazio all’esclusione, si restringono gli spazi di libertà per tutti. Nessuna battaglia per i diritti può sopravvivere se rinuncia al principio dell’universalità dei diritti. Quanto sono davvero solide le conquiste civili che consideriamo acquisite?”, dichiara aleXsandro Palombo.
Adinolfi a Roma con bandiera Israele, lascia piazza con Pascale
Momenti di tensione in piazza della Repubblica a Roma alla partenza del corteo del Roma Pride, per la presenza di Massimo Adinolfi del Popolo della Famiglia con una bandiera di Israele, subito dopo raggiunto da Francesca Pascale con una bandiera dei Gay Conservatori e Liberali. La loro presenza ha scatenato la contestazione di alcuni manifestanti rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine per scortare Adinolfi e Pascale lontano dalla manifestazione.
“Un omosessuale nell’area mediorientale trova protezione solo nello Stato d’Israele – ha detto Adinolfi ai cronisti – se non è in Israele rischia la carcerazione o la morte. A Gaza, che viene celebrata in questo Pride, anche un comandante di Hamas è stato trucidato perché omosessuale. In difesa degli omosessuali trucidati o carcerati io, come Popolo della Famiglia, sono qui a manifestare con Francesca, con gli iraniani e tutti coloro che hanno il coraggio delle loro idee anche davanti alla violenza di una piazza non inclusiva, sicuramente di sinistra, sicuramente violenta e abietta per quello che ho visto”.Secondo Francesca Pascale “in questa piazza non ci sono quelle famiglie a cui la politica dovrebbe rispondere. Abbiamo bisogno di diritti civili e che se ne occupi la destra come la sinistra. Siamo qui a rischiare anche la nostra vita, il nostro diritto ad esserci è il diritto di tutti, nessuno escluso. Faccio appello a tutti i partiti, a Giorgia Meloni, Tajani, soprattutto la famiglia Berlusconi, con il desiderio che avvenga una rivoluzione in Forza Italia, anche alla Lega, alle associazioni: dobbiamo essere uniti al fianco di quei giovanissimi che non trovano il coraggio per affrontare il giudizio della società”.
Sulla presenza alla manifestazione dell’associazione ebraica Lgbtqia+ Keshet Italia, Pascale risponde: “È in piazza con una trattativa, noi trattative non ne possiamo fare. La piazza dei diritti civili non ha bisogno di contratti o patentini, né che qualcuno dia permessi per entrare. La piazza del Pride è inclusione, e noi nel nostro contesto di Gay conservatori liberali cerchiamo di aprire gli occhi a una destra ancora troppo ferma”.
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