Pulcini di ibis uccisi: “Una strage sotto i nostri occhi” – POP


Bufera a Novara dopo le operazioni di contenimento dei volatili sacri al parco dell’Allea. Le associazioni animaliste: “Intervento sbagliato e inefficace”.

Novara – Decine di pulcini precipitati nel vuoto dai rami più alti dei cedri del Libano, sbattuti al suolo come fossero rami secchi, e lasciati lì a morire sotto gli occhi di passanti, volontari e madri in volo impazzite. È lo scenario da incubo che ha investito il parco dell’Allea nella mattina di mercoledì 18 giugno, durante le operazioni di contenimento della colonia di ibis sacri condotte dalla polizia provinciale con il supporto di una ditta di manutenzione del verde. Una vicenda che ha scatenato l’indignazione di mezza città, spaccato l’opinione pubblica e sollevato un interrogativo feroce: dove finisce la tutela della biodiversità e dove comincia la crudeltà gratuita?

A far esplodere il caso è stata la denuncia pubblica dell’associazione UTI per tutti – Unione Tutela Individui, che parla senza mezzi termini di strage illegale”. I volontari, presenti sul posto insieme ai rappresentanti dell’AVI – Associazione Vegani Internazionale, raccontano di aver assistito a scene raccapriccianti: operai impegnati nel taglio dei rami che avrebbero provocato la caduta – o addirittura lanciato volontariamente – numerosi pulli ancora incapaci di volare. Fotografie e video, già raccolti e pronti per essere depositati agli atti, documenterebbero animali agonizzanti, con traumi e fratture, e femmine adulte che volavano disperate sopra le chiome nel tentativo di proteggere i propri piccoli.

Foto Facebook Osservatorio Ambientale UTC

L’associazione annuncia una denuncia formale e chiede che vengano accertate le responsabilità sia della ditta coinvolta sia delle istituzioni che hanno autorizzato l’intervento. Il punto, sostengono i volontari, non è il contenimento in sé – previsto da un provvedimento della Provincia – ma le modalità operative: provocare deliberatamente cadute letali o abbandonare animali feriti senza soccorso immediato configurerebbe, a loro avviso, condotte rilevanti sotto il profilo penale.

La polemica ha costretto le istituzioni a uscire allo scoperto. Il sindaco Alessandro Canelli ha tenuto una diretta Facebook per chiarire la posizione del Comune: “Non abbiamo alcuna competenza in merito, la gestione dei piani di contenimento spetta alla Provincia su mandato nazionale”. Il primo cittadino ha però rivendicato il proprio ruolo come autorità sanitaria locale, ricordando che gli ibis “non sono immuni da problematiche sanitarie e sono devastanti per la biodiversità”.

Il consigliere provinciale Giuseppe Maio, delegato alla materia, ha difeso l’operazione parlando di un “intervento in applicazione delle leggi europee a tutela della biodiversità”. Ha spiegato che l’ibis sacro è una specie alloctona invasiva – classificata dall’ISPRA e inserita nell’elenco delle specie di rilevanza unionale ai sensi del Regolamento UE 1143/2014 – che ha colonizzato l’area novarese attratta dal verde e dalle risaie. Secondo Maio, i cedri del centro città rappresentano una “trappola” per gli ibis: ottimi per la nidificazione, ma privi delle paludi necessarie al nutrimento dei pulcini, che finiscono per combattersi tra loro con i più deboli spinti fuori dal nido. La Provincia, ha aggiunto, aveva inizialmente optato per dissuasori acustici e luminosi, rivelatisi però insufficienti. Il monitoraggio della colonia era attivo dal febbraio 2025.

Sulla stessa linea l’assessore comunale all’Ambiente Elisabetta Franzoni, che ha precisato: “Il Comune non ha effettuato alcun abbattimento. In città non è consentito. Abbiamo sempre chiesto che non venissero utilizzati metodi cruenti”. L’Amministrazione ha chiesto all’ASL di eseguire esami necroscopici sulle carcasse recuperate nell’area per chiarire le cause della morìa: tra le ipotesi al vaglio ci sono l’avvelenamento, la caduta accidentale dei giovani esemplari e possibili patologie. Lo scorso anno gli accertamenti avevano rilevato un unico caso di avvelenamento da esca tossica. Ogni mattina l’Enpa provvede alla rimozione delle carcasse, mentre alla municipalizzata Assa è stato chiesto di intensificare le pulizie nell’area.

A mettere in discussione l’intera strategia è intervenuta Roberta Castiglioni, naturalista, etologa e zoologa, direttrice di “Darwin. Ricerca e divulgazione naturalistica” e considerata la massima esperta italiana di ibis sacri, che studia la specie da 25 anni. Il suo giudizio, affidato alle colonne di Malpensa24, è netto: “Quanto si sta attuando a Novara è sbagliato e inefficace”. L’intervento durante la fase di accrescimento dei pulli, ha spiegato, “non solo mostra aspetti di crudeltà che urtano la sensibilità di molti, ma soprattutto non risolve il problema. Gli ibis sono animali fedeli: quando individuano un luogo, tendono a tornarci”. La prova? La sera stessa dell’intervento, gli alberi erano di nuovo pieni di ibis.

Castiglioni ha indicato un’altra strada: il monitoraggio deve partire a febbraio, non a giugno, individuando in anticipo quali alberi verranno scelti per la nidificazione e concentrando le azioni di disturbo per ridurre i punti di insediamento. Ha inoltre lanciato un allarme sulle capitozzature dei cedri eseguite in questi giorni, che a suo giudizio rischiano di peggiorare la situazione: “Se le cime degli alberi vengono spianate, gli ibis trovano maggiore facilità a nidificare”.

I momenti di tensione non sono mancati neppure tra chi osservava e chi operava. Secondo quanto riferito da più fonti, gli agenti della polizia provinciale avrebbero tentato di impedire ai presenti di scattare foto e girare video, arrivando a ventilare l’intervento della Digos con la motivazione che si sarebbe trattato di un “raduno non autorizzato”. Una circostanza che, se confermata, aggiungerebbe un ulteriore elemento di gravità a una vicenda già incandescente.

Sul campo, intanto, la conta non si ferma. In questi giorni le operazioni sono proseguite, con il taglio di ulteriori rami e la cattura con il retino di altri pulcini sopravvissuti. La città resta divisa: da un lato chi da settimane segnalava disagi igienici e danni alle chiome degli alberi causati dalla colonia, dall’altro chi grida allo “scempio dei nidi” e chiede di puntare sulla convivenza e sull’educazione dei cittadini, come suggerito dalla stessa Castiglioni.

La vicenda potrebbe presto approdare nelle aule di un tribunale, con la denuncia annunciata dalle associazioni animaliste. Resta da capire se le autorità competenti – Provincia, Comune e ASL – sapranno fornire risposte convincenti a una comunità che, tra indignazione e insofferenza, chiede una sola cosa: che la legge, qualunque essa sia, venga applicata senza brutalità.


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 Lorenzo Panzeri

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