Milei e l’Intelligenza Artificiale, un’altra provocazione del Presidente argentino?


Qualche giorno fa sono venute alla luce due visioni fortemente contrastanti sull’Intelligenza Artificiale e sulla sua potenziale sovrapposizione ai negoziati geopolitici.

A San Francisco, uno dei laboratori di IA più all’avanguardia, si è chiesto al settore di rallentare la propria innovazione.

Viceversa, a Buenos Aires, il Presidente argentino ha proposto che robot IA gestiscano le aziende senza supervisione o gestione umana.

Probabilmente nessuna delle due proposte arriverà a termine, ma il contrasto evidenzia una sfida geopolitica che crescerà nel prossimo decennio: gli sforzi per dare un quadro giuridico all’Intelligenza Artificiale dovranno soddisfare rivelazioni su dettagli strategici che andranno costantemente oltre ai limiti introdotti in qualsiasi regolamentazione.

Il monito di Anthropic

L’invito a rallentare è arrivato da Anthropic, l’azienda di IA che sta dietro al chatbot Claude.

In un recente rapporto la società ha avvertito che i sistemi di IA stanno progredendo così rapidamente da avvicinarsi a un potenziale “auto-miglioramento ricorsivo”, in cui i sistemi possono progettare, costruire, addestrare e persino implementare i propri aggiornamenti, con gli esseri umani solo marginalmente parte del processo.

Ci sono molti motivi per essere cauti, perché Paesi e aziende competono continuamente per produrre e distribuire modelli di IA di qualità superiore.

Queste preoccupazioni includono potenziali attacchi informatici abilitati dall’IA contro sistemi infrastrutturali critici, shock economici che deriverebbero dallo spostamento di milioni di lavoratori da parte dell’IA e una maggiore competizione geopolitica, considerando che Stati Uniti e Cina accelerano la ricerca per ottenere i migliori modelli che possano anche offrire anche un vantaggio militare.

La preoccupazione si estende anche a eventi poco probabili ma tendenzialmente catastrofici, fino ad oggi predominio della fantascienza, come macchine super intelligenti che cercano di distruggere l’umanità.

Per contrastare tutte queste preoccupazioni, in particolare quella economica, il rapporto di Anthropic sostiene che le aziende dovrebbero accettare volontariamente un certo rallentamento nello sviluppo di queste tecnologie, per dare alle società il tempo di adattarsi e poter affrontare in modo adeguato le nuove sfide.

Anthropic non può farlo unilateralmente, perché consentirebbe ai concorrenti di superare i suoi modelli.

Ha bisogno che altre aziende si uniscano ad essa, così come di governi che contribuiscano a supervisionare e far rispettare qualsiasi accordo stipulato in tal senso.

Anthropic ha usato con intelligenza analogie geopolitiche per spiegare come funziona l’approccio proposto, incluso il Trattato sulle Forze Nucleari a Medio Raggio, l’ormai scaduto accordo sul controllo degli armamenti tra l’ex Unione Sovietica e gli Stati Uniti che poneva il limite di lancio da terra di alcuni missili.

Come scrive Anthropic, verificare il rispetto delle restrizioni volontarie nell’IA è più difficile del controllo degli armamenti perché “le missioni di addestramento sono molto più facili da nascondi rispetto ai silos missilistici”.

Per estendere ulteriormente l’analogia con la non proliferazione nucleare, una grande sfida per la governance globale di qualsiasi settore, comprese le armi di distruzione di massa e l’Intelligenza Artificiale, è il potenziale per qualsiasi Paese di svolgere il ruolo di elemento di disturbo.

Qualsiasi sia il regime del trattato basato sulla restrizione volontaria, la sua forza deriva dalla volontà di chi lo applica.

È un tipico problema di azione collettiva: la maggior parte dei Paesi e delle aziende potrebbe accettare alcuni controlli di base su una determinata tecnologia, ma mentre può essere utile a tutte le parti collaborare per il loro interesse collettivo, va anche considerata la possibilità che almeno uno degli attori diserti.

Questo scenario incentiva anche gli altri attori a ritirarsi preventivamente da qualsiasi regime di governance responsabile, perché non vogliono essere lasciati indietro al potenziale perturbatore.

La visione di Milei 

Entra in gioco l’Argentina. In un editoriale pubblicato qualche giorno fa sul Financial Times, il Presidente Javier Milei ha parlato del disegno di legge che il suo governo ha presentato al Parlamento argentino per regolare la politica sull’IA.

Tuttavia, “regolare” non è la definizione più calzante. Il principio operativo della nuova legge di Milei è “un impegno a mantenere l’IA senza una reale regolamentazione, affinché possa essere libera di essere sviluppata senza la mano letale di una normativa prematura e poco compresa”.

In breve, vuole incoraggiare i più audaci e radicali esperimenti con l’IA che avvengono oggi in Argentina, affinché il Paese possa trarre beneficio da eventuali guadagni, indipendentemente dai rischi che ne derivano.

La proposta centrale della legislazione Milei è un piano dettagliato per permettere ai sistemi di IA di possedere e gestire una “azienda non umana”, con un regime fiscale basso per incentivare società e individui benestanti a creare imprese di proprietà robotica in Argentina.

Milei paragona questa innovazione giuridica allo sviluppo della società a responsabilità limitata e suggerisce che l’Argentina possa beneficiare di un approccio radicalmente libero, proprio come i Paesi Bassi beneficarono del fatto che la Compagina Olandese delle Indie Orientali dominasse il commercio globale un secolo fa.

L’unica concessione offerta dal disegno di legge è che il proprietario beneficiario finale di qualsiasi azienda controllata dall’IA deve essere reso noto.

Spiegando il perché ritenga importante porre uno schema del genere sotto la legge argentina, Milei porta in esempio, e critica, una sentenza del 2023 della Corte statunitense che stabilisce che le organizzazioni blockchain siano classificate come società in nome collettivo, rimuovendo i loro membri della responsabilità limitata.

Tuttavia, i tribunali statunitensi hanno adottato questo inquadramento proprio affinché qualcuno fosse responsabile se le cose fossero andate male.

Milei vuole invertire la cosa, il che significa che quando una società non umana truffa un cliente o distrugge un mercato, le vittime potrebbero scoprire che non c’è nessuno da citare in giudizio.

L’Argentina non sarebbe il primo piccolo Paese a scommettere il suo futuro su una tecnologia di frontiera che gran parte del mondo tratta con cautela.

El Salvador ha reso Bitcoin moneta legale nel 2021, e a gennaio il Paese ha dichiarato di puntare tutto su Bitcoin e IA.

Oltre a comprare ancora un’unità al giorno, ora sta costruendo data center per aziende di IA e collegando Grok, il sistema di IA di Elon Musk, a migliaia di scuole.

Anthropic afferma che la sua preoccupazione maggiore riguarda i sistemi di IA che agiscono modo autonomo, al di là del vero controllo umano.

La proposta di Milei mira a promuovere esattamente quei sistemi di Intelligenza Artificiale autonoma, offrendo un veicolo legale e uno scudo dalla responsabilità alle aziende che non avranno esseri umani nel loro organigramma.

Inoltre, se Anthropic è preoccupata per la velocità con cui l’IA sta crescendo in giurisdizioni stabili e ben istituzionalizzate, Milei prevede di spingere al massimo un’IA non regolamentata in Argentina, un Paese che vive una crisi quasi permanentemente da oltre un secolo di crescita esponenziale e crisi profonda.

Non è chiaro se la proposta di Milei avrà un futuro o se sia una provocazione. Potrebbe essere bloccata dal Congresso argentino.

Potrebbe essere superata dagli eventi, sotto forma del prossimo scandalo di corruzione o della sfida economia che colpisce il Paese.

Tuttavia, anche se non dovesse andare da nessuna parte, la proposta di Milei potrebbe incentivare altri attori a minare iniziative di regolamentazione, inclusa la proposta di Anthropic di rallentare volontariamente la diffusione dell’IA.

Una volta che una giurisdizione offre ad agenti dell’IA una sede legale permissiva, altri Paesi potrebbero essere motivati a creare una corsa al ribasso dove la mancanza di regolamentazione diventerebbe un vantaggio competitivo per le aziende di IA, ma un potenziale rischio per il resto di noi.




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 Jacqueline Rastrelli

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