Con l’anticiclone africano che tiene l’Italia nella morsa delle alte temperature e i termometri che in molte città hanno già superato di dieci gradi le medie stagionali, la corsa all’acquisto di impianti di climatizzazione si è fatta frenetica.
Famiglie, liberi professionisti e aziende si trovano a fare i conti con una spesa non trascurabile, ma quest’anno c’è una buona notizia: il bonus condizionatori è stato confermato anche nel 2026, e c’è tempo fino al 31 dicembre per usufruire dell’agevolazione per le spese sostenute per l’acquisto di un climatizzatore a basso consumo energetico, un deumidificatore o una pompa di calore.
Non è un bonus autonomo: come funziona davvero l’agevolazione
Il primo equivoco da sciogliere è quello sul nome. Il bonus condizionatori non esiste come categoria normativa autonoma: è la denominazione di comodo che racchiude tre misure fiscali distinte — Ecobonus, Bonus Casa e Bonus Mobili — non cumulabili tra loro per la stessa spesa. Come ha chiarito l’esperto Ivan Meo di Immobiliare.it a RaiNews, «il “bonus condizionatori” rappresenta una formula di sintesi che, a seconda dei casi, rinvia all’Ecobonus o al bonus ristrutturazioni. Il canale agevolativo senza lavori edilizi resta, in particolare, collegato alla sostituzione di impianti esistenti con sistemi a pompa di calore o comunque ad alta efficienza energetica».
Scegliere il canale sbagliato prima di firmare il contratto con l’installatore è, in effetti, l’errore più costoso che si possa commettere: documentazione, requisiti tecnici e conseguenze fiscali cambiano sensibilmente a seconda della strada percorsa.
Chi può richiederlo
Il perimetro dei soggetti ammessi è molto ampio: possono accedere al bonus le persone fisiche, gli esercenti arti e professioni, le società di persone e di capitali, le associazioni di professionisti, i condomini, gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale, gli istituti autonomi per le case popolari e le cooperative di abitazione a proprietà indivisa. Per l’Ecobonus, la platea comprende anche contribuenti residenti e non residenti, titolari di qualsiasi tipologia di reddito, compresi i soggetti che conseguono reddito d’impresa.
Senza lavori edilizi si può fare, ma con regole più stringenti
La novità che interessa maggiormente chi non sta ristrutturando casa riguarda proprio la possibilità di accedere alla detrazione tramite Ecobonus. L’Ecobonus prevede parametri tecnici decisamente più stringenti: la detrazione è vincolata alla sostituzione integrale del vecchio impianto termico con pompe di calore ad alta efficienza, il nuovo climatizzatore deve appartenere a una classe energetica superiore, tipicamente A+++, e la macchina deve essere obbligatoriamente utilizzabile sia per il raffreddamento estivo che per la climatizzazione invernale.
Non basta, quindi, comprare un qualsiasi split di ultima generazione: un condizionatore non conforme ai requisiti minimi di efficienza — anche se installato correttamente, con bonifico parlante e comunicazione ENEA — non dà diritto alla detrazione. Vale anche la pena sapere che per le pompe di calore con inverter, i valori minimi di COP ed EER richiesti dal D.M. 6.08.2020 sono ridotti del 5% rispetto ai valori standard, un piccolo vantaggio che può fare la differenza nella scelta del modello.
Restano invece categoricamente esclusi gli impianti alimentati esclusivamente da combustibili fossili.
Quanto si risparmia: aliquote e tetti di spesa
La regola generale per le spese sostenute nel 2025 e nel 2026 prevede una detrazione del 36% dell’importo speso. L’aliquota sale però al 50% quando l’intervento riguarda la prima casa.
In numeri concreti, il limite di spesa agevolabile è pari a 60mila euro, che corrisponde a una detrazione massima totale di 30mila euro, recuperabile in 10 rate annuali.
Chi invece installa il climatizzatore nell’abitazione principale nell’ambito del Bonus Ristrutturazioni può godere di condizioni ancora più generose: la detrazione IRPEF del 50% si applica con un limite massimo di spesa agevolabile fino a 96.000 euro per singolo edificio, ripartita obbligatoriamente in quote costanti per 10 anni. Per le seconde case e gli immobili diversi dall’abitazione principale, invece, l’aliquota scende al 36% e il tetto massimo di spesa ammissibile si dimezza a 48.000 euro.
La grande novità del 2026 riguarda l’introduzione di un tetto reddituale: chi supera i 75.000 euro di reddito vede ridotto il plafond detraibile.
Il bonifico parlante: massima attenzione alla causale
Uno dei punti su cui molti contribuenti inciampano riguarda le modalità di pagamento.
È fondamentale eseguire il pagamento tramite bonifico parlante, che deve contenere nella causale: il riferimento normativo, il codice fiscale del beneficiario della detrazione, la partita IVA o il codice fiscale dell’azienda installatrice, e gli estremi della fattura. Pagamenti tramite carte, assegni o altri strumenti non consentono di accedere al beneficio fiscale.
Anche un piccolo errore nella causale, avvertono gli esperti, può far perdere l’intera agevolazione. Vale la pena prendersi qualche minuto in più allo sportello bancario, o verificare con attenzione i campi del bonifico online, prima di confermare il pagamento.
La comunicazione all’ENEA è fondamentale
Una volta conclusi i lavori, non si è ancora in regola. Per l’Ecobonus e per il Bonus Casa legato al risparmio energetico, le schede descrittive degli interventi vanno trasmesse entro 90 giorni dalla fine dei lavori attraverso il portale ENEA relativo all’anno in cui ricade la fine lavori. ENEA ha aperto il portale per il 2026 il 22 gennaio 2026.
L’invio della documentazione al portale ENEA Bonus Fiscali non è una formalità: è un passaggio obbligatorio, senza il quale la detrazione non può essere riconosciuta. Meglio dunque conservare fin da subito fatture, ricevute di bonifico e tutta la documentazione tecnica dell’impianto installato.
Cosa cambia dal 2027 e perché conviene fare richiesta nel 2026
Le aliquote al 50% e al 36% valgono per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2026. Dal 2027, salvo nuove proroghe, la detrazione scenderà al 36% sull’abitazione principale e al 30% sugli altri immobili; dal 2028 è prevista un’aliquota unica del 30% per tutti gli immobili, con tetto di spesa ridotto. Chi sta valutando la sostituzione del vecchio impianto, dunque, ha buone ragioni per non rimandare: il 2026 offre le condizioni più favorevoli prima di una riduzione strutturale degli incentivi.
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