Aggiornati contributi volontari lavoratori agricoli iNPS, quanto si paga e cosa cambia


Nel 2026 cambiano gli importi dei contributi volontari per i lavoratori agricoli. L’Inps, con la circolare n. 69 del 22 giugno 2026, ha infatti aggiornato aliquote, importi minimi e criteri di calcolo per tutte le principali categorie del settore: lavoratori agricoli dipendenti, coltivatori diretti, coloni, mezzadri, imprenditori agricoli professionali (Iap), piccoli coloni e compartecipanti familiari.

Le novità interessano soprattutto chi ha interrotto l’attività lavorativa oppure chi necessita di integrare periodi contributivi insufficienti ai fini della maturazione del diritto alla pensione.

A che serve versare i contributi volontari agricoli all’Inps

I contributi volontari consentono ai lavoratori di continuare ad alimentare la propria posizione previdenziale anche nei periodi in cui non svolgono attività lavorativa oppure quando i contributi versati risultano insufficienti per raggiungere determinati requisiti pensionistici.

Si tratta di uno strumento particolarmente utile per chi:

  • ha cessato l’attività lavorativa o ha subito periodi di inattività e vuole evitare buchi contributivi;
  • deve perfezionare i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata e necessita di integrare giornate lavorative agricole non sufficienti.

Per accedere alla prosecuzione volontaria, tuttavia, è necessario ottenere una specifica autorizzazione dall’Inps e possedere determinati requisiti contributivi maturati nel corso della propria carriera lavorativa. Per la generalità dei lavoratori (inclusi i lavoratori agricoli, per i quali i requisiti vengono riproporzionati in giornate) valgono le seguenti condizioni:


  • almeno 5 anni di contributi (pari a 260 contributi settimanali o 1.300 giornate per i lavoratori agricoli) versati in tutta la vita lavorativa, indipendentemente da quando sono stati accreditati;
  • in alternativa, almeno 3 anni di contributi (pari a 156 contributi settimanali o 780 giornate per i lavoratori agricoli) versati nei 5 anni precedenti la data di presentazione della domanda.

Si specifica che i requisiti sopra elencati devono derivare da contribuzione effettiva (obbligatoria), con esclusione quindi della contribuzione figurativa (come i periodi di disoccupazione o malattia).

Importi 2026 per coltivatori diretti, coloni, mezzadri e Iap

I lavoratori autonomi del settore agricolo – coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali – che scelgono di versare i contributi volontari devono fare riferimento a cifre calcolate su base settimanale. Per stabilire quanto pagare, si fa la media dei guadagni dichiarati negli ultimi tre anni di lavoro e si inserisce il risultato in una delle quattro categorie previste dalla legge.

Più la media dei redditi passati è alta, maggiore sarà la quota da versare ogni settimana. Questo importo finale nasce dalla somma di una quota destinata alla pensione (pari al 22%) e di due specifiche tasse aggiuntive (un’addizionale del 2% e un ulteriore incremento previsto dalle norme).

Nel dettaglio, per il 2026 le quattro fasce di riferimento prevedono le seguenti cifre:

  • se il reddito rientra nella fascia fino a 273,78 euro, il valore medio su cui si calcolano le tasse è di 273,78 euro e il pagamento dovuto è di 68,12 euro a settimana;
  • se il reddito si colloca tra 273,78 e 365,04 euro, il valore medio di riferimento è di 319,41 euro e la quota sale a 79,07 euro a settimana;
  • se il reddito si trova tra 365,04 e 456,30 euro, il valore medio considerato è di 410,67 euro, che si traduce in un versamento di 100,97 euro a settimana;
  • se il reddito supera i 456,30 euro, si prende come base un valore medio di 501,93 euro e il contributo arriva a 122,87 euro a settimana. 

In ogni caso, indipendentemente dalla classe di reddito di appartenenza, il contributo volontario non può essere inferiore a determinate soglie. Nel 2026 il limite minimo è fissato a:

  • 68,21 euro settimanali per chi ha ottenuto l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria entro il 31 dicembre 1995;
  • 80,77 euro settimanali per chi è stato autorizzato dal 1° gennaio 1996 in poi.

Le aliquote per i dipendenti

Per i lavoratori agricoli dipendenti, sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato, nel 2026 l’aliquota dei contributi volontari viene confermata e aggiornata dall’Inps al 30,50% della retribuzione di riferimento.

L’aliquota complessiva serve a finanziare la copertura Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti) – ovvero le principali tutele previdenziali garantite dalla legge – ed è composta da:

  • quota base pari a 0,11%;
  • quota pensione pari a 30,39%;
  • per un totale Ivs pari a 30,50%. 

Come specificato poi nella circolare Inps, per il 2026 la retribuzione minima settimanale da utilizzare come base di calcolo è pari a 244,74 euro settimanali. Inoltre, i lavoratori agricoli dipendenti potranno integrare la contribuzione fino al raggiungimento di 270 giornate annue complessive.

Cambia il metodo di calcolo per gli operai agricoli

Un’altra importante novità riguarda le modalità di calcolo dei contributi per gli operai agricoli, sia con contratto a tempo determinato sia a tempo indeterminato. La circolare Inps n. 69/2026, nel dettaglio, ha specificato che i contributi volontari integrativi devono essere calcolati sulla base dello stipendio che il lavoratore riceve effettivamente. Su questo stipendio reale si applica la percentuale del 30,50% destinata alla copertura pensionistica e previdenziale.

Viene quindi abbandonato il vecchio sistema che utilizzava stipendi medi teorici, fissati per legge nel 1968, quando la paga reale era inferiore a tali parametri. Questo cambiamento ha l’obiettivo di rendere i versamenti più equi e legati ai guadagni effettivi del lavoratore.

Il discorso cambia invece per le altre categorie del settore agricolo, come i piccoli coloni e i compartecipanti familiari. Per loro resta in vigore il sistema basato su stipendi teorici, chiamati salari medi convenzionali.

Questi valori di riferimento vengono stabiliti ogni anno a livello locale. Il decreto del ministero del Lavoro, firmato il 22 maggio 2026, ha fissato le tariffe medie giornaliere per ciascun territorio, che variano da provincia a provincia. All’interno del provvedimento viene comunque stabilito un parametro generale di riferimento a livello nazionale, pari a 66,86 euro al giorno. 




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