Emissioni di metano: ecco i nuovi dati IEA


Ogni anno il settore petrolifero, del gas e del carbone rilascia nell’atmosfera una quantità significativa di metano. In parte è una conseguenza inevitabile di operazioni su scala industriale enorme, in parte è metano che sfugge da infrastrutture invecchiate o che viene bruciato quando non è possibile recuperarlo diversamente. È una delle tante leve su cui agire per rallentare il cambiamento climatico. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) pubblica ogni anno il Global Methane Tracker, un rapporto che mappa queste emissioni a livello globale.

Il metano è il principale componente del gas naturale. È anche un gas serra molto più potente della CO₂: a parità di peso, scalda il pianeta circa 30 volte di più nell’arco di un secolo. Da solo è responsabile di quasi un terzo dell’aumento di temperatura globale registrato dall’era pre-industriale ad oggi. La buona notizia è che scompare dall’atmosfera in circa 12 anni — molto più in fretta della CO₂, che vi resta per secoli. Questo significa che se riducessimo le emissioni di metano oggi, gli effetti sul clima sarebbero visibili in tempi relativamente brevi. Non è una soluzione al problema climatico, ma è un intervento efficace a nostra disposizione.

I DATI GLOBALI E LA SITUAZIONE ITALIANA

Il settore energetico è il maggiore contributore alle emissioni di metano (41%), seguito da agricoltura (40%) e rifiuti (17%). Energia e agricoltura sono sostanzialmente alla pari, il che è significativo: mentre l’agricoltura è strutturalmente difficile da decarbonizzare, le emissioni energetiche sono in gran parte tecnicamente abbattibili. All’interno del comparto energetico, le fonti più rilevanti sono petrolio onshore (22%) e carbone da centrali (20%), seguite da bioenergie (14%) e gas onshore (11%). Degno di nota il peso delle emissioni individuate da satellite (4%) come categoria separata: è un segnale che una fetta delle emissioni sfugge ancora alle misurazioni tradizionali e viene contabilizzata solo grazie al monitoraggio orbitale.

Fig.1: Emissioni globali di metano nel 2025

Fonte: IEA

Il dato italiano esibisce un profilo molto diverso da quello globale. L’energia pesa solo il 18% delle emissioni totali, mentre l’agricoltura domina con il 49% e i rifiuti arrivano al 28%. L’Italia è strutturalmente meno dipendente da carbone e produzione fossile domestica rispetto alla media mondiale, il che sposta il baricentro del problema su settori più difficili da regolare. All’interno del settore energetico italiano, colpisce il peso delle bioenergie (56% delle emissioni energetiche) e delle condutture gas e infrastrutture GNL (27%).

SETTE EMISSIONI SU DIECI SI POTREBBERO EVITARE GIÀ OGGI

La parte forse più sorprendente del rapporto IEA è questa: circa il 70% di queste emissioni potrebbe essere eliminato con tecnologie che esistono già e che in molti casi vengono già usate a livello globale.

Nel settore petrolifero e del gas, tre quarti delle emissioni sono tecnicamente evitabili. Come? Principalmente tappando le perdite. La gran parte del metano che sfugge lo fa attraverso valvole difettose, giunzioni allentate, serbatoi mal sigillati. Basterebbero ispezioni regolari e riparazioni mirate — una pratica nota come LDAR, Leak Detection and Repair — per eliminare una fetta enorme del problema. Altre misure riguardano il gas che viene estratto insieme al petrolio e che oggi spesso viene semplicemente bruciato o disperso: recuperarlo e portarlo al mercato è tecnicamente semplice e anche economicamente conveniente.

Nel settore carbonifero la situazione è più complessa, ma anche qui si può fare molto: il metano presente nelle miniere può essere estratto prima della coltivazione del carbone e usato per produrre energia, invece di essere rilasciato nell’aria durante le operazioni di ventilazione. Una parte consistente di queste emissioni potrebbe essere eliminata senza costi aggiuntivi — anzi, con un guadagno netto. Ogni metro cubo che sfugge da un gasdotto è gas naturale che non viene venduto. Catturarlo e portarlo al mercato ha un costo, ma quel costo è inferiore al valore del gas recuperato. Secondo l’IEA, nel 2024 circa 35 milioni di tonnellate di emissioni — una quota importante del totale — avrebbero potuto essere eliminate in questo modo, a beneficio sia del clima che dei bilanci aziendali.

Lo stesso gas recuperato avrebbe reso disponibili quasi 100 miliardi di metri cubi di gas naturale aggiuntivo — una quantità che, in un momento di tensione sui mercati energetici come quello degli ultimi anni, avrebbe avuto un impatto reale sulla sicurezza degli approvvigionamenti europei. Il punto è che spesso le perdite non sono visibili senza strumenti dedicati, e gli standard per misurarle in modo uniforme sono ancora in via di definizione a livello internazionale. Molte aziende stanno già investendo in questo senso.

Il Tracker IEA 2025 introduce per la prima volta un capitolo dedicato a una fonte di emissioni spesso dimenticata: gli impianti abbandonati. Nel mondo esistono oggi circa 8 milioni di pozzi petroliferi e del gas abbandonati. La maggior parte, se correttamente sigillati, non emette nulla di rilevante. Ma quelli chiusi male — o semplicemente lasciati aperti — continuano a rilasciare metano nell’atmosfera per decenni, senza monitoraggio o responsabilità formali. Secondo la stima IEA per il 2024, le miniere di carbone abbandonate hanno emesso circa 5 milioni di tonnellate di metano, i pozzi abbandonati circa 3 milioni. Insieme, queste fonti farebbero di questo settore il quarto maggiore emettitore di metano da combustibili fossili al mondo — più grande di interi paesi.

LE PROSPETTIVE FUTURE

Se ogni paese mantenesse le politiche attuali senza aggiungere nulla, le emissioni di metano dal settore energetico scenderebbero di circa il 40% entro il 2030. Se invece tutti rispettassero gli impegni già annunciati, si potrebbe arrivare al 70%. Per essere in linea con un percorso di neutralità climatica, occorrerebbe raggiungere il 75% — e farlo entro il 2030. La distanza tra dove siamo diretti e dove dovremmo essere non è incolmabile, ma richiede un cambio di passo concreto: più regole, più trasparenza, più finanziamenti per i paesi che non ce la fanno da soli. Il metano è uno dei rari casi in cui la riduzione delle emissioni e l’interesse economico puntano nella stessa direzione. Recuperare il gas che si disperde conviene — al clima e ai bilanci.

 


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 Cristina ORLANDO

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