Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung ha scelto la cornice solenne della Cheong Wa Dae – la Blue House, sede ufficiale della presidenza della Repubblica – per lanciare quello che potrebbe essere il piano industriale più ambizioso nella storia del Paese. Al suo fianco, i vertici di Samsung Electronics e SK Hynix, i due colossi mondiali dei chip di memoria. Il messaggio è stato netto e senza sfumature: “Dobbiamo assicurarci gli elementi fondamentali dell’AI più velocemente di qualsiasi altro Paese. Semiconduttori, intelligenza artificiale fisica e data center per l’IA sono i tre pilastri per il nostro grande balzo in avanti”. Un discorso che suonava più come una dichiarazione di guerra tecnologica che come un semplice annuncio di politica industriale.
I “Tre Mega Progetti”: chip, robotica e data center
Il piano, del quale parla Il Sole 24Ore, rientra in quello che il governo chiama “Tre Mega Progetti“: tre grandi cantieri strategici che coprono la produzione di chip, i data centre e la robotica, con l’obiettivo di rafforzare la competitività tecnologica e trasformare la Corea del Sud in una potenza industriale nell’era emergente dell’AI. Sul fronte dei semiconduttori, il governo si è dato un obiettivo preciso e sfidante: raddoppiare la produzione di DRAM entro cinque anni, accelerando la costruzione di nuovi stabilimenti nell’area metropolitana di Seoul entro la metà degli anni Trenta. Per quanto riguarda i data center, la Corea del Sud investirà oltre 1.000 trilioni di won – circa 650 miliardi di dollari – nello sviluppo di infrastrutture per l’intelligenza artificiale entro il 2035, puntando a realizzare nuovi data center con una capacità aggiuntiva di 10 gigawatt, che porterebbero la capacità complessiva nazionale a 18,4 gigawatt.
Il nuovo polo del sud-ovest: Gwangju e Jeolla al centro della trasformazione
Il cuore geografico del piano è la regione sud-occidentale del Paese, storicamente periferica rispetto ai grandi hub industriali dell’area di Seul. Il progetto prevede la trasformazione delle regioni di Gwangju e Jeolla nel secondo grande distretto nazionale dei semiconduttori, con la costruzione di quattro impianti per la produzione di chip di memoria. Gli investimenti privati in quest’area ammontano a cifre da capogiro: 800.000 miliardi di won, circa 518 miliardi di dollari, secondo il ministro dell’Industria Kim Jung-kwan. A completare il disegno infrastrutturale, è previsto un cluster dedicato al packaging dei chip nella regione del Chungcheong, vicino a Seoul, con un investimento aggiuntivo di 81 trilioni di won, pensato per rafforzare l’intera catena del valore dei semiconduttori coreani.
Il colossale impegno di Samsung: il più grande investimento privato della storia coreana
Samsung si prepara ad annunciare il più grande investimento della storia coreana: circa 648 miliardi di dollari sui chip AI. Se confermata, la cifra supererebbe il bilancio statale del governo coreano per il 2026, pari a 728 trilioni di won, e si avvicinerebbe alla metà del PIL annuale della Corea del Sud, tutto stanziato da un’unica azienda. Secondo il piano, circa 300 trilioni di won andranno alla costruzione di nuove fabbriche di semiconduttori nel sud-ovest del Paese, mentre oltre 350 trilioni di won saranno destinati a data center per l’AI, con investimenti che riguarderanno anche batterie e display.
Le polemiche politiche: un piano per il Paese o per il feudo elettorale di Lee?
Non tutto, però, fila liscio. Il piano ha già scatenato un acceso dibattito politico interno. L’opposizione accusa il governo di aver scelto la localizzazione sud-occidentale per ragioni politiche: circa l’85% degli elettori di quella regione ha votato Lee alle ultime elezioni presidenziali. Il presidente ha respinto le accuse sui social nel fine settimana, ma la sua posizione non è granitica: il suo indice di gradimento è sceso per sei settimane consecutive, attestandosi al 46,5% secondo il sondaggista Realmeter. Dubbi concreti arrivano anche dal mondo accademico: “Trovare lavoratori qualificati nel sud-ovest sarà estremamente difficile, e questo determinerà se il progetto avrà successo o fallirà”, ha avvertito Kim Tae-yun, professore di amministrazione all’Università di Hanyang.
Le ripercussioni sociali, economiche e lavorative in Corea del Sud
Sul piano interno, l’impatto del piano si annuncia profondo e non privo di tensioni. Dal punto di vista economico, l’obiettivo dichiarato è riequilibrare un Paese storicamente squilibrato: Seoul nel 2024 rappresentava il 52,8% del PIL regionale lordo della Corea del Sud, una concentrazione che ha alimentato per decenni un divario netto tra la capitale ipertrofica e le province. La costruzione di nuovi poli industriali a Gwangju e nella Jeolla Meridionale promette di attrarre migliaia di posti di lavoro qualificati in aree che ne sono state a lungo prive. Sul fronte lavorativo, tuttavia, lo scetticismo è diffuso: reperire ingegneri e tecnici specializzati lontano dai grandi centri universitari e industriali del Paese è una sfida reale, e il rischio è che i nuovi stabilimenti finiscano per attirare manodopera da altre regioni, senza generare un vero sviluppo locale endogeno. Sul piano sociale, la partita è anche di equità: il piano di Lee si inserisce in un più ampio programma per istituire cinque hub regionali e tre province autonome speciali, nell’ottica di ridurre il peso dominante di Seul sull’economia nazionale. Se riuscirà, potrà rappresentare una svolta generazionale per le comunità del sud-ovest; se fallirà, rischierà di alimentare ulteriore sfiducia verso una classe politica percepita come distante.
Come cambia il mercato mondiale dei semiconduttori e dell’AI
A livello globale, l’annuncio coreano è destinato a ridisegnare gli equilibri di un settore già in piena ebollizione geopolitica. La Corea del Sud accelera e sfida la Cina, puntando a realizzare un nuovo polo per la produzione di semiconduttori nel sud-ovest del Paese che si affiancherebbe al distretto di Seul come secondo grande hub nazionale. In un contesto in cui gli Stati Uniti hanno investito massicciamente con il CHIPS Act, in cui Taiwan è sotto pressione crescente e in cui la Cina spinge per l’autosufficienza tecnologica, Seoul aggiunge un nuovo e pesante tassello alla mappa della competizione globale sui chip. L’obiettivo di raddoppiare la produzione di DRAM entro cinque anni avrà effetti diretti sui prezzi mondiali della memoria, potenzialmente abbassandoli a vantaggio dei produttori di dispositivi e dei fornitori di infrastrutture AI. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, la costruzione di decine di gigawatt di capacità per data center renderà la Corea del Sud uno dei principali hub mondiali di calcolo, in grado di attrarre investimenti da aziende tech globali che cercano alternative alle infrastrutture statunitensi. Il rischio, visto dall’esterno, è che la corsa agli armamenti tecnologici tra potenze — Usa, Cina, Corea, Giappone, Europa — produca eccessi di capacità produttiva che destabilizzino il mercato nel medio termine. Ma per Seul, in questo momento, la priorità è una sola: non restare indietro.
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