Roma, 22 luglio 2026 – Rafforzare la dimensione sociale dell’Unione, concentrando le iniziative sul costo della vita, sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro e sulla riduzione delle disuguaglianze. Sono queste le intenzioni della Commissione europea che emergono dalla nuova comunicazione sul Pilastro europeo dei diritti sociali, adottata oggi dal Collegio dei commissari e che valuterà i progressi compiuti negli ultimi anni e definire le priorità delle prossime iniziative.
Adottato nel 2017, il Pilastro europeo dei diritti sociali comprende 20 principi relativi alle condizioni di lavoro, alla protezione sociale e alle pari opportunità. Negli ultimi anni ha orientato diverse iniziative europee, dalla Garanzia europea per l’infanzia alla direttiva sui salari minimi. Al vertice sociale di Porto del 2021, leader europei, istituzioni e parti sociali hanno concordato tre obiettivi da raggiungere entro il 2030: aumentare il tasso di occupazione, rafforzare la formazione degli adulti e ridurre il numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. Secondo Bruxelles, la nuova comunicazione punta proprio a rilanciare questi impegni, collegando la dimensione sociale alle sfide della competitività, dell’intelligenza artificiale e della trasformazione del mercato del lavoro.
“Il nostro modello sociale è uno dei nostri maggiori punti di forza. Mentre i cambiamenti tecnologici trasformano la nostra vita quotidiana e l’aumento dei costi mette sotto pressione le famiglie in tutta l’Unione, restiamo fermi nel nostro impegno a favore dell’equità, delle opportunità e della solidarietà”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in una nota. Secondo la presidente dell’esecutivo comunitario, il Pilastro europeo dei diritti sociali è la “bussola” dell’UE, indicando la rotta verso “un’Europa sociale più forte, che protegga, dia strumenti e sostenga i nostri cittadini”, ha aggiunto.
Affrontare alto costo della vita e accesso ai servizi essenziali
Il primo ambito indicato dalla Commissione riguarda l’accessibilità economica e il costo della vita. Come sottolinea Bruxelles, molte famiglie europee continuano infatti a sostenere spese elevate per l’abitazione, l’energia, i servizi e i beni essenziali. Su questo frangente la Commissione intende continuare a sostenere misure volte a ridurre il rischio di povertà e a migliorare l’accesso ai servizi fondamentali. Nella comunicazione, l’esecutivo UE sottolinea inoltre il ruolo dei posti di lavoro di qualità nel contrastare la perdita di potere d’acquisto. Affrontando poi il tema spinoso del salario minimo, che vede diversi Paesi UE contrari alla sua introduzione (compresa l’Italia), nel documento l’UE sottolinea che dopo l’adozione della direttiva europea sui salari minimi, le retribuzioni minime sono aumentate in misura significativa in numerosi Stati membri. In merito, Bruxelles precisa che i risultati saranno illustrati in un prossimo rapporto di monitoraggio.
L’esecutivo comunitario richiama anche l’attenzione sul numero ancora elevato di persone in età lavorativa che rimangono fuori dal mercato del lavoro, in particolare donne. “Cinquanta milioni di europei sono fuori dal mercato del lavoro, di cui 33 milioni sono donne”, ha dichiarato la vicepresidente esecutiva della Commissione europea con delega ai Diritti sociali e alle competenze, Roxana Mînzatu, durante la conferenza stampa di presentazione della comunicazione. “Non si tratta di disoccupati, ma di persone che non cercano attivamente lavoro. Per diverse ragioni e in contesti diversi, non ritengono di poter lavorare, oppure si trovano ad affrontare numerosi ostacoli che impediscono loro di farlo”, ha spiegato. Tra le 33 milioni di donne fuori dal mercato del lavoro, ha osservato Mînzatu, molte sono madri, genitori soli o persone sulle quali ricadono responsabilità di cura che rendono più difficile l’accesso all’occupazione. “Un’assistenza all’infanzia accessibile e a prezzi contenuti è essenziale per le donne che lavorano nella ricerca, è essenziale per le donne che lavorano in agricoltura, è essenziale per le donne in qualsiasi settore, come è emerso dal dibattito odierno nel collegio dei commissari”, ha sottolineato.
Nella comunicazione, la Commissione UE osserva che favorire il passaggio dall’inattività all’occupazione contribuirebbe non soltanto all’inclusione e alla competitività, ma anche alla riduzione della povertà e dell’esclusione sociale. A questo scopo, l’esecutivo comunitario ha avviato una prima fase di consultazione delle parti sociali europee sulla possibile direzione di un intervento dell’UE volto all’attivazione delle persone che incontrano ostacoli significativi nell’accesso al lavoro. “Con questa comunicazione proponiamo una prima fase di consultazione con le nostre parti sociali europee su una potenziale iniziativa europea per l’inserimento lavorativo delle persone che si trovano fuori dal mercato del lavoro”, ha spiegato Mînzatu. “Quello che proponiamo è di esaminare le barriere e le diverse dimensioni e di capire come possiamo superarle al meglio. Come possiamo identificare meglio queste persone e come possiamo raggiungerle? Come possiamo combinare servizi migliori, come l’accesso a competenze, formazione, aggiornamento e riqualificazione, con l’accesso ai servizi per l’infanzia o, nel caso di una persona con disabilità, con un sostegno per l’inserimento lavorativo?”, si è chiesta la vicepresidente esecutiva della Commissione UE. L’eventuale iniziativa dovrà rispettare pienamente il principio di sussidiarietà e contribuirà al lavoro della Commissione in materia di povertà, inclusione nel mercato del lavoro e competitività.
Nella conferenza stampa al termine del Collegio dei commissari, Mînzatu ha anche annunciato l’intenzione della Commissione di presentare il prossimo anno uno European Care Deal dedicato al settore dell’assistenza e della cura delle persone. Come indicato dalla vicepresidente esecutiva della Commissione, l’obiettivo sarà quello di migliorare le condizioni di lavoro e aumentare l’attrattività di un comparto sempre più importante alla luce dell’invecchiamento della popolazione europea e della crescente domanda di servizi di assistenza. L’iniziativa dovrebbe quindi affrontare sia la qualità dell’occupazione nel settore sia la disponibilità di servizi accessibili, considerati essenziali anche per favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Affrontare le conseguenze dell’IA sull’occupazione
La seconda priorità affrontata dalla comunicazione sul Pilastro sociale riguarda l’intelligenza artificiale e i suoi effetti potenzialmente devastanti sull’occupazione. Secondo la Commissione, la rapida diffusione dell’IA, se da un lato offre opportunità significative per l’innovazione, la produttività, l’apprendimento e la crescita, dall’altro solleva numerosi interrogativi sul futuro del lavoro, delle competenze, dell’istruzione e dei servizi pubblici. Per preparare l’Europa a questi cambiamenti, Bruxelles istituirà un nuovo gruppo di alto livello incaricato di analizzare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. “Saremo molto veloci a istituire questo gruppo di consulenza, così da poter iniziare a lavorare”, ha assicurato Mînzatu, senza però fornire una tempistica precisa per la creazione del gruppo né tantomeno indicare chi ne farà parte. La vicepresidente si è limitata per ora a sottolineare che il compito del gruppo sarà quello di valutare gli effetti dell’IA sul mondo del lavoro nel medio e lungo periodo.
Un ulteriore obiettivo sarà definire le regole e le forme di sostegno necessarie nei contesti lavorativi nei quali le persone opereranno insieme ai sistemi di intelligenza artificiale. “Siamo stati ispirati dal gruppo di alto livello sulla sicurezza dei minori online, ma questo gruppo richiederà più tempo per effettuare le proprie valutazioni e produrre risultati, anche se vorrei un processo veloce”, ha dichiarato Mînzatu. L’obiettivo indicato dalla Commissione è assicurare che cittadini, lavoratori e imprese possano beneficiare delle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, limitando al tempo stesso i rischi di esclusione, sostituzione occupazionale, polarizzazione del mercato del lavoro e aumento delle disuguaglianze.
Ridurre le disuguaglianze
Il terzo asse della comunicazione riguarda la riduzione delle disuguaglianze e l’ampliamento delle pari opportunità. La Commissione riconosce che, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, permangono divari economici, sociali e territoriali che indeboliscono la coesione dell’Unione, la sostenibilità di lungo periodo, la capacità innovativa e la competitività. Tra le azioni annunciate figurano un maggiore sostegno alle piccole e medie imprese nell’attuazione della direttiva sulla trasparenza salariale, la prossima iniziativa “Right to Stay” e la strategia europea per la gioventù successiva al 2027.
Entro la fine dell’anno, la Commissione presenterà inoltre un “Quality Jobs Act”, sulla base della tabella di marcia europea per i posti di lavoro di qualità. Bruxelles valuterà anche l’introduzione di nuovi indicatori per misurare la qualità dell’occupazione nei diversi Stati membri, integrando gli obiettivi europei per il 2030 in materia di lavoro, competenze e riduzione della povertà.
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