Temporali più frequenti, grandinate in aumento, piogge estreme sempre più intense e habitat naturali sotto pressione. Il cambiamento climatico sta già modificando il volto del territorio varesino e insubrico, con effetti che riguardano il clima, gli ecosistemi, la fauna e la gestione del territorio.
È il quadro emerso dal seminario “Cambiamenti climatici e impatto sui nostri habitat naturali”, ospitato a Villa Recalcati di Varese nell’ambito del progetto Interreg Sintab. Ad aprire l’incontro sono stati Andrea Civati, assessore del Comune di Varese, Giuseppe Barra, presidente del Parco Campo dei Fiori, e Marco Clerici, presidente del Parco Pineta, che hanno richiamato la necessità di affrontare gli effetti del cambiamento climatico attraverso la conoscenza scientifica e azioni concrete sul territorio.
A confrontarsi sul tema sono stati ricercatori universitari, meteorologi, tecnici e amministratori locali, chiamati a riflettere su un fenomeno che non riguarda più soltanto il futuro, ma che mostra già conseguenze evidenti sul territorio.
Eventi estremi sempre più frequenti
«Stiamo sperimentando proprio in questi giorni un evento estremo». Con queste parole Giorgio Vacchiano, docente di Gestione e pianificazione forestale dell’Università degli Studi di Milano, ha aperto il suo intervento riferendosi all’ondata di calore che sta interessando il Nord Italia. Secondo il ricercatore, l’aumento delle temperature non rappresenta soltanto un problema in sé, ma modifica il funzionamento dell’intero sistema climatico. Un’atmosfera più calda contiene infatti più energia e tende a generare fenomeni meteorologici più intensi.
«Ondate di calore, temporali, tempeste di vento, siccità e incendi fanno parte di un quadro complessivo di un clima più energetico», ha spiegato Vacchiano. Eventi che diventano più frequenti e più intensi rispetto a quelli a cui gli ecosistemi e le comunità umane erano abituati.
Le proiezioni climatiche indicano che, se il riscaldamento globale continuerà, aumenteranno ulteriormente sia la frequenza sia l’intensità degli eventi estremi. L’area mediterranea, e quindi anche il territorio insubrico, è considerata tra le più vulnerabili d’Europa.
Temporali e grandinate in aumento
I dati raccolti dal Centro Geofisico Prealpino mostrano che questi cambiamenti sono già osservabili. Paolo Valisa, direttore del Centro Geofisico, ha illustrato le serie storiche disponibili per il territorio varesino, evidenziando un aumento dei giorni caratterizzati da temporali e una crescita degli episodi di grandine registrati dai satelliti negli ultimi decenni.
«Abbiamo registrato effettivamente un aumento del numero di temporali durante l’anno», ha spiegato il meteorologo. Un fenomeno che trova conferma anche negli studi europei e che interessa in modo particolare la Pianura Padana e la fascia prealpina.
Tra le cause principali vi è il progressivo riscaldamento del Mediterraneo. Secondo i dati illustrati da Valisa, la temperatura superficiale del mare è aumentata di circa un grado e mezzo negli ultimi cinquant’anni. Può sembrare una variazione limitata, ma si tratta di un cambiamento enorme dal punto di vista energetico. Un mare più caldo significa maggiore evaporazione, più umidità nell’atmosfera e quindi una maggiore disponibilità di energia per alimentare perturbazioni intense.
Piogge estreme e rischio alluvioni
Uno degli aspetti più significativi riguarda l’intensità delle precipitazioni. Le piogge medie annue non mostrano variazioni altrettanto evidenti, ma stanno aumentando gli eventi estremi, quelli che in statistica vengono definiti “outlier”, ovvero gli episodi più eccezionali.
Valisa ha mostrato come le piogge considerate “secolari”, cioè quelle che statisticamente dovrebbero verificarsi una volta ogni cento anni, siano oggi molto più intense rispetto al passato. Le perturbazioni provenienti dall’Atlantico e alimentate dal Mediterraneo più caldo possono scaricare enormi quantità di acqua lungo la fascia alpina e prealpina. Quando l’aria umida incontra le montagne è costretta a sollevarsi, intensificando ulteriormente le precipitazioni.
Sono i fenomeni che stanno dietro a molti degli eventi alluvionali registrati negli ultimi anni e che aumentano la vulnerabilità dei territori attraversati da fiumi, torrenti e laghi.
Habitat naturali sempre più fragili
Le conseguenze non riguardano soltanto il meteo. Giuseppe Barra, presidente del Parco Campo dei Fiori, ha sottolineato come gli effetti più preoccupanti siano spesso quelli meno visibili. «L’elemento più preoccupante è capire come la vegetazione cambia all’interno di questi contesti e come preservare questi habitat», ha spiegato.
Particolarmente delicata è la situazione delle zone umide, ambienti fondamentali per molte specie animali e vegetali. I lunghi periodi di siccità alternati a precipitazioni molto intense stanno mettendo sotto pressione ecosistemi che fino a pochi decenni fa seguivano cicli stagionali molto più regolari. Tra gli esempi citati vi sono gli habitat lungo la Bevera e le aree umide gestite dai parchi, dove la disponibilità d’acqua è diventata sempre più irregolare.
Il caso del Campo dei Fiori
Tra i casi più emblematici citati durante il seminario c’è quello del Campo dei Fiori. Secondo Valisa, diversi fattori legati al cambiamento climatico hanno agito contemporaneamente negli ultimi anni.
Gli inverni più miti hanno favorito la proliferazione del bostrico, insetto che attacca e indebolisce gli alberi. La diminuzione delle nevicate ha lasciato il terreno più esposto agli incendi. Le tempeste di vento hanno infine colpito boschi già indeboliti. «L’effetto dei cambiamenti climatici non agisce spesso in maniera separata, ma questi cambiamenti si sommano e si moltiplicano tra loro», ha spiegato il meteorologo. Un insieme di fattori che ha profondamente modificato l’ecosistema forestale della montagna simbolo del Varesotto.
Fauna e parassiti: aumentano le criticità
Anche gli animali stanno risentendo delle trasformazioni in corso. Adriano Martinoli, docente di Zoologia e conservazione della fauna dell’Università dell’Insubria, ha illustrato diversi effetti osservati negli ultimi anni, dalla riduzione del peso corporeo in alcune specie all’aumento della mortalità dei giovani esemplari in ambienti particolarmente sensibili.
Tra i fenomeni più evidenti vi è la diffusione delle zecche. «Se attraversiamo inverni che non sono così freddi, la mortalità indotta dalla temperatura nei parassiti cala drasticamente», ha spiegato Martinoli.
In pratica, le temperature più elevate consentono a zecche ed ectoparassiti di sopravvivere più facilmente durante l’inverno e di essere presenti sul territorio per periodi sempre più lunghi dell’anno. Una situazione che interessa non solo la fauna selvatica ma anche le persone che frequentano boschi, sentieri e aree verdi.
La sfida per i Comuni
Se la comunità scientifica descrive un territorio sempre più esposto agli eventi estremi, il problema diventa capire come prepararsi. È stato questo il tema della seconda parte del seminario, dedicata al ruolo delle amministrazioni locali.
«Il 70 per cento dei comuni lombardi ha meno di 5 mila abitanti», ha ricordato Fabio Binelli di Anci Lombardia. Molte amministrazioni non dispongono delle competenze necessarie per affrontare questioni complesse come il dissesto idrogeologico, la gestione delle ondate di calore o la pianificazione degli interventi di adattamento climatico.
Per questo, secondo Anci Lombardia, sarà necessario costruire reti territoriali e centri di competenza capaci di supportare i Comuni, soprattutto quelli più piccoli, nella progettazione e nella gestione delle strategie di adattamento. Un percorso ancora agli inizi, ma destinato a diventare sempre più importante in un territorio che già oggi si confronta con gli effetti concreti del cambiamento climatico.
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