Le comunità pastorali del nord accusano la Northern Rangeland Trust di “inganni e pratiche disoneste” per spingerli ad avvallare la gestione delle loro terre
Dopo aver sospeso il programma per ben due volte, l’ente certificatore Verra l’ha ripristinato totalmente sulla base del consenso di una sola delle comunità coinvolte. Maasai e rendille denunciano: la NRT ci sta forzando a firmare accordi ancora più stringenti
La Northern Rangeland Trust (NRT), l’organizzazione che gestisce 45 riserve naturali su un territorio di 6,37 milioni di ettari nelle zone aride, semiaride e costiere del Kenya, con una propaggine in Uganda, è di nuovo al centro dell’attenzione per il suo controverso Progetto per il carbonio nei pascoli del Kenya settentrionale (Northern Kenya Grassland Carbon Project – NKGCP).
La NRT, costituita nel 2004, nel suo sito afferma di essere una rete di riserve stabilite su terreni comunitari di popoli indigeni con l’obiettivo di trasformare vite, proteggendo la natura: Transforming Lives, Conserving Nature, dice il suo slogan. Le comunità che aderiscono alla rete partecipano alla gestione e alla proprietà dell’organizzazione attraverso il Consiglio degli anziani, eletto dalle comunità stesse. Il Consiglio degli anziani “è l’istituzione decisionale più alta” dell’organizzazione.
La realtà, però, sembra essere differente.
Survival International in un comunicato stampa diffuso il 18 giugno, afferma che i popoli indigeni del nord del Kenya accusano l’organizzazione di “inganni e pratiche disoneste” allo scopo di rilanciare il discusso progetto citato sopra che capitalizza crediti di carbonio sui terreni dove da sempre pascolano le loro mandrie.
Si tratta di 1,9 milioni di ettari, cioè 19mila chilometri quadrati. Un territorio pari al 6,3% dell’Italia, vicino all’estensione di regioni quali Puglia (19.366 km²) e Veneto (18.391 km²).
Sulla pagina del sito dedicata al progetto si dice che si tratta del “più grande al mondo” per la cattura dell’anidride carbonica al suolo. Testimonia che è possibile riabilitare i terreni di pascolo – degradati da un uso improprio e dalla siccità – e mettere in moto lo sviluppo comunitario grazie ai proventi della vendita dei crediti di carbonio che originano centinaia di migliaia di dollari da distribuire tra le 22 comunità che partecipano all’iniziativa.
I compratori sono multinazionali importanti – le più famose Meta, Netflix e British Airways – che in questo modo possono vantare presso i clienti e l’opinione pubblica la sensibilità ai temi posti dai cambiamenti climatici, dalla protezione dell’ambiente e dallo sviluppo sostenibile.
Ma qualcosa nella narrazione della NRT non quadra. Infatti il progetto – iniziato ufficialmente nel dicembre del 2012 e della durata prevista di 30 anni – ha avuto diversi problemi.
Sentenze e sospensioni
Nel gennaio del 2025 il tribunale Ambiente e Territorio di Isiolo, contea del Kenya settentrionale, ha sentenziato che una delle riserve coinvolte nel progetto, nota come Biliqo Bulesa, è stata costituita in modo illegale. Sarebbe frutto di land grabbing perché la comunità “proprietaria” di quel territorio non era stata adeguatamente coinvolta e informata.
La Biliqo Bulesa da sola vale circa un quinto dei crediti di carbonio dell’iniziativa. Inoltre si è visto che le stesse ragioni del giudizio sulla Biliqo Bulesa potrebbero essere applicate anche ad altre riserve coinvolte nel progetto, mettendolo globalmente in crisi.
Di fronte a fatti decisamente gravi, lo stesso ente di certificazione dei progetti per i crediti di carbonio, Verra, l’ha sospeso due volte, senza però approfondire le questioni poste nella sentenza del tribunale e le rimostranze delle comunità, dice un comunicato stampa di Survival International del 23 giugno.
Progetto ripristinato
Anzi, nei giorni scorsi, sulla base di un processo di ratifica avvenuto in una sola comunità, l’ha ripristinato nella sua interezza.
La decisione, però, pone diverse questioni. Può la ratifica arrivare 14 anni dopo l’inizio di un progetto? Come portare avanti un progetto in cui una parte consistente è stata giudicata illegale da un tribunale?
La NRT ha impugnato la sentenza, ma il processo non è ancora finito. In base a quali considerazioni Verra ha deciso che avesse i requisiti necessari per essere certificato di nuovo sul mercato dei crediti di carbonio?
E ancora. Può la ratifica di una delle comunità valere anche per tutte le altre? Cosa succederebbe se le altre comunità coinvolte nell’iniziativa si rifiutassero di ratificare la loro partecipazione e si ritirassero?
Sono questi, forse, gli aspetti più critici, tanto che NRT si sta impegnado molto per ottenere l’approvazione delle altre comunità che partecipano al progetto. Ma i metodi usati hanno suscitato proteste e denunce.
Consensi estorti con l’inganno
I maasai e i rendille che vivono nelle aree di conservazione di Leparua e Melako riferiscono che la NRT li sta forzando a firmare gli accordi, afferma Survival International nel suo comunicato. Accordi, aggiunge, che sembrano più stringenti di quelli finora in vigore e che sembrano limitare ancor di più l’uso del territorio da parte delle comunità pastorali che vi risiedono.
Rose Orguba, attivista per la difesa dei diritti umani e membro del comitato di gestione comunitaria della Melako Conservancy, ha detto a Survival: «Molti hanno percepito pressione, fretta o minacce in questo processo, che invece dovrebbe essere trasparente, inclusivo e basato sul consenso libero, previo e informato… Le persone che sono state trasportate con gli autobus sul luogo [della riunione] sono state indotte ad accettare senza aver letto il documento. Il 90% della comunità è analfabeta. Per questo è stata utilizzata la propaganda, per dire che avrebbero dovuto firmare quel giorno o i fondi derivanti dai crediti di carbonio sarebbero andati persi per sempre».
I proventi del progetto sono un altro punto critico. Secondo il Wall Street Journal, la NRT avrebbe venduto finora 6 milioni di crediti di carbonio per un valore totale che si colloca tra i 42 e i 90 milioni di dollari. Ma molte delle persone interessate non hanno chiaro l’impatto che questo fiume di denaro ha avuto sullo sviluppo del loro territorio. Anzi affermano che la loro vita e la loro economia è complessivamente peggiorata.
Sono racconti sconcertanti, che portano indietro nel tempo, quando i colonizzatori stringevano patti con i locali giocando sulla loro buona fede e pagandoli in perline e specchietti.
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