Così ridiamo umanità e futuro ai nostri anziani



Cinque minialloggi ricavati in un edificio dell’Ottocento a Morazzone e un centro diurno che ogni giorno accoglie anziani per il pranzo, le attività cognitive e i momenti di socialità.


Questo il cuore del progetto ANCORA (Anziani Nella Comunità: Opportunità, Risorsa, Autonomia), inaugurato sabato 4 luglio  nella Sala Mazzucchelli a Morazzone, con il nuovo Centro Polifunzionale Senior Lab.
Un intervento costato un milione e 200mila euro, finanziati dal PNRR nell’ambito della Missione 5 dedicata alla coesione e all’inclusione sociale. Un progetto che cambierà davvero la vita ad alcuni anziani non autosufficienti e ai loro caregiver. L’obiettivo dichiarato del progetto è prevenire il ricovero in strutture delle persone anziane non autosufficienti, accudirle, agevolare la socialità. Impedirne in una parola l’isolamento. Il progetto ha raggiunto 75 anziani dei tredici comuni del piano di zona: Azzate (Capofila), Brunello, Buguggiate, Carnago, Caronno Varesino, Casale Litta, Castronno, Crosio della Valle, Daverio, Gazzada Schianno, Morazzone, Mornago, Sumirago.

Il sindaco di Morazzone, Maurizio Mazzucchelli, ha ricostruito la nascita dell’iniziativa, partita nel 2023 da una telefonata dell’allora sindaco di Azzate, Gian Mario Bernasconi, alla ricerca di un immobile idoneo a ospitare il progetto PNRR. La scelta è caduta sull’Opera Pia Castiglioni, edificio dei primi dell’Ottocento nato come ospedale per i poveri grazie al benefattore che gli dà il nome. Con l’allora presidente dell’ente è stata siglata una convenzione ventennale per la gestione degli spazi.


Il discorso del sindaco fotografa il valore umano, prima ancora che urbanistico e amministrativo, di questo nuovo polo sociale: «Evitare l’istituzionalizzazione delle persone anziane nelle case di riposo è una questione di rilevanza decisiva. Presto saremo in tantissimi ad essere anziani e i Comuni fanno già enorme fatica a recuperare le risorse per pagare le rette di chi non ha sufficienti disponibilità economiche. Ma l’aspetto economico non è quello fondamentale. La vera priorità è evitare di sradicare la persona anziana dal contesto in cui ha sempre vissuto, privandola delle relazioni con cui è cresciuta. Perdere queste relazioni significa perdere la propria umanità. Mantenere vivi i legami aiuta a vivere meglio e fino in fondo la propria esistenza. Questo progetto nasce a Morazzone ma è un’esperienza assolutamente replicabile in qualsiasi comune dove ci siano spazi simili. Si tratta di un’attività sperimentale e parleremo anche con la Regione per capire come diffonderla e sostenerla finanziariamente dopo il PNRR, che sostanzialmente è già terminato. Esperienze del genere vanno supportate perché aiutano davvero le persone ed è questo il focus su cui dobbiamo lavorare».

A delineare il valore politico e comunitario di questa giornata è stato il sindaco di Azzate, Raffaele Simone, che ha voluto sottolineare lo sforzo collettivo e il cambio di paradigma necessario per affrontare il futuro demografico della provincia. «Le tante difficoltà burocratiche e di tempo imposte dal PNRR le abbiamo superate perché tutti gli interlocutori condividevano un aspetto fondamentale, ovvero che la dignità si costruisce insieme, giorno dopo giorno, facendo comunità in modo positivo. Con questo progetto ribadiamo che la fragilità non è una colpa e che nessuno deve essere abbandonato. Dobbiamo smettere di parlare di invecchiamento come di un’emergenza continua, perché i dati demografici sono chiari e rincorrere l’imprevisto sarebbe una follia. Servono risposte strutturali e questa lo è, grazie anche all’uso della domotica che protegge i nostri anziani dalla solitudine, la prima causa di degenerazione emotiva. Il nostro impegno ora, insieme alla Regione, è far sì che questo milione e duecentomila euro sia solo l’inizio e che questa sperimentazione diventi un modello sostenibile e replicabile ovunque, affinché chi abita questi alloggi non si senta un ospite, ma finalmente a casa propria».


Per l’Opera Pia Castiglioni è intervenuto Davide Bellocchi, che ha definito il progetto “in un certo senso rivoluzionario”, un nuovo sistema per innovare, per  far fronte a nuovi cambiamenti sociali..

Il consigliere regionale Emanuele Monti ha inquadrato l’iniziativa nel contesto demografico lombardo: «Oggi un cittadino su quattro in Lombardia ha più di 65 anni, nel 2050 sarà un cittadino su tre, nel 2070 sarà un cittadino su due». Ha ricordato il peso della solitudine tra gli anziani: «Due su tre che hanno più di 75 anni in Lombardia vivono soli, tre su quattro che hanno più di ottant’anni. La solitudine è la prima causa di patologie neurodegenerative gravi».  E ha concluso: «Progetti come questi devono vivere dopo il PNRR, perché dimostrerete nei fatti che queste politiche migliorano la vita delle persone in modo reale».
Gli ha fatto eco il consigliere regionale Samuele Astuti: «C’è una profonda verità nelle parole dette oggi: sentire parlare di emergenza quando si parla di anziani vuol dire negare la propria incapacità di pianificazione. Il fatto che saremmo arrivati ad avere numeri così importanti sulla terza età lo sappiamo, per fortuna, da parecchi anni. È su questo scenario che dobbiamo continuare a costruire risposte insieme. Potete contare sui consiglieri regionali. Noi saremo al vostro fianco non per dovere, ma perché ci crediamo. Chi ha fatto l’amministratore locale lo sa bene: gli anziani sono una grandissima risorsa e le grandi risorse vanno alimentate, costruendo tutti insieme queste idee e questi progetti»

Il presidente della cooperativa Baobab, Maurizio Martegani, ha inquadrato il progetto nel tema più ampio della dignità delle persone fragili: «Questo è il progetto che vogliamo fare noi, è un progetto che dà e vuole dare dignità alle persone anziane». Ma ha ricordato che l’attenzione della cooperativa non si esaurisce con gli anziani: «Come cooperativa abbiamo sempre messo al centro sia che siano disabili, persone con disabilità, minori, famiglie problematiche, persone che vengono da paesi terzi, anziani».  Ha poi rivolto un invito a tutti i soggetti coinvolti nel progetto: «Giochiamo con generosità, mettiamo al centro la generosità delle nostre conoscenze e delle nostre competenze». E ha chiuso sottolineando il ruolo degli educatori: «Come avete già detto, la solitudine è la peggior malattia;  costruiamo questa rete di relazioni a beneficio dei più fragili».


Il parroco don Stefano Silipigni ha collegato l’iniziativa al discorso pronunciato lo stesso giorno da papa Leone XIV a Lampedusa, richiamando la parabola del buon samaritano: “Ciascuno deve poter affrontare la situazione che vede con la propria responsabilità” e ha osservato che il nome del progetto potrebbe applicarsi anche ad altre categorie fragili;  la direttrice del distretto sanitario, Miriam Oggioni, ha parlato di un lavoro costruito insieme al territorio: “Si parla di coprogettazione, coprogrammazione alla base. Io trovo che questo ‘co’ sia la collaborazione, cioè la collaborazione tra le persone è fondamentale per quello che io ho trovato su questo territorio”.

Il progetto

A entrare nel dettaglio operativo è stata Maria Chiara Cremona, della cooperativa Baobab, che segue il progetto da un anno e mezzo.  Il target riguarda anziani non autosufficienti con invalidità al 100%, per un totale di 75 persone raggiunte. Gli interventi domiciliari hanno previsto assistenti domiciliari, educatori, una fisioterapista e una geriatra, oltre a un braccialetto che rileva i parametri vitali e le cadute, collegato tramite app al telefono del caregiver.


Cremona ha descritto il centro diurno come un luogo dove «gli anziani arrivano verso le 11:30, c’è il pranzo, un momento di riposo per giocare a carte e dopo ogni giorno c’è un’attività che può essere di movimento, dei semplici lavoretti, un po’ di allenamento cognitivo». Ha citato anche l’uso di visori e sensori per la stimolazione cognitiva, frutto di una formazione con l’Università Cattolica.
Un rapporto di fiducia, quello con gli anziani e i caregiver, costruito piano nel temp«: «Eravamo semi sconosciuti all’inizio, adesso siamo casa e famiglia». E ha riportato la testimonianza di una caregiver a dimostrazione che spesso, ci si trova soli, smarriti davanti a situazioni nuove e sconosciute: «Io sono diventata caregiver da un giorno all’altro perché mia mamma ha perso completamente la parte cognitiva. Nessuno mi aveva spiegato come si fa, ho improvvisato».

La mattinata si è chiusa con il taglio del nastro tra le note dei giovani musicisti delle Voci del Borgo dell’associazione Diamoci una mano, un passaggio di testimone ideale tra le generazioni.






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