per capire il nostro tempo basta leggere questo racconto di 120 anni fa


C’è un’atmosfera che avvolge le istituzioni, grandi e piccole, le associazioni, fino ai capannelli di amici al bar o in spiaggia. È una sensazione difficile da spiegare, perché si posa su tutto e su tutti come una patina leggera. È un politicamente corretto, inclusivo e resiliente, che rende ogni cosa commestibile e accettabile, a piccoli bocconi. Tra mentalità woke e perbenismo estremo si fa fatica a opporsi chiaramente; si fa fatica a parlare con franchezza, perché una nebbia fitta ci appanna la vista. Se non accetti il sentire comune, se avverti qualcosa che ti stride dentro, la regola implicita ti impone di rivedere le tue posizioni.

Devi allinearti nel modo più consono possibile, dato che ciò che viene proposto è, per definizione, buono e giusto. Per carità, per quieto vivere si abbozza un’espressione partecipata e si va avanti. Eppure, in fondo, si sente cedere un pezzo di identità ogni volta che si abolisce la gerarchia dello Spirito. Un grande teologo, Gianni Baget Bozzo, spiega magistralmente questa corrente che ci avvolge, definendola un “fiume anticristico”. È un flusso in cui la società contemporanea, a passi inavvertibili ma inesorabili, perde il senso del Sacro e, soprattutto, perde Cristo stesso, sostituendolo con gli “-ismi” o i termini più nobili e inattaccabili.

Altruismo, umanitarismo, filantropia possono sostituire Dio nel nostro mondo e guai a chi osa far notare col ditino che bisogna guardare più in alto perché queste qualità non siano mere emanazioni egoiche. Soloviev aveva capito tutto e perfettamente nel 1900 quando con un raccontino illumina il suo e il nostro presente: “Il racconto dell’Anticristo”.

È la continua lotta tra bene e male che si svolge dentro e fuori di noi, oltre il tempo, dalle brutture della guerra alle nostre azioni più piccole e istintive. La vera domanda è: a chi appartiene il Bene? E il Male? Soloviev non aveva dubbi: il Bene è di Cristo. Quando l’uomo, fosse pure il più dotato, il più affascinante e persino il più buono, pretende di prenderne il posto, diventa un’emanazione del Maligno. Sostituisce i valori cristiani con un umanitarismo buono solo in apparenza, è lo spirito della menzogna camuffata da bontà. L’Anticristo di Soloviev è uno spiritualista credente con un’intelligenza superiore e che dice di credere al Bene, a Dio, al Messia, ma in fondo non ama che se stesso e preferisce se stesso a Lui.


Comincia allora a coltivare l’idea di essere lui l’eletto, la sostituzione di Cristo: “Io darò agli uomini tutto ciò che loro serve” anche se queste sue elucubrazioni sono interrotte da dubbi profondi. “Ed ecco un pensiero gli trafigge lo spirito e lo penetra come un brivido bruciante sino alle midolla delle ossa “E se…e se non fossi io, ma l’altro…il Galileo…Se non fosse il precursore, ma il vero, il primo e l’ultimo?” E al posto del primitivo rispetto freddo e cerebrale che aveva per Dio e per Cristo, nasce e si sviluppa nel suo cuore un primitivo terrore, poi una invidia bruciante che afferra tutto il suo essere, e infine un odio furioso che gli serra il fiato. “Io, io, io, non Lui! Non è più tra i viventi e non lo sarà mai: non è risuscitato, no, no e no! Si è putrefatto […] ”.

Si vota al Diavolo e da quel momento in poi, perfezionatosi in ogni ambito, agirà per il bene di tutti e nel modo più piacevole possibile. Assicura ai popoli della Terra la pace universale, la prosperità e il divertimento, fino a che si trova a trattare un’ultima questione determinante, quella religiosa: vuole che tutte le chiese del mondo lo venerino come capo e maestro.

Non si oppone brutalmente, parla bene, è accondiscendente, inclusivo e gentile. In un grande concilio con oltre tremila partecipanti raduna le tre Chiese storiche: il cristianesimo con Papa Pietro II, gli ortodossi con il monaco Giovanni e la chiesa riformata con il teologo tedesco Ernst Pauli. Il quesito dell’Anticristo è buono: “Cristiani, che cosa posso fare per accrescere le vostre fortune? Ditemi che cosa considerate più caro nel cristianesimo, in modo che possa indirizzare i miei sforzi in tal senso”.

E le stesse domande filantrope e magnanime propone, declinandole a favore degli interlocutori, agli ortodossi e ai protestanti. La sua bontà è accecante, i suoi modi sono piacevoli, le sue parole condivisibili. Moltissimi tra cardinali, vescovi, credenti laici, monaci vanno con lui, salgono sul palco e dopo essersi profondamente inchinati davanti all’imperatore, occupano le poltrone a loro destinate. Solo in tre si oppongono chiaramente, Pietro II, Giovanni ed Ernst Pauli, “contradicitur”, perché, nonostante le proposte siano suadenti, piacevoli e buone c’è un grande assente nelle argomentazioni dell’imperatore, manca Dio stesso.

“Ditemi voi, cristiani abbandonati dalla maggioranza dei vostri fratelli e dei vostri prelati, voi, condannati dal sentimento popolare, che cosa c’è per voi di più caro nel vostro cristianesimo?” Allora, come una candela bianca, si alzò il monaco ortodosso Giovanni, che rispose quietamente: “Ciò che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso, da cui procedono tutte le cose, perché noi sappiamo che in lui risiede la totalità della Divinità”.


L’affermazione di Cristo e della sua resurrezione fa tremare tutto, la maschera della menzogna cade e l’imperatore si palesa come l’Anticristo: le porte degli inferi “non praevalebunt”! Ma come si può oggi, nella religiosità confusa e ambigua dei nostri anni, non essere offuscati? La risposta indicata da Soloviev è tanto semplice quanto esigente: rimettere Cristo al centro.

È nel rapporto con l’Infinito e con la realtà che da esso scaturisce che l’uomo ritrova la sua autentica libertà; da questo legame nascono uomini illuminati e liberi, capaci di opporsi al nichilismo e di coltivare i valori dello Spirito. Uomini siffatti non saranno schiavi del carrierismo, dell’ambizione e del successo e saranno capaci di donare i propri talenti, senza temere il tempo e lasciando fare a Dio.

Fiorenza Cirillo, 4 luglio 2026

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