Gender fluid? I bambini sono fluidi in tutto! Se sapessero cosa vogliono fare da grandi già a otto anni, il mondo sarebbe pieno di cowboy e principesse! Io volevo fare il pirata. Grazie a Dio nessuno mi ha preso sul serio programmando l’asportazione di un occhio e l’applicazione di una gamba di legno.
Bill Maher
Ci è voluto del tempo, ma la resa dei conti è arrivata ed è spietata. La World Professional Association for Transgender Health (WPATH) è la principale sostenitrice del movimento transgender. È un punto di riferimento per numerosi medici e professionisti della salute mentale in materia, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Canada e in Europa. L’International Journal of Transgender Health collabora con la WPATH; inoltre, da anni l’organizzazione funge da consulente per l’Endocrine Society, l’American Academy of Pediatrics e l’American Medical Association.
La Federal Trade Commission, ente preposto alla tutela dei consumatori, insieme ai procuratori generali di Iowa, Nebraska, Texas e Alaska, ha intentato causa alla WPATH. L’accusa è di aver mentito a genitori e figli, diffondendo affermazioni ingannevoli e prive di fondamento scientifico – in merito al consenso medico, alla necessità clinica, nonché alla sicurezza e all’efficacia delle procedure transgender – al solo scopo di trarne profitto.
Era un provvedimento atteso da tempo. Tali “trattamenti” comportavano l’interferenza con il normale sviluppo fisiologico dei minori, la mutilazione dei loro corpi, nonché indottrinamento, manipolazione e inganno a livello psicologico. In sintesi, dilagava la ciarlataneria.
Nel 2022, oltre 2.700 professionisti hanno sottoscritto una denuncia online contro l’istituzione, intitolata “Beyond WPATH”. Anche l’American Council of Pediatricians ha denunciato l’organizzazione.
Successivamente, nel 2024, alcuni giornalisti investigativi del Daily Caller hanno portato alla luce gli aspetti inquietanti della WPATH. La diffusione di documenti interni ed e-mail riservate – inviati a Michael Schellenberg, che li ha resi pubblici – seguita dalla pubblicazione online (anche su YouTube) di registrazioni audio, ha dimostrato come il personale minimizzasse abitualmente, se non addirittura ignorasse del tutto, gravi comorbidità psicologiche (tra cui autismo e schizofrenia).
Tali condizioni sono centrali nella questione della disforia di genere, che è essa stessa un disturbo mentale. Si ha l’impressione che gli interventi chirurgici di “affermazione di genere” venissero utilizzati come cura per condizioni psicologiche, al posto dei trattamenti convenzionali, comprovati ed efficaci, e che il personale della WPATH fosse determinato a far sì che il maggior numero possibile di minori intraprendesse una transizione di genere.
La WPATH ha adottato pratiche non etiche. Le sue basi erano prive di qualsiasi fondamento scientifico. Le procedure chirurgiche promosse erano raccapriccianti. I membri facevano ampio ricorso a una retorica tipica dell’attivismo.
Usavano abitualmente eufemismi per descrivere interventi e iniezioni, mantenendo un atteggiamento superficiale e disinvolto (“Sarà un’avventura!”, “Intraprenderai un percorso di affermazione di genere!”), espedienti volti a rendere accettabili – agli occhi dei minori e dei loro genitori – interventi chirurgici orribili. Minimizzavano inoltre le conseguenze avverse (una probabilità di complicazioni dell’80 per cento), come l’infertilità.
Ancora più scioccante era l’atteggiamento del personale – a dir poco folle – e la consapevolezza che essi stessi avevano riguardo alle procedure e ai farmaci utilizzati per l’“affermazione di genere”: non avevano certezze né sugli esiti né sugli effetti collaterali. Si procedeva per tentativi, imparando strada facendo. Lo ammettevano apertamente.
Non è un’esagerazione affermare che quei professionisti non avessero la più pallida idea di cosa stessero facendo, eppure ne traevano soddisfazione. A quanto pare, mutilare dei bambini li faceva sentire bene. Ecco la descrizione fornita da un medico canadese, il quale liquidava con una risata le persone che provavano rimpianto per la transizione, etichettandole come “haters” (odiatori):
È chiedere molto: far obliterare la cavità vaginale, rimuovere la mucosa vaginale, allungare l’uretra, eseguire la falloplastica con trasposizione di un lembo cutaneo, e poi fare tutto il resto, compreso l’inserimento dell’impianto del pene e tutto il resto. Si rischierebbe un tasso di infezioni elevatissimo e maggiori complicazioni urinarie; per questo motivo suddividiamo l’intervento in più fasi. Prima realizziamo il fallo, poi interveniamo sulle vie urinarie e infine procediamo con gli impianti.
Nel valutare queste procedure, occorre tenere presente che, quando un ragazzo viene castrato e trasformato in una “pseudo-ragazza”, si procede alla rimozione di organi e alla creazione di una cavità pseudo-vaginale. Nel caso di una ragazza trasformata in un “pseudo-ragazzo”, vengono rimossi gli organi interni ed esterni, la cavità vaginale viene chiusa e viene applicato uno pseudo-pene non funzionale che rimane inerte, mentre l’uretra deve essere in qualche modo allungata ben oltre la sua estensione naturale. In sintesi, è più semplice rimuovere che creare qualcosa dal nulla, con esiti potenzialmente catastrofici.
Un approccio che ha senso solo se non si riconosce la natura binaria dei sessi/generi, caratterizzati da una biologia intrinsecamente immutabile. Come ha affermato un neurochirurgo pediatrico, la rimozione chirurgica di organi sani non costituisce una cura per le malattie mentali; tale pratica è priva di etica e configura un caso di malasanità.
Non ho alcun dubbio che a tutti questi professionisti (medici, psicologi, infermieri) responsabili di questo scempio debbano essere revocate le licenze; devono essere citati in giudizio dalle loro vittime e processati per aver messo a repentaglio l’incolumità dei minori e/o per omicidio colposo.
Al pari dei molti individui che hanno perseguitato persone, medici e infermieri durante il Covid, e di quei medici che si sono rifiutati di eseguire trapianti di organi su persone che avevano rifiutato il tossico “vaccino” anti-Covid, queste persone – e sono della stessa risma, esattamente la stessa – sono malvagie, pura malvagità. Il Codice di Norimberga si applica sia alle frodi legate al transgenderismo sia a quelle legate al Covid. Mutilare i bambini è sbagliato. Punto.
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Armando Simón
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