A 24 anni racconta il suo percorso per sensibilizzare e invitare a non nascondersi
Martina Disanti non ha scelto i social, soprattutto Instagram (@martina.disanti), per mostrare soltanto i momenti migliori della propria vita. Ha deciso di utilizzarli anche per raccontare ciò che solitamente si tende a nascondere: le diagnosi, le terapie, la paura, la stanchezza e tutto quello che accade quando la malattia entra improvvisamente nella quotidianità.
A ventiquattro anni, mentre studia Medicina ad Ancona e continua a coltivare il sogno di diventare ginecologa, la giovane originaria di Cologna, frazione di Roseto degli Abruzzi (TE), sta affrontando due tumori scoperti nel giro di pochi mesi. Un percorso ancora in corso che Martina ha scelto di non vivere nel silenzio, trasformando la propria esperienza personale in uno strumento di sensibilizzazione.
Ma andiamo con ordine.
La sua storia cambiò direzione nel novembre del 2024. Un forte dolore addominale la condusse al pronto soccorso dell’ospedale di Teramo, dove gli accertamenti evidenziarono la presenza di una massa. La situazione – ci racconta la giovane – rese necessario un intervento d’urgenza e fu l’esame istologico, arrivato successivamente, a rivelare la natura di quella formazione: un tumore ovarico.
A poche settimane di distanza, il 21 dicembre, Martina affrontò un secondo intervento all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Da allora è in “follow-up” ossia un insieme di visite e controlli periodici per monitorare la malattia e che la ragazza compie ogni quattro mesi alternando Milano a Teramo.
La prima diagnosi, però, non fu l’unica con cui dovette fare i conti. Mentre cercava ancora di comprendere quanto le era accaduto e di adattare la propria vita agli esami clinici, nel febbraio del 2025 arrivò la conferma di un secondo tumore: la “fibromatosi desmoide” o “tumore desmoide”, una patologia rara che colpisce i tessuti molli.
I primi segnali erano comparsi sulla cicatrice lasciata da un precedente intervento alla schiena. Nel 2022 Martina si era infatti operata per una scoliosi e per circa due anni non aveva riscontrato particolari problemi. Nel corso del 2024, tuttavia, notò un rigonfiamento proprio in corrispondenza della cicatrice. Inizialmente si presentava come una piccola protuberanza, ma con il passare del tempo la massa continuò a crescere, rendendo necessari accertamenti più approfonditi.
La biopsia fu analizzata anche all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e confermò la presenza del tumore desmoide. Il 9 aprile 2025 Martina iniziò quindi la chemioterapia, una cura che porta avanti ancora oggi e che ha già consentito di ridurre le dimensioni della massa.
Trovarsi di fronte a una malattia rara significa spesso dover affrontare, insieme alla diagnosi, anche la difficoltà di reperire informazioni e individuare i percorsi più adatti. La ragazza reagì a questa incertezza facendo ciò che le appartiene anche come studentessa di Medicina: iniziò a studiare, a cercare risposte e a conoscere più a fondo la patologia.
Fu così che entrò in contatto con la “Desmoid Foundation – Fondazione Italiana Tumore Desmoide ETS”, guidata dalle due giovani romane Giulia ed Enrica che – ci confessa Martina – hanno conosciuto in prima persona questa rara forma tumorale. Una realtà nata quindi per sostenere i pazienti, diffondere conoscenze su questo male e creare un collegamento tra famiglie, medici e centri specializzati.
Nel novembre del 2025 la Fondazione organizzò a Roma un evento di due giorni alla presenza di esperti della patologia. L’incontro offrì ai partecipanti la possibilità di approfondire le strade terapeutiche disponibili e conoscere gli sviluppi di una ricerca che sta compiendo passi in avanti anche nell’ambito di un tumore così raro.
Quell’esperienza – ci dice la giovane di Cologna – non rappresentò soltanto un’occasione per ricevere informazioni. Significò anche incontrare persone capaci di comprendere domande e timori che, fuori da quel contesto, possono essere difficili persino da spiegare. La malattia rara smise così di essere soltanto una diagnosi poco conosciuta e divenne il punto di partenza per creare una rete di esperienze, competenze e sostegno reciproco.
Una rete che, nella vita quotidiana, parte innanzitutto dalla sua famiglia. Il padre Stefano, la madre Alessandra e la sorella Sara sono presenze costanti in un percorso fatto di giornate nelle quali anche le cose più semplici possono richiedere maggiore energia.
L’8 dicembre 2024, poco dopo la scoperta del primo tumore, nella loro casa arrivò anche Olly, il barboncino diventato la mascotte della famiglia. Per Martina la sua presenza assume un valore particolare soprattutto quando resta sola e il silenzio rischia di amplificare i pensieri, la stanchezza o il dolore. Olly non può conoscere il peso di una diagnosi, ma sa restare accanto, riempire il tempo e riportare l’attenzione sulla semplicità del presente e sempre a fine del 2024, mentre iniziava a confrontarsi con quella nuova realtà, la giovane pensò per la prima volta di raccontare il proprio percorso attraverso i social. Da maggio 2025 però cominciò a farlo con maggiore frequenza, dando spazio non soltanto alle cure, ma a tutto ciò che continua a esistere attorno alla malattia.
Instagram diventò così un diario aperto, ma soprattutto un luogo nel quale rompere quel meccanismo che spesso spinge chi soffre a nascondersi per paura degli sguardi, delle domande o del giudizio degli altri. Martina non costruisce l’immagine di una ragazza invulnerabile e non finge che le difficoltà non esistano. Le racconta, invece, senza consentire loro di occupare da sole l’intero spazio della sua identità.
«Non bisogna nascondersi né vergognarsi» è il principio che accompagna la sua scelta. Raccontare ciò che sta attraversando la aiuta a sentirsi compresa, ma le permette anche di raggiungere chi vive esperienze simili e magari non ha ancora trovato le parole per parlarne.
Attraverso il suo profilo, la malattia esce così dagli ambulatori e dal linguaggio dei referti per entrare nella vita reale. Nelle lezioni universitarie da seguire nonostante la stanchezza, nei viaggi per i controlli, nelle giornate trascorse con la famiglia e nei momenti in cui occorre trovare dentro di sé l’energia necessaria per continuare.
La forza della giovane teramana non consiste nel non avere paura e nemmeno nel far apparire semplice un cammino che semplice non è. Sta nella decisione di restare protagonista della propria vita, nell’insegnare il valore degli istanti in cui si sta bene e nel ricordare quanto sia importante non dare nulla per scontato.
La storia di Martina rappresenta una testimonianza concreta di come alcune persone, pur trovandosi davanti ostacoli difficili da superare, riescano a mostrare il proprio dolore senza lasciarsene travolgere e, anzi, a trasformarlo in un messaggio di sensibilizzazione rivolto a una società che conserva ancora troppi tabù sugli aspetti più seri della vita, mentre si mostra spesso fin troppo disinibita su ciò che conta molto meno.
Daniele Piersanti
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