L’87% delle grandi imprese pubblica report di sostenibilità. Il GRI resta il framework più utilizzato, davanti a TCFD, SASB e ISSB.
L’87% delle grandi società quotate a livello globale pubblica un report di sostenibilità e il 40% utilizza gli standard GRI. Le aziende che fanno riferimento al framework sviluppato dal Global Reporting Initiative rappresentano inoltre il 62% della capitalizzazione di mercato mondiale. Sono i dati principali che emergono da The State of Sustainability Reporting: Global Trends in the GRI Standards 2025, la più ampia ricerca mai realizzata sul reporting ESG, condotta su 14.682 società quotate in 132 giurisdizioni con ricavi superiori a 250 milioni di dollari.
GRI davanti a tutti, è il framework più utilizzato dalle grandi imprese
Secondo la ricerca, 5.839 aziende utilizzano il GRI, pari al 40% del campione analizzato, mentre gli stessi numeri vengono registrati dai riferimenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs).
Dietro si collocano TCFD con 4.939 aziende (34%), SASB con 3.440 (23%), CDP con 3.039 (21%), ISSB con 1.848 (13%), ESRS con 1.514 (10%) e TNFD con 1.047 imprese (7%).
Il dato più significativo riguarda però la capitalizzazione di mercato. Le aziende che utilizzano il GRI rappresentano il 62% del valore complessivo dei mercati finanziari globali, una quota superiore a quella registrata da TCFD (59%), CDP (51%), SDGs (50%) e SASB (45%). Anche se il tasso di utilizzo è sceso leggermente dal 42% del 2024 al 40% del 2025, il GRI rimane dunque il principale punto di riferimento per la rendicontazione degli impatti ambientali, sociali ed economici.

Andando a vedere nel dettaglio due aziende quotate su cinque utilizzano gli standard GRI e quasi un quarto del campione rientra tra i cosiddetti “formal reporters”, ovvero organizzazioni che dichiarano esplicitamente di rendicontare secondo gli standard del Global Reporting Initiative.


Inoltre dallo studio emerge anche che le grandi aziende combinano sempre più frequentemente framework diversi per rispondere alle richieste di investitori, regolatori e stakeholder. Per esempio, l’80% delle imprese che utilizzano gli standard ISSB cita anche il GRI nei propri report. La percentuale sale all’83% per gli utilizzatori del TCFD, mentre il 78% delle aziende che adottano il TNFD e il 72% di quelle che utilizzano SASB continuano a fare riferimento al GRI. Anche nel caso degli ESRS, introdotti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive europea, il 70% delle imprese mantiene collegamenti con il framework GRI.


Più che una competizione tra standard, emerge quindi una crescente complementarità tra reporting finanziario e reporting d’impatto, con il GRI che continua a occupare una posizione centrale all’interno di questo ecosistema.
La geografia del GRI a livello mondiale
Nell’Unione Europea il tasso di utilizzo degli standard GRI si attesta al 44% delle grandi aziende quotate analizzate. Si tratta di un dato ancora elevato nel confronto internazionale, anche se in lieve calo rispetto agli anni precedenti. La flessione è legata soprattutto all’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che impone alle imprese soggette alla normativa di adottare gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), modificando progressivamente gli equilibri del mercato della rendicontazione.
Il rallentamento europeo non rappresenta però un caso isolato. Anche negli Stati Uniti e in Canada, dove l’adozione del GRI si ferma al 23%, il cambio di scenario politico e l’incertezza sulle future regole federali e statali in materia di disclosure ESG hanno ridotto la propensione delle aziende a utilizzare framework volontari.
Nonostante questo, l’Unione Europea rimane tra le aree del mondo dove il GRI è maggiormente diffuso, collocandosi nella top five globale, appena dietro al Sud Est Asiatico (62%), l’America Latina (61%) e l’Africa (52%).
Italia sopra la media europea
L’Italia si colloca al di sopra della media europea per utilizzo degli standard GRI. Il report ha analizzato 136 società quotate italiane e rileva che il 52% utilizza il framework, contro il 44% registrato a livello UE e il 40% della media globale.
Ancora più significativo è il dato relativo alla capitalizzazione di mercato, con le aziende italiane che adottano gli standard GRI che rappresentano il 72% del valore complessivo del campione nazionale. Un risultato che evidenzia come il framework sia particolarmente diffuso tra i maggiori gruppi industriali e finanziari del Paese, confermandone il ruolo centrale anche nella fase di transizione verso gli standard ESRS.
Emissioni, energia e salute sul lavoro restano centrali. Cresce l’attenzione su acqua, tasse e rischio greenwashing
Tra gli standard tematici più utilizzati dominano le questioni ambientali e sociali tradizionalmente considerate materiali dalle imprese.
Il tema più citato è quello delle emissioni climalteranti (62% dei report), seguito dall’energia (61%) e dalla salute e sicurezza sul lavoro (60%). Molto presenti anche diversità e pari opportunità (59%), formazione (59%), occupazione (59%), performance economica (56%) e lotta alla corruzione (56%).
Particolarmente interessante è la presenza del tema acqua, citato nel 54% delle rendicontazioni. In un contesto segnato da crescente stress idrico e rischi climatici, si tratta di una percentuale significativa per un argomento che fino a pochi anni fa riceveva un’attenzione molto inferiore rispetto alle emissioni di carbonio.


Merita attenzione anche il dato relativo alla fiscalità. Lo standard GRI 207 sulle tasse compare nel 27% dei report, segnale di una crescente attenzione verso trasparenza fiscale e contributo economico delle imprese ai territori.
Un altro indicatore destinato probabilmente a crescere è il GRI 417 dedicato a marketing ed etichettatura dei prodotti, presente nel 31% delle rendicontazioni. Il tema assume particolare rilevanza alla luce delle nuove norme europee contro il greenwashing che entreranno progressivamente in vigore nei prossimi mesi e che imporranno maggiore rigore nelle dichiarazioni ambientali rivolte ai consumatori.
In fondo alla classifica si trovano invece temi come diritti delle popolazioni indigene (17%), pratiche di sicurezza (17%), politiche pubbliche e lobbying (24%), relazioni sindacali (24%) e libertà di associazione e contrattazione collettiva (26%). Ambiti che, pur meno rendicontati, potrebbero acquisire maggiore centralità con l’evoluzione delle aspettative degli stakeholder e delle normative sulla due diligence lungo le catene del valore.
Scopri come ESGnews e i suoi partner possono aiutarti.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Arianna De Felice
Source link


