Ryan Gosling insegnante di scienze sperso nello spazio: "L'ultima missione: Project Hail Mary" è il film che sta conquistando Prime Video


Si sveglia senza sapere chi sia, dove si trovi e soprattutto perché il suo corpo galleggi dentro una tuta spaziale. Ryland Grace apre gli occhi in un’astronave silenziosa, circondato da due cadaveri e da un’unica certezza: dover ricostruire tutto da zero, memoria compresa. Da questo risveglio disorientante parte L’ultima missione: Project Hail Mary, arrivato in questi giorni su Prime Video e già in vetta alla classifica dei titoli più visti sulla piattaforma.

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Dietro quel primo respiro nel vuoto si nasconde una missione impossibile: salvare il Sole da una minaccia oscura che rischia di condannare l’intera umanità, con l’aiuto di un alleato tanto inaspettato quanto prezioso.

Che non si tratti di un film qualunque, L’ultima missione: Project Hail Mary diretto da Phil Lord e Christopher Miller e tratto dal bestseller di Andy Weir, lo dicono anche i numeri. Oltre 680 milioni di dollari incassati nel mondo e un 94% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, un consenso che lo colloca tra i titoli più amati dell’anno. A guidare l’impresa c’è Ryan Gosling, reduce dal grande successo di Barbie, affiancato da Sandra Hüller (meravigliosa in Anatomia di una caduta e La zona di interesse). Sotto la superficie di un’avventura spaziale mozzafiato, L’ultima missione: Project Hail Mary racconta in fondo una cosa semplicissima: da soli, il mondo, non lo si salva mai.

L'ultima missione Project Hail Mary

Ryan Gosling insegnante di scienze sperso nello spazio: L’ultima missione: Project Hail Mary è il film che sta conquistando Prime Video (foto ufficio stampa)


La trama di L’ultima missione: Project Hail Mary

Ryland Grace (Ryan Gosling) non ricorda nulla. Non sa chi sia, non sa come sia arrivato lì. Non sa nemmeno che lì significhi a bordo di un’astronave lanciata verso un sistema stellare lontanissimo dalla Terra. È solo quando la memoria inizia a tornare, a frammenti, che Grace scopre di essere l’unico sopravvissuto di un equipaggio di tre persone. E che quella missione da cui pensava di essersi tirato fuori è in realtà l’ultima speranza dell’umanità. Sul pianeta natale, infatti, qualcosa sta lentamente spegnendo il Sole. E le conoscenze scientifiche di questo ex biologo molecolare, riciclatosi controvoglia in insegnante di scuola media, potrebbero fare la differenza tra la sopravvivenza e l’estinzione.

Quello che sembra, sulla carta, un classico racconto di sopravvivenza nello spazio profondo, cambia però rotta nel momento in cui Grace fa un incontro che nessuno, a bordo della Hail Mary, aveva messo in conto. Da lì in poi, il film smette di essere solo una corsa contro il tempo e diventa qualcos’altro: una storia su cosa significhi davvero fidarsi di chi non parla la nostra lingua, non respira la nostra aria, e non ha nessun motivo apparente per aiutarci. Se non la scelta di farlo.

Il trailer di L’ultima missione: Project Hail Mary

Il cast e i personaggi di L’ultima missione: Project Hail Mary

Al centro di tutto c’è Ryland Grace, interpretato da un Ryan Gosling particolarmente ispirato. Che, oltre a vestire i panni del protagonista, firma anche la produzione del film. Grace è tutto tranne che l’eroe da manuale a cui la fantascienza ci ha abituati: un ex biologo molecolare deluso dal mondo accademico, ridotto a insegnare scienze in una scuola media, che si ritrova catapultato in una missione più grande di lui senza nemmeno ricordarne l’inizio. È proprio la sua fragilità, il suo essere spaventato, indeciso, pieno di dubbi, a renderlo un protagonista sorprendentemente umano, molto più vicino a noi di quanto un salvatore del mondo dovrebbe esserlo.

Al suo fianco, nei panni di Eva Stratt, c’è Sandra Hüller, già candidata all’Oscar per Anatomia di una caduta. Stratt è la mente dietro il progetto internazionale che recluta Grace: una donna pragmatica, spietatamente efficiente, disposta a tutto pur di portare a termine la missione, anche a costo di prendere decisioni che definire moralmente scomode è dire poco.

Ma il vero cuore pulsante del film è un altro. Si chiama Rocky, arriva da un sistema stellare lontanissimo, ed è la creatura a cui James Ortiz presta voce (in originale, Nanni Baldini nella versione italiana) e movimento con un lavoro di puppeteering straordinario. Rocky è un ingegnere meccanico dotato di una curiosità contagiosa e di un umorismo tutto suo, capace di comunicare solo attraverso un linguaggio musicale che Grace impara, poco alla volta, a decifrare. Il legame che nasce tra i due, nonostante l’assenza di una lingua comune e l’impossibilità fisica di respirare la stessa aria, diventa il vero motore emotivo della storia, quello che resta impresso ben oltre i titoli di coda.


Una piccola chicca per chi vuole vedere il film in lingua originale: tra le voci a sorpresa c’è anche Meryl Streep!

L'ultima missione Project Hail Mary

Ryan Gosling e Sandra Hüller in L’ultima missione Project Hail Mary (foto ufficio stampa)

Ryan Gosling spiega perché Grace «non è un eroe convenzionale»

Gosling ha raccontato più volte quanto questo progetto gli sia rimasto attaccato addosso fin dal primo momento. Tutto comincia nel 2020, quando Andy Weir gli invia il manoscritto del romanzo ancora prima che venga pubblicato. L’attore lo legge tutto d’un fiato, colpito soprattutto dalla figura del protagonista. «È un viaggio molto epico», racconta Gosling. «E Ryland Grace non è affatto stoico, non è coraggioso nel senso tradizionale del termine e non ha illusioni sull’essere un eroe. Ma continua a provarci».

C’è poi il contesto in cui arriva quella proposta, coincisa con l’inizio della pandemia da Covid-19, quando le sale di tutto il mondo stavano chiudendo una dopo l’altra. «Da un lato mi si presentava l’opportunità di realizzare l’esperienza cinematografica più epica della mia carriera, dall’altro le sale erano chiuse», ricorda l’attore. Proprio per questo, secondo Gosling, il messaggio del film assume oggi un peso ancora maggiore. «Project Hail Mary parla del Sole che muore, ma è anche profondamente carico di speranza. Sostiene l’idea che siamo capaci di risolvere problemi impossibili, che se non ci arrendiamo i miracoli sono possibili».


L'ultima missione Project Hail Mary

Una scena di L’ultima missione Project Hail Mary (foto ufficio stampa)

La recensione di L’ultima missione: Project Hail Mary

L’ultima missione: Project Hail Mary funziona perché non si accontenta di essere il classico blockbuster di fantascienza fatto solo di spettacolo. Certo, gli effetti visivi sono curati fin nei minimi dettagli e l’astronave protagonista sembra davvero di poterla toccare con mano. Ma è il rapporto che si costruisce pian piano, quasi timidamente, tra Grace e la creatura aliena che incontra lungo il suo viaggio che conquista. Lord e Miller, abituati da sempre a giocare con toni e generi diversi, riescono a tenere insieme leggerezza e profondità. Senza mai risultare stucchevoli, regalando al racconto anche diversi momenti di comicità autentica, mai forzata.

Ryan Gosling conferma ancora una volta il suo talento per la commedia. Già intravisto in progetti come The Nice Guys e Barbie, ma qui portato a un livello superiore. Il suo Ryland Grace è un personaggio fragile, spaventato, lontanissimo dall’eroe da manuale. Ed è proprio questa vulnerabilità a renderlo credibile e, soprattutto, amabile agli occhi dello spettatore. Il film si prende tutto il tempo necessario per raccontare la crisi che minaccia la Terra. Ma non perde mai di vista l’elemento umano, quello che alla fine resta impresso più di ogni spettacolarità: l’idea che nessuna sfida, per quanto grande, vada affrontata da soli.

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 Sara Sirtori

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