Cosa aspettarsi in Senegal dopo la rottura Sonko-Faye


Il controllo all’interno di Pastef diventa ancora più rilevante. Il primo momento per definirlo è già il Congresso del partito, previsto per il 6 giugno

In tre giorni, Sonko è passato da primo ministro a presidente dell’Assemblea Nazionale. La risoluzione del debito nascosto come banco di prova per Faye

Il primo ministro senegalese Ousmane Sonko (a sinistra) e il presidente Bassirou Diomaye Faye (Credit: presidenza della Repubblica del Senegal/pagina Facebook)

Sintesi degli ultimi 3 giorni in Senegal: la ricomposizione istituzionale è quasi completata; per quella politica bisogna attendere e potrebbe non arrivare mai, perlomeno non con gli attori attuali e non dentro questa legislatura.

Cronaca di un aggiustamento

Questa mattina, Ousmane Sonko, capo del partito di maggioranza Pastef, è stato votato come presidente dell’Assemblea Nazionale (il Parlamento monocamerale senegalese).

È l’ultima tappa di un aggiustamento tellurico iniziato sabato sera, quando il Presidente della Repubblica Bassirou Diomaye Faye ha posto fine all’esperienza da primo ministro Sonko. La decisione arriva dopo mesi di tensione crescente e pubblica tra i due. 

L’indomani, domenica, El Malick Ndiaye ha dato le dimissioni da presidente dell’Assemblea Nazionale. «Una scelta personale, guidata prima di tutto dalla mia concezione delle istituzioni, della responsabilità pubblica e dell’interesse superiore della Nazione» ha scritto Ndiaye sul suo profilo Facebook. In altre parole un modo per dimostrare la sua fedeltà a Sonko e spianargli la strada verso l’Assemblea.

Da ieri si è iniziato a riempire gli spazi vacanti. Faye ha optato per una figura tecnica come primo ministro: Ahmadou Al Aminou Mohamed Lo, una carriera da banchiere internazionale, e fino a due giorni fa ministro incaricato di monitorare Senegal 2050, il complesso programma di trasformazione nazionale a lungo termine lanciato dal governo Faye.

Poche ore fa è arrivata la notizia di Sonko al vertice dell’Assemblea di cui sopra. 

Rimane ora da nominare la nuova squadra di governo; ma i dubbi maggiori riguardano la stabilità politica del governo e del Paese. 

Spiegazione. 

L’ascesa di Pastef

Ousmane Sonko è il leader di Pastef, il partito che ha co-fondato nel 2014 insieme a Faye.  In dieci anni, è riuscito a portarlo da attore outsider del sistema politico nazionale a principale forza del Paese. Al momento conta 130 deputati su 165 all’Assemblea Nazionale. 

La via del successo è passata per anni di opposizione, controversi processi giudiziari e manifestazioni letali (con circa 65 vittime tra manifestanti pro-Pastef) durante la presidenza di Macky Sall.

Quel rocambolesco periodo ha stracciato la credibilità di Sall nel Paese e ha portato ad una vittoria schiacciante di Pastef prima alle elezioni presidenziali del marzo 2024 e poi alle legislative del novembre 2024.

A capo del governo però non è andato Sonko, leader indiscusso del partito dominante in Assemblea. Delle controverse condanne giudiziarie arrivate durante la presidenza Sall, gli hanno impedito di candidarsi alla presidenza, spingendolo ad accontentarsi del ruolo di futuro primo ministro. Poco male, sosteneva Pastef allora, che candidò Faye, storico braccio destro di Sonko e numero due del partito. Lo slogan di quella campagna elettorale recitava Diomaye Moy Sonko (in lingua wolof, Diomaye è Sonko). 

 Ma 2 anni e 2 mesi di governo sono riusciti a spezzare un legame forgiato da più di dieci anni di lotta politica condotta fianco a fianco, con tanto di mesi di carcere in contemporanea. 

Le ragioni della rottura

I dissensi tra i due sono stati sempre più evidenti da mesi. Solo a inizio mese, lo stesso Faye aveva chiarito che «se valuto che non può più essere primo ministro, qualcun altro prenderà il suo posto». A sua volta, Sonko parlava apertamente di scenari di separazione. 

Il motivo principale di tensione riguarda il ‘’debito nascosto’’, ovvero quella somma di circa 7 miliardi di dollari che l’amministrazione di Macky Sall avrebbe occultato. Sonko e Faye hanno denunciato pubblicamente di averlo scoperto nel settembre 2024, sei mesi dopo essere arrivati al potere. Le loro visioni divergono sul come gestire le negoziazioni con il Fondo Monetario Internazionale, che ha paralizzato il programma di aiuti dal valore di 1,8 miliardi di dollari a seguito dell’emersione del debito. L’incertezza ha fatto sprofondare il Paese in una spirale d’incertezza; con l’economia nazionale declassata quattro volte dall’agenzia di rating tra febbraio e novembre 2025. 

Le divergenze riguardano molti altri temi: dal regolamento dei conti giudiziari con Macky Sall al ‘sovranismo alimentare’. A rimanere fisso è il gioco dei ruoli: Sonko si presenta come una figura radicale e dirompente; Faye come istituzionale e più incline al compromesso. 

Davvero un partito di governo e di lotta

Con il licenziamento di Sonko da primo ministro, Faye ha voluto porre fine al regime di coabitazione, termine con cui si descrive un quadro in cui il capo dello Stato è in disaccordo con il capo del governo. Casi simili accadono naturalmente in un sistema semi-presidenziale come quello senegalese (originato da quello francese), ma di solito le due figure appartengono a partiti politici differenti. 

Una situazione inusuale, che dopo la sua elezione all’Assemblea Nazionale, lo stesso Sonko ha riassunto dichiarando: «è un fatto inedito negli annali politici di questo Paese e forse persino del mondo: Pastef è al tempo stesso maggioritario all’opposizione e al potere». 

Da un coabitazione a un’altra

Con la sua decisione, Faye non ha interrotto la coabitazione. Ne ha solo creata un’altra, sperando che la nuova sia meglio della vecchia. Mossa azzardata, ma probabilmente l’unica che gli era rimasta da compiere. 

Nel giro di 3 giorni, Sonko è passato da essere il numero 2 de facto del Paese (come primo ministro) a numero 2 de jure. Il presidente dell’Assemblea Nazionale è infatti la seconda carica dello Stato e può complicare non poco la vita del governo, nel caso in cui controlli la maggioranza parlamentare. E questo è il caso di Sonko, capo carismatico del partito, forte di 130 deputati su 165. 

Le divisioni dentro Pastef

Sonko al momento è istituzionalmente indebolito. Ma potrebbe uscire fuori rinforzato a livello politico, se e solo se, riesce a mantenere il controllo del partito. Da quando sono emerse le prime crepe nella relazione con Faye, la battaglia e le scommesse sono tutte lì.

Pastef siede ancora come un solo partito negli scranni dell’Assemblea, ma le affiliazioni dietro i due uomini saranno costrette a palesarsi. Già avevano iniziato a farlo mesi fa. 

Il caso più rivelatore è stato il riesumare da parte di Faye della coalizione Diomaye presidente – creata ad hoc per le circostanze speciali delle presidenziali e poi subito parcheggiata – per le prossime elezioni locali del 2027. 

La conta al congresso

Ma un primo momento per definire le squadre in campo è dietro l’angolo. Il 6 giugno, il Pastef voterà il suo segretario generale durante il congresso di partito. La rielezione di Sonko è scontata; non ci sono neanche altri candidati. Sarà da monitorare la percentuale della riconferma, e che linea politica verrà tracciata. Da lì emergerà se Faye ha solo il palazzo presidenziale o anche una fetta di partito politico.  

Perché il divorzio è accaduto adesso?

L’imminente congresso potrebbe anche spiegare il perché la rottura sia avvenuta in questa occasione. La maggior parte delle analisi riconducono la scelta di Faye all’ennesimo attacco sferrato da parte di Sonko in un discorso di venerdì. Il bersaglio polemico stavolta era la promessa elettorale mancata di non usare fondi speciali e opachi per la Presidenza. Un attacco che avrebbe sortito l’effetto della proverbiale ultima goccia. «Dopo quanto ha dichiarato all’Assemblea nazionale […] Faye necessariamente doveva farlo dimettere» sostiene André Silver Konan, giornalista ivoriano e attento anche alle questioni senegalesi. 

Allo stesso tempo, è lecito prendere in considerazione l’interesse di Faye ad arrivare al 6 giugno a carte scoperte e petto in fuori nei confronti del suo rivale. Al contrario, se avesse abbozzato diplomaticamente dopo le critiche di sabato, «avrebbe ceduto tutta la sua autorità» conclude Konan.

Il banco del debito

Su cosa può contare Faye per contrastare l’influenza di Sonko? La risoluzione della disputa sul debito nascosto è forse il posto migliore dove guardare. Trovare un accordo con il Fondo Monetario Internazionale significherebbe sbloccare l’agognato prestito, riguadagnare la fiducia dei mercati internazionali e allentare l’enorme pressione accumulata. Se riuscisse nell’impresa, potrebbe promuoversi come il leader realistico e responsabile che il Paese necessita. E tacciare Sonko di intransigenza, addossandogli la colpa per i mesi persi nelle negoziazioni. 

Elezioni e scioglimenti

Quali scenari si prefigurano? È presto per dirlo, tuttavia possiamo sottolineare i due principali momenti di cesura in arrivo. Andando in ordine cronologico, c’è novembre 2026, che marca i due anni dall’entrata in vigore dell’attuale legislatura. Da quel momento in poi, Faye ha il potere di sciogliere l’Assemblea Nazionale e andare al voto per trovare una nuova maggioranza favorevole. Un’opzione per lui percorribile, ma solo se preceduta da evidenti segni di appoggio popolare e del partito. 

Il secondo momento invece è già in calendario: sono le già citate elezioni locali del 2027, che avrebbero la funzione di test per le ben più importanti elezioni presidenziali del 2029. 

L’ultimo, e finora meno discusso degli scenari, rappresenta solo un caso estremo ma non improbabile. Se Faye si sentisse isolato politicamente al punto da dimettersi, a quel punto gli succederebbe la seconda carica dello Stato. Che da stamattina è Ousmane Sonko.




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