di Alberto Bianchi
Nella “tempesta internazionale”, un metodo per l’Italia
In un tempo in cui la politica italiana – negli opposti schieramenti del centrodestra e della sinistra del Campo Largo – appare spesso schiacciata sulla contingenza, incapace di leggere la profondità dei processi globali, la prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, offre un contributo inatteso: non un programma, ma un metodo. Una modalità di guardare il mondo, insomma.
Un invito a ricomporre la frattura tra politica interna e politica estera, riconoscendo che la seconda – oggi più che mai – determina la prima. È un rovesciamento di prospettiva che l’Italia politica fatica a compiere, ma che rappresenta la condizione minima per non essere travolta dalla “tempesta internazionale in corso” (copyright di Claudio Petruccioli nel Seminario nazionale di Libertà Eguale del 22 maggio u.s.).
Il punto decisivo dell’enciclica è la scelta di partire dall’umano. Non come categoria astratta, ma come criterio di lettura della crisi globale. Leone XIV non descrive un mondo in frantumi: descrive un’umanità disorientata, attraversata da paure, diseguaglianze, conflitti identitari, nuove forme di violenza tecnologica e geopolitica. È un’analisi che la politica italiana tende a eludere, preferendo la gestione tattica dei problemi interni. Ma la crisi dell’umano è una delle matrici della crisi internazionale e, dunque, anche della nostra instabilità nazionale. Assumere questo sguardo significa riconoscere che la politica estera non è un capitolo specialistico, bensì la cornice che condiziona ogni scelta interna: dalla sicurezza alla difesa, dall’energia all’industria e alla coesione sociale.
In questo senso Magnifica Humanitas offre un metodo di lettura attiva del mondo. Non invita alla neutralità, né all’equidistanza, ma a una postura che potremmo definire di “fermezza mite”: salda nei principi, capace di dialogo, attenta alle interdipendenze. È un metodo che l’Italia potrebbe fare proprio per uscire dall’alternanza sterile tra sovranismo nazionalistico ed europeismo debole del centrodestra, da un lato, e moralismo pacifista della sinistra del Campo Largo dall’altro; tra oscillazioni improvvise e paralisi decisionale. La fermezza mite non è debolezza: è la consapevolezza che la forza di un Paese medio come il nostro sta nella capacità pragmatica di mediazione, nella credibilità, nella coerenza tra valori dichiarati e scelte compiute.
L’altro asse metodologico dell’enciclica riguarda l’interdipendenza. Leone XIV la descrive come un dato strutturale del mondo contemporaneo, non come una minaccia. Per l’Italia, che vive di interdipendenze energetiche, commerciali, tecnologiche e strategiche, questo è un punto cruciale: l’interdipendenza non va subita, va governata. E governarla significa collocare l’Europa e il Mediterraneo allargato al centro della propria visione. Non per adesione ideologica, ma per necessità geopolitica e strategica. L’Italia non può pensare la propria stabilità interna senza una politica europea forte e senza una presenza attiva nel Mediterraneo allargato, che è insieme frontiera, mercato, spazio di crisi e di opportunità. È qui che si gioca il nostro destino nazionale, ed è qui che la politica interna deve trovare il proprio baricentro.
La lettura dell’enciclica da parte di osservatori, operatori e decisori politici, in tal senso, induce ad una sorta di conversione di sguardo, di ripresa fondativa di un principio semplice per la politica italiana: la politica estera non è un capitolo della politica interna, è il suo fondamento. Non si tratta di spostare l’attenzione verso l’esterno, ma di riconoscere che le scelte interne hanno senso solo se inserite in una strategia internazionale coerente. La sicurezza energetica, la gestione dei flussi migratori, la competitività industriale, la transizione tecnologica, la difesa comune europea e nazionale: tutto dipende dal modo in cui l’Italia si colloca nel mondo. E il mondo, oggi, non è un orizzonte lontano: è la condizione quotidiana della nostra vita democratica.
Per questo Magnifica Humanitas può essere letta come un manuale di metodo per la politica italiana. Non perché offra soluzioni, ma perché si fa carico di presentare una proposta per ridare ordine al pensiero. Ricorda che la politica non può limitarsi a reagire, deve interpretare; non può inseguire l’emergenza, deve costruire una visione; non può separare l’interno dall’esterno, deve riconoscere la loro unità e l’intimo primato strutturale di questo su quello. In un’epoca di tempesta, spesso il metodo è più importante del programma. E il metodo proposto da Leone XIV – centrato sull’umano, fondato sull’interdipendenza, orientato alla responsabilità – è forse ciò che manca oggi ai ceti dirigenti del centrodestra, della sinistra del Campo Largo, del centro.
Non si tratta di sacralizzare un testo religioso né, tanto meno, di strumentalizzarne il significato, ma di coglierne la portata culturale e civile. Abbiamo bisogno di una bussola. Magnifica Humanitas non indica la rotta, ma offre criteri per tracciarla, proponendo una grammatica del giudizio sorprendentemente innovativa anche su temi tutt’altro che marginali nella tradizione della Chiesa cattolica. Ed è proprio questo – una risorsa culturale che aiuta a pensare, a ordinare il reale, a discernere – ciò che risulta pienamente legittimo sul piano civile e prezioso in un tempo di disordine globale e di “tempesta internazionale”. In un simile contesto, anche solo restituire metodo al pensiero è già un atto politico.
Sessantacinquenne, romano, studi classici, lavora presso Direzione Trenitalia spa, gruppo Fs italiane. Sin da giovane, militante della sinistra: prima nelle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista (FIGC), poi nel PCI (componente migliorista), fino allo scioglimento del partito. Successivamente ha aderito al PDS, poi DS. Attualmente è socio ordinario di Libertà Eguale.
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